28Dic
2014
specchio-boris

Lo specchio di Boris

Fiaba di: belfagor

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

Boris era un bambino come tanti altri. I suoi 9 anni non gli pesavano più di tanto e passava le sue giornate leggendo, giocando, guardando la tv e divertendosi con i suoi amichetti. La sua mamma e il suo papà gli volevano un gran bene, come tutti i genitori del resto con i propri figli: insomma, tutto sembrava rientrare in quella normalità familiare che è consuetudine nella nostra società.

Un giorno, purtroppo molto triste, il suo ultimo nonno ancora in vita si ammalò gravemente. Quando il dottore uscì dalla sua stanza dopo la sua ultima visita a domicilio, parlò con i genitori di Boris i quali a capo chino ed affranti dal dolore si rivolsero al bambino seduto mestamente in disparte, come se avesse già capito che c’era ben poco da fare.

– Boris, il nonno vorrebbe parlarti. – disse la mamma al filgio.

Con molto indugio e lanciando qualche sguardo dubbioso ai suoi genitori, Boris aprì lentamente la porta entrò nella stanza del nonno.

– Oh, caro Boris ! – esclamò con voce fioca il nonno …. – scusa se è un po’ buio ma, sai, il dottore è un tipo un po’ pignolo e non ama che si sprechi troppa luce in occasioni come queste. –

– Ma nonno, che occasione è questa ? – domandò Boris.

– Questa è quella volta che prima di lasciarti io ti confidi un segreto. –

Boris sgranò gli occhi e se li fece diventare sempre più grandi in modo che il nonno capisse che doveva continuare a parlare.

– Vedi Boris, per anni ho conservato in soffitta una cosa solo per te. Solo tu la potrai guardare e capire in tutto il suo significato. Ma attento, non farti imprigionare dalla sua bellezza perchè non è, e non sarà mai reale. Ti aiuterà a decidere chi potrai essere da grande. –

– Ma nonno, io aspetto che me la mostri te, non appena sarai di nuovo in piedi ! – esclamò Boris credendo che suo nonno potesse guarire davvero.

– No Boris, sono troppo stanco ed il mio tempo è arrivato. Non appena uscirai da questa stanza, vai in soffitta, nell’angolo a destra della finestra. Troverai un lenzuolo che sta lì da tempo a coprire il nostro segreto. Prometti che sarà il nostro segreto ? –

Boris annuì e dopo essersi fatto baciare sulla fronte dal nonno, uscì dalla stanza.

I genitori rincuorarono Boris, volevano alleviare quella sofferenza che spesso si cela nei cuori dei nipoti quando i nonni partono per lunghi viaggi senza ritorno. 

Dopo la dipartita del nonno, Boris passò molti giorni guardando il mondo dalla finestra di camera sua. Si domandava a cosa serviva tutto ciò: nascere, vivere e poi partire per sempre lasciando i propri cari al loro destino. Era sfiduciato e rassegnato e non trovava motivazioni o stimoli per continuare a fare tutto ciò che spensieratamente faceva prima. Il ragazzino, che amava essere quello che era, sembrava non esistere più ed i genitori soffrivano molto per questo: speravano che qualcosa potesse aiutare Boris a ritrovare il senso delle cose ed i colori della vita.

Un giorno, suo papà chiese a Boris di andare in soffitta a prendergli una cesta di vimini poichè doveva andare a raccogliere funghi in campagna. Glielo chiese con un tono talmente accomodante che Boris non potè fare a meno di andarci. Quella era la prima volta che usciva dalla camera, la prima volta dopo la morte del nonno.

Così, percorso il breve corridoio del secondo piano, si recò sulle scale che portavano in soffitta. Solo allora, solo in quel momento, si ricordò delle parole di suo nonno e della promessa. La soffitta era semibuia, un debole raggio di sole penetrava dalla finestrella giusto per illuminare a sufficienza il tratto per raggiungere l’angolo alla destra. Boris vide il lenzuolo ed i suoi occhi si sgranarono come ad esclamare  “Ma allora è vero!!”

Si avvicinò lentamente, con una certa prudenza (per non chiamarla paura) e piano piano avvicinò la sua mano al lenzuolo. Una volta afferratone il bordo, lo fece scorrere dolcemente verso il basso e …… come per incanto …… scoprì uno specchio meraviglioso. Non era come tutti gli altri specchi normali di casa, era diverso. Sembrava appartenere al mondo delle fiabe; chissà, forse poteva essere appartenuto alla Regina cattiva della storia di Biancaneve oppure alla Regina del freddo o del ghiaccio nella storia di Narnia. Insomma, Boris ne fu così tanto affascinato che per più di mezz’ora passò la sua mano ripetutamente sulla cornice argentata che ne decorava lo specchio.

Poi, come per magia, i suoi occhi incrociarono quelli dell’immagine sua riflessa. Boris si fermò per qualche istante e si scrutò fissando la propria figura. Si sentiva strano perchè era come se colui che vedeva dall’altra parte non fosse lui, ma un altro. Eppure era lui !!

