17Set
2013
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Koan e la civetta Yinyang

Fiaba di: napoleta

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La fiaba

C’era una volta un imperatore che aveva tre figli che gli volevano un gran bene.

Il primogenito si chiamava Karl, il secondo Kali e il più piccolo Koan. L’imperatore era malato da tantissimi anni e, per cercare di guarire, aveva chiamato i migliori medici da tutto il mondo alla sua corte. Stanco dei vani tentativi di sconfiggere la malattia, si rassegnò e decise di prendere le medicine che gli aveva prescritto il medico che gli era sembrato fosse il migliore.

Un giorno si mise a riflettere a lungo sul fatto che ognuno dei medici che l’avevano visitato aveva prescritto una cura diversa da quella di tutti gli altri, e si chiese: “Ma se due medici prescrivono due cure differenti, non è possibile che uno dei due sbagli cura? E se i medici che mi hanno visitato hanno tutti prescritto cure diverse, non potrebbe essere che abbiano sbagliato tutti? Forse è per questo che non riesco a guarire, mah, speriamo mi stia sbagliando”.

Decise di continuare ad assumere medicine, ma dentro di lui sentiva che sarebbe stato tutto inutile.

I figli erano molto tristi, non riuscivano ad accettare che il loro caro padre, che poteva avere ogni cosa desiderasse senza alcuno sforzo, non riusciva a guarire in alcun modo. Koan, che era il più piccolo, ma anche il più saggio dei tre figli, pensò che evidentemente ci sono cose nella vita che non è possibile ottenere con il denaro, le ricchezze o il potere. Ogni giorno il padre si alzava dal letto già stanco e debole, e si sentiva così a volte per tutto il giorno.

Doveva cominciare a pensare a chi avrebbe dovuto essere il futuro imperatore tra i suoi figli e così decise di chiamarli per comunicare loro qualcosa d’importante. I tre accorsero dal padre che disse loro: “Cari figlioli, è giunto il tempo che io pensi al mio successore tra di voi, perciò ho deciso di mandarvi tutti e tre nella foresta del nostro Impero, dove vive la civetta Yinyang. È una civetta molto saggia e con poteri magici, che appare solo a chi lo merita davvero, e raggiungere il posto in cui vive non è per niente una cosa semplice e richiede tanto impegno, coraggio e forza di volontà. Lei è a conoscenza di tutti i fenomeni della natura e delle sue leggi universali esistenti sin dalla notte dei tempi, e quindi può dare informazioni importanti anche sulla malattia e la salute. Parlatele della mia situazione e chiedetele qualche consiglio utile affinché io possa finalmente liberarmi dal male che mi perseguita. Il primo fra voi che riuscirà a darmi consigli validi che mi permettano di ottenere la guarigione sarà il nuovo imperatore. A ciascuno di voi darò dieci denari affinché con essi abbiate tutto ciò che vi serve per sopravvivere fin quando non incontrerete la civetta. Se non la incontrate e avete terminato il denaro, tornate pure da me, vi accoglierò sempre con amore, anche se non sarete riusciti nel difficile compito che vi aspetta. Domani mattina farò preparare ogni cosa per la vostra partenza”.

I figli accettarono serenamente il compito che era stato a loro assegnato dal padre e non videro l’ora di mettersi in viaggio l’indomani. Si alzarono tutti e tre di buon’ora, quando il sole stava per sorgere, salutarono affettuosamente il padre e si misero in cammino.

Entrati nella foresta, i tre presero sentieri diversi e prima di farlo si salutarono e si augurarono a vicenda ogni bene nella speranza che almeno uno di loro sarebbe potuto riuscire ad aiutare il padre. Decisero insieme che non appena uno dei tre avesse incontrato la civetta, l’avrebbe segnalato agli altri due con i segnali di fumo.

Karl prese un sentiero sulla destra e dopo qualche ora di cammino incontrò per la strada una donna che con aria affamata gli disse: “Caro signore, ha del denaro da offrirmi? Ne avrei bisogno poiché sono cinque giorni che non mangio, basta anche qualche spicciolo con il quale possa recarmi in una locanda qui vicino, e avere un pasto caldo”. Karl rispose che non poteva darle nulla perché i soldi che aveva con sé gli servivano e proseguì il cammino alla ricerca della civetta.

Kali prese un sentiero sulla sinistra e anche lui dopo un po’ trovò per la strada una donna che gli chiese denari che le consentissero di acquistare vestiti per l’inverno ormai imminente. Kali rispose: “Va bene, ti darò tre denari, non posso darne di più”. La donna accettò e ringraziò Kali che proseguì per la sua strada.

Koan prese il sentiero più stretto e difficile da attraversare e dopo qualche giorno incontrò una donna seduta che gli chiese: “Caro signore, ha cinque denari da darmi per acquistare delle scarpe per scalare la montagna e raggiungere un mio caro parente? Insieme dobbiamo riparare la sua capanna per poter trascorrere l’inverno”. Koan rispose: “Tieni pure dieci denari, è tutto ciò che ho, ma te li do volentieri”.

La donna ringraziò e baciò Koan, poi gli chiese dove fosse diretto e Koan rispose che era alla ricerca di una civetta dal nome Yinyang. La donna gli disse che ne aveva sentito parlare molto, anche se non l’aveva mai vista, sapeva che per arrivare da lei bisognava attraversare un sentiero difficilissimo che portava in cima a una montagna presso una quercia di circa 1000 anni dove si diceva vivesse la civetta. Koan si fece indicare il sentiero e proseguì senza tregua per cercare di soddisfare ciò che gli stava tanto a cuore, la salute del padre.

Dopo tre giorni di cammino, nutrendosi solo di quel che trovava in natura, come erbe e radici selvatiche e qualche frutto, giunse stanco e stremato ai piedi di una grande quercia, che aveva un’altezza di circa 70 metri, ma non c’era traccia della civetta o di altri animali.

Avvicinatosi al tronco, si accorse che c’era una cavità in cui era possibile infilarsi e Koan, con un po’ di paura, ma anche tanta speranza, provò a entrarci per vedere se dentro c’era la civetta.

Appena entrato, una voce stridula gli disse: “Ciao Koan, ti aspettavo, non ti sono venuto incontro perché volevo misurare la tua forza di volontà e il tuo coraggio, non è facile raggiungere la mia quercia, il sentiero è davvero impegnativo e pochi sono riusciti a farcela finora, la maggior parte è tornata indietro. Ti seguo da quando sei partito grazie a lei”, e indicò nel cielo una nuvola piccola dalla forma circolare, “ed è quella nuvola che indicava dov’eri, si spostava man mano che ti muovevi e cambiava il colore in base alle difficoltà in cui ti trovavi. Hai scelto, tra i fratelli, il sentiero più stretto e difficile, ma sono sempre le grandi difficoltà che ci portano alle più grandi gioie nella vita. Ora chiedimi pure ciò che vuoi sapere da me”.

Koan spiegò alla civetta la situazione del padre e dei suoi tentativi di guarigione, poi aggiunse: “Sono venuto fin qui perché vorrei sapere da te qualcosa sulla malattia e la salute e su cosa posso fare a mio padre per aiutarlo a guarire dal suo male”. La civetta rispose: “Va bene, usciamo dalla quercia e spostiamoci sul prato fuori, ti spiegherò tutto”.

Dopo essersi seduto sul prato, Koan attese la civetta che andò a prendere una medaglia da una cassetta di oggetti antichissimi. Quando uscì, Koan le chiese: “Perché hai quella medaglia? Cosa vuoi mostrarmi?” Yinyang rispose: “La medaglia serve per farti capire cosa sono la malattia e la salute”. “Una medaglia?!?” rispose Koan molto sorpreso. “Certo Koan, proprio così, ho preso la medaglia per spiegarti due forze naturali come la malattia e la salute. Tutti i fenomeni della natura esistono grazie all’esistenza contemporanea di due forze opposte, che però non possono esistere da sole, ma in coppia. Si completano a vicenda e per questo si chiamano anche complementari”.

“Cosa vuol dire complementare?” disse Koan.

Yinyang rispose: “Due cose sono complementari quando una completa l’altra per formare un’unità, come ad esempio un braccio e un corpo di un essere vivente senza un braccio, il braccio completa il corpo e il corpo completa il braccio e così insieme formano una cosa unica e indivisibile. Ti faccio degli esempi: la luce e il buio, l’odio e l’amore, la pace e la guerra, il giorno e la notte, la debolezza e la forza, il movimento e la quiete, il caldo e il freddo e tanti altri. Ognuno di questi fenomeni devi paragonarlo a una medaglia e le forze opposte che lo compongono devi paragonarle alle due facce della medaglia. Così come non si può eliminare da una medaglia una faccia senza eliminare anche l’altra, allo stesso modo non puoi eliminare una sola delle due forze perché elimineresti anche l’altra. Non puoi eliminare la notte perché elimineresti anche il giorno, né la debolezza poiché elimineresti la forza. Ciascuna di queste forze vive grazie all’altra, come un cuore che batte in un essere vivente, il cuore batte perché vive nel corpo dell’essere, così come il corpo vive grazie al cuore, entrambi morirebbero se non ci fosse l’altro. Anche la malattia e la salute sono come due facce di una stessa medaglia, non ci può essere malattia senza salute, né salute senza malattia, sono entrambe due forze che vivono grazie alla vita dell’altra”.

Dopo un attimo di pausa, mentre Koan non vedeva l’ora che il discorso riprendesse, la civetta aggiunse: “Un’altra cosa molto importante è che i fenomeni in natura non sono mai statici e permanenti, ma in continuo cambiamento, le due forze opposte si alternano continuamente e così si passa dalla notte al giorno, dal buio alla luce, dal movimento alla quiete e anche dalla malattia alla salute e viceversa. Koan, che ascoltava per la prima volta queste cose con molto stupore e interesse, chiese: “Yinyang, finora mi è tutto chiaro, però vorrei sapere da te cosa accade quando compare una malattia”.

La civetta rispose: “Quando si verifica una malattia non si sta attuando qualcosa di negativo, ma è stato attivato automaticamente dal corpo un processo di purificazione al termine del quale giunge la guarigione. Se ad esempio un organo del corpo è intossicato, il corpo attiva un processo per cercare di disintossicarlo ottenendo alla fine un organo purificato. Ecco perché alla fine di una malattia ci si sente molto bene e meglio rispetto a come ci si sentiva prima che la malattia si manifestasse. Questa non è illusione, non è magia, ma realtà. Puoi anche chiamarla magia se vuoi, ma non devi pensare a essa come quella che immaginiamo si ottenga con una bacchetta magica in un istante, è un processo a volte lento, a volte rapido, ma è la stessa magia che consente a un microorganismo non visibile a occhio nudo di diventare un uomo o una donna, o a un seme piccolissimo di diventare un albero grandissimo, sono tutti fenomeni reali ottenuti grazie a una forza misteriosa, non visibile con i nostri occhi ma assolutamente reale e magica. Così come puoi sperimentare il fatto che un seme germini, cresca e diventi un grande albero, puoi sperimentare ciò che ti ho detto circa la malattia. Probabilmente stai pensando che quel che ti ho detto non sia reale, è così?”

Koan rispose: “Sono cose di cui non avevo mai sentito parlare prima, quindi qualche dubbio ce l’ho, ma magari finora non ci ho fatto molta attenzione”.

Yinyang riprese: “Sì Koan, ti capisco, ma non ti chiedo di credermi ciecamente, ma di sperimentare personalmente ciò che ti ho detto, solo allora vedrai che è la verità. Se tu non sapessi per esperienza o perché te l’ha insegnato qualcuno che da un seme possa crescere un albero e io ti dicessi che ciò è possibile, ci crederesti?”

Koan rispose: “No, non ci crederei, eppure è un fenomeno reale”.

Yinyang riprese: “Sì, e così. Tornando al paragone con la medaglia, puoi comprendere perché sia sbagliata la distruzione dei sintomi di una malattia, e purtroppo è proprio questa distruzione che è l’unica cosa alla quale i medici moderni dedicano tutti i loro sforzi. Distruggendo il sintomo con le medicine viene distrutta la malattia e quindi anche l’altra faccia della medaglia, la salute. A questo punto, caro Koan, dovresti sapermi rispondere tu alla seconda domanda, quella del consiglio su cosa fare con tuo padre. In base a quello che ti ho detto, cosa dovrebbe o non dovrebbe fare tuo padre per guarire?”

Koan, che aveva seguito la spiegazione di Yinyang con molta attenzione, dopo un attimo di perplessità rispose: “Beh, da quel che mi hai detto, penso che non dovrebbe più prendere medicine, ma dovrebbe lasciare che i sintomi della malattia vadano via da soli”.

Yinyang rispose: “Bravo Koan, hai risposto molto saggiamente, è questo quello che dovrebbe fare ed è proprio poiché con le sue medicine cerca di distruggere i sintomi che non riesce a guarire. Durante la malattia, se i sintomi sono molto forti e lui ha usato medicine per molto tempo, è possibile che sia necessario che ne prenda ancora un po’, ma cercando di prenderne sempre in minor quantità e solo in caso di necessità, arriverà il momento in cui ne potrà fare tranquillamente a meno. Tieni però presente un’altra cosa molto importante, che vale anche questa per tutti fenomeni naturali: quanto più grande è una faccia della medaglia, tanto più grande è la faccia opposta, quindi quanto più grandi sono i sintomi di una malattia tanto più grande sarà il livello di salute che si raggiunge alla fine della malattia, quindi non dovete farvi spaventare se qualche volta i sintomi saranno forti. Ora va da lui e dagli questa notizia, ne sarà contento”.

Koan ringraziò Yinyang e prima di andar via le disse: “Posso farti un’ultima domanda?” “Certo”, rispose la civetta.

“Perché ti ho incontrato io e non i miei fratelli?” La civetta rispose: “Perché durante il vostro cammino sei stato l’unico che ha donato tutto quel che aveva e questa è una cosa molto positiva, bisogna sempre essere pronti a donare agli altri con fiducia tutto ciò che si ha e senza aspettarsi nulla in cambio, è questo il vero donare, se si dona solo qualcosa che abbiamo in grande quantità o che possiamo procurarci con estrema facilità, che senso ha il dono? Hai dimostrato un comportamento positivo e fiducioso nei confronti della vita, hai seminato oro e oro hai raccolto, i tuoi fratelli hanno seminato sabbia e sabbia hanno raccolto. Mi hanno cercato essendo interessati solo a ricevere qualcosa e non sono stati pronti a donare anche loro quel che avevano, mostrando così una certa forma di egoismo, Bisogna sempre essere pronti a donare, ricevere viene dopo in ordine di importanza. La donna che hai aiutato è la principessa Chiarande del Regno delle Dieci Lune, in realtà non aveva bisogno di denari, l’avevo mandata io per verificare la tua bontà o cattiveria, a proposito, altre due facce della stessa medaglia, e l’ho fatto anche con i tuoi fratelli, era sempre lei anche con loro. La principessa mi ha chiesto se può vivere nel tuo castello per un po’ con te, è rimasta molto colpita dal tuo gesto altruistico e vorrebbe conoscerti meglio e diventare tua amica”.

Koan fu molto contento per la richiesta della principessa e accettò, poi chiese alla civetta: “Cara Yinyang, posso venire a trovarti ogni volta che vorrò?”. “Certamente, ogni volta che vorrai, ti voglio fare un dono per ricordare il nostro primo incontro, la medaglia, ti aiuterà nei momenti di difficoltà in cui ti sentirai triste, ti ricorderà che dalla tristezza passerai presto alla gioia”.

Koan salutò calorosamente la civetta e corse dal padre a riferirgli quel che la civetta gli aveva insegnato. Il padre fu molto contento di sapere che poteva interrompere di prendere medicine e così fece. La malattia durò ancora un paio di anni, a intervalli di tempo che duravano dai dieci ai quindici giorni, poi c’era un periodo più o meno lungo di assenza di sintomi e poi di nuovo un periodo in cui si manifestavano sintomi. L’imperatore cercava nei limiti del possibile di evitare di prendere medicine, fin quando, dopo circa un anno, si accorse che i sintomi andavano via senza che avesse più bisogno di prenderne.

Koan indicò ai fratelli di aver incontrato la civetta e di essere tornato dal padre e così anche i due fratelli lo fecero. Quando arrivarono, si accorsero che la salute del padre era molto migliorata e furono molto contenti, così come il padre che fu contento di riavere i suoi cari figli con lui. Dopo un po’, arrivò anche la principessa, e dopo qualche mese trascorso da lei e Koan a conoscersi meglio, chiacchierando di tutto serenamente e apertamente, i due decisero di sposarsi. Koan divenne imperatore e chiese a Yinyang di vivere al castello come dottore.

La civetta accettò, ma prima di lasciare la sua grande quercia, prese da essa una ghianda, per portarla al castello e seminarla. Dopo circa un anno la ghianda germinò dando alla luce una quercia che visse anche lei per mille anni.

Tantissimi abitanti dell’impero e gente proveniente da tutto il mondo con problemi di salute o di vita in generale si recavano ogni giorno al castello per chiedere consigli e aiuto alla civetta ricevendo sempre soluzioni ai diversi problemi che le venivano proposti. Koan e Chiarande ebbero presto sei figli, tre maschi e tre femmine, e vissero felici e contenti.

 

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