08Feb
2013
voci-scambiate

Le voci scambiate

Fiaba di: Martina Vecchi

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La fiaba

Da qualche mese l’omino del tempo si divertiva a giocare dei brutti tiri agli abitanti di Villabella, un ridente paesino sui colli.

L’ultima trovata è stata quella di scambiare le voci.

Una splendida domenica di sole si è improvvisamente annuvolato il cielo e in quattro e quattr’otto è venuto giù un acquazzone spaventoso.

Tutte le famiglie beatamente sedute a godersi il calduccio sulle panchine sono dovute correre a casa, ma non hanno fatto in tempo ad arrivare che erano già bagnate fradice.

Per farla breve, il mattino seguente tutto il paese era a letto con un gran febbrone e senza voce.

La situazione era allarmante perché anche l’unico medico della zona, il dottor Buonauspici, si era beccato un’influenza coi fiocchi.

Intanto l’omino del tempo si godeva la scena dall’alto ridendo a crepapelle.

Quando le voci degli abitanti di Villabella migliorarono, si accorsero tutti che era successo l’irreparabile.

Il famoso tenore della zona, Clodoveo Possenti, che si sarebbe dovuto esibire a teatro con un repertorio strepitoso, durante le prove lanciò un acuto che era molto più simile al latrato di un cane agonizzante (un border collie, per l’esattezza), che alla calda voce tenorile di un professionista.

La moglie, poi,  Armida Potentoni, un soprano di tutto rispetto, si accorse, esercitandosi, di emettere fastidiosi vagiti molto simili a quelli del figlio dei dirimpettai, Alfonsino.

La maestra Camilla Compitini parlava come suo fratello, la fioraia Viola Mughetti aveva la voce di un signore anziano, Letizia Lavorucci la segretaria parlava come un bambino grasso e così via.

Il sindaco del paese decretò (anzi, miagolò) lo stato d’emergenza e Villabella entrò nel panico, non sapendo cosa fare.

Nel vedere la cittadina così bloccata (nessuno ormai usciva più di casa, tutti si vergognavano a parlare) l’omino del tempo cominciò a stancarsi. Non c’era più nulla di divertente da fare, non c’erano più tiri birboni da architettare, erano spariti tutti. Decise così di avere pietà dei poveri cittadini e, dopo aver scatenato una grandinata, fece tornare le voci ai legittimi proprietari che, per la gioia, andarono in processione a pregare San Sebastiano martire.

Chissà se così l’omino