Provò ripetutamente a scrollarsi di dosso questa sensazione scuotendo ad occhi chiusi il capo, ma quella sensazione non voleva proprio abbandonarlo. Era lui ma non era lui: un presentiimento si fece sempre più pressante fin quando l’immagine riflessa non parlò.

– Boris, sono io ! –

Il ragazzino fece un sussulto e, spaventatissimo, si rifugiò dietro un vecchio comò, facendo cadere una piao di sedie di legno dietro di sè con conseguente nuvola di polvere per tutta la sofftta.

La voce del papà dal fondo delle scale lo rincuorò e al tempo stesso lo preoccupò: – Va tutto bene, giovane ? –

– Sì, sì papà, tutto ok, sono solo inciampato ! –

– Bene, allora io intanto vado a fare benzina all’auto. Trovami la cesta così, quando torno, ce la protiamo dietro ! –

Boris, tirò un sospiro di sollievo ma al tempo stesso non sapeva cosa fare. Ripensò alle parole del nonno e prese coraggio. Si affacciò da dietro il comò per vedere se quella “sua immagine” fosse stata un’allucinazione oppure cosa vera.

Era cosa vera ! L’immagine gli sorrise e gli parlò ancora:

– Boris, sono io ! –

– Io chi ? – domandò il ragazzino con voce tremolante.

– Sono te ! – rispose il riflesso.

– Ma cosa vuol dire tutto questo ? Come fai ad essere me e come fai a parlare ? – domandò Boris con agitazione.

– Io sono te ma in un altro mondo. Da questa parte dove vivo, è tutto diverso. –

– Diverso come ? Cosa faccio io nel tuo mondo ? E’ più bello lì da te  ? …. – Boris sembrava non trovare fine alle sue domande, tanto che lo specchio lo interruppe.

–  Ti dico subito che qui è tutto perfetto ! Non ci sono problemi, tutto ciò che vuoi lo puoi avere. Non devi andare a scuola, non devi lavorare, non devi fare sacrifici, non devi soffrire, non devi morire ….. che ti posso dire, è tutto il contrario di ciò che offre il tuo mondo. –

Boris, fu attratto da queste rivelazioni e continuò a domandare:

– Ma scusa, come fai a vivere ? Cioè, chi ti dà i soldi per andare a fare la spesa, per bere e per mangiare ? E poi cosa fai ? Giochi tutto il giorno ? –

– Io non lo so ! So solo che se voglio un gelato, questo appare, se voglio una bibita, idem. Io posso avere tutto quello che desidero, mi basta desiderarlo e questo appare. _

Boris lo guardò strano, quasi come se la cosa lo stuccasse o gli facesse un certo senso.

– Lo so ! – riprese lo specchio … – Tu devi fare tante cose per ottenere quello che desideri e, a volte, nonostante tutti i sacrifici, non è detto che tu lo possa ottenere. –

Boris ebbe allora come un lampo di genio e chiese:

– Quindi, se io venissi nel tuo mondo potrei desiderare qualunque cosa davvero ? –

– Certo ! Senza ombra di dubbio ! – rispose lo specchio.

– Allora, potrei venire nel tuo mondo e desiderare che mio nonno torni con me ? –

Lo specchio esitò, l’immagine si fece cupa e triste.

– Vedi Boris, tuo nonno nel mio mondo non potrebbe tornare perchè, tecnicamente, da qui non se n’è mai andato via. –

– Vuoi dire allora che mio nonno è ancora lì, vivo nel tuo mondo ? –

L’immagine riflessa si fece ancora più triste: – No Boris. qui tuo nonno non c’è mai stato perchè io non ho mai deisderato avere un nonno. –

Boris si prese qualche istante:  fece due calcoli e si convinse che lo specchio aveva ragione. Se nell’altro mondo suo nonno non era mai stato desiderato voleva dire che non aveva mai vissuto e quindi lui, una volta lì, non avrebbe potuto chiederne il suo ritorno. Desiderio non esaudibile.

Boris guardò con pena l’immagine sua riflessa, gli si avvicinò e gli sussurrò:

– Mi dispiace ….. se non potrò avere indietro mio nonno, allora io resto qui dove almeno ne potrò conservare il ricordo ….. cosa anche questa che nel tuo mondo mi sarebbe negata. –

Prese con cura il lenzuolo dal pavimento, lo sollevò e coprì lo specchio abbandonando con lo sguardo gli occhi del suo riflesso imprigionati in quel mondo di bellezza che non esisteva.

Poi, si affacciò alla finestrella e guardò verso il cielo:

– Grazie nonno, ora so cosa potrò essere da grande: un nonno come te ! –

Scese le scale, socchiuse la porta piano piano e si diresse verso il salone dove avrebbe incontrato suo padre. All’improvviso si ricordò di non aver preso la cesta, ma era troppo tardi e suo padre era in piedi di fronte a lui.

– Scusa papà, ho dimenticato la cesta in soffitta, vado subito a prenderla ! –

– No Boris, non ti preoccupare. Ne troveremo una nuova all’emporio qui all’angolo. –

Quella mattina, la mamma li vide uscire contenti mano nella mano . Poi, con un sorriso, volse lo sguardo verso la soffitta e sussurò:

– Grazie …. – 

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti