23Set
2013
vacchio-cavalieri

Il Vecchio e i Due Cavalieri

Fiaba di: Massimo Ferrario

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La fiaba

C’era una volta, tanto tempo fa, un vecchio. Abitava solo, con qualche pecora e poche galline, in una casupola ai piedi dell’Altopiano, proprio all’inizio del sentiero che conduceva in cima all’unico villaggio della regione. Davanti alla sua casetta passavano viandanti, a piedi o a cavallo, che spesso si fermavano per chiedere notizie: sulla lunghezza e la difficoltà del sentiero e il tempo necessario a percorrerlo.

Un giorno si presentò un giovane cavaliere.

Il vecchio era seduto fuori, a godersi il sole dolce del pomeriggio avanzato. Il giovane fermò il cavallo e si toccò il cappello in segno di saluto. Nonostante la polvere, traspariva una faccia allegra, aperta, accattivante: «Non so più le miglia che ho percorso dall’ultima città. Ma prima che faccia buio devo salire al villaggio. E’ questo il sentiero, vero buon uomo?».

Il vecchio annuì e gli sorrise. «Ti vedo stanco, ragazzo. Se vuoi bere, ci sono delle brocche all’ombra della quercia: hanno acqua fresca e se non ti bastano, serviti pure dal pozzo».

Il giovane ringraziò. Scese da cavallo e si scolò un’intera brocca. Poi si spruzzò un mestolo di acqua in faccia, con avidità. «Ne avevo bisogno, vecchio. Avevo la gola arsa. Ne ho mangiata di polvere. Ma è così bello viaggiare, vedere posti nuovi, conoscere persone, fare e scambiare esperienze… A proposito, dimmi: come sono gli abitanti del villaggio in cima alla montagna?».

Il vecchio si avvicinò al giovane per guardarlo bene in viso. Sprizzava simpatia. «Ti rispondo subito. Prima però ti chiedo: com’erano quelli che hai lasciato nella città da cui provieni?».

Il cavaliere si illuminò. «Ho vissuto per un mese con persone splendide: ho stretto amicizie, ho conosciuto uomini e donne affascinanti. Mi è spiaciuto andarmene e conserverò sempre nel cuore i loro ricordi».

Il vecchio provò tenerezza: «Sei fortunato, ragazzo. Sali tranquillo al villaggio: troverai anche qui persone così».

Il giovane ringraziò, spronò il cavallo e imboccò il sentiero.

Trascorse un mese.

Un pomeriggio, mentre il vecchio dava il mangime alle galline, il giovane si ripresentò.

Era felice. Bloccò il cavallo e scese ad abbracciare l’uomo. Mostrava un entusiasmo incontenibile, contagioso. «Sai vecchio, avevi ragione. Ho trascorso giorni stupendi lassù al villaggio. Ho stretto amicizie, mi sono divertito, ho fatto esperienze. E ho imparato un sacco di cose. Non dimenticherò questa gente. Anzi, tornerò, l’ho promesso, a loro e a me stesso… E ricorderò anche te… ».

Il vecchio non si stupì di ricevere un grande bacio, prima di vedere il giovane incitare il cavallo verso la pianura, in direzione di un nuovo paese.

Proprio l’indomani, mentre il vecchio stava recuperando un secchio di acqua dal pozzo, giunse un altro cavaliere.

Aveva la faccia tirata, bianca di polvere, la pelle raggrinzita dal sole. Non sorrideva e salutò a stento. Neppure scese di sella. «Debbo salire al villaggio e immagino che questo sia il sentiero. Dio solo sa quanto vorrei tornarmene a casa, ma ho affari da sbrigare ed è ancora lungo il viaggio per me. Tu certamente conosci gli abitanti del villaggio. Come sono?».

Il vecchio capì che l’uomo aveva fretta e non voleva perdere tempo. E poi era chiaro che neppure si aspettava la risposta. Non si trattenne però dal commentare: «Immagino che avrai conosciuto tante città…».

Il cavaliere non lo lasciò terminare. «Troppe, vecchio. E tutte uguali. Con gente superficiale, meschina, che non ha nulla da dirti e da darti. Di cui non puoi fidarti, perché appena può ti inganna». Poi, il cavaliere, come parlando tra sé, prima di spronare il cavallo e ripartire in direzione del sentiero, borbottò: «Sono convinto che anche questo villaggio non farà eccezione».

Il vecchio scosse il capo vedendo l’uomo imboccare il sentiero.

Dopo una settimana, il cavaliere ridiscese a valle e si ripresentò alla casupola del vecchio, che stava zappando il piccolo orto. Era cupo in volto, ritto in sella e trattenne il cavallo giusto il tempo per comunicargli il suo sfogo.

«Forse ti sorprenderai, vecchio, ma volevo proprio dirtelo. Le persone lassù al villaggio non sono diverse dalle altre che ho incontrato. Ho passato giorni tristi. Sempre a dovermi difendere dai tentativi di imbroglio. E’ inutile, anche qui ho incontrato gente antipatica, chiusa, avara. Sono contento di andarmene».

Neppure salutò.

Per la seconda volta il vecchio scosse il capo.

No, non era sorpreso. E avrebbe potuto spiegare all’uomo perché non era sorpreso e aveva scosso il capo. Ma l’uomo e il suo cavallo erano già al galoppo, lontano.

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Massimo Ferrario, Dia-Logos, 2006 – Riscrittura originale di un racconto antico, di autore anonimo.

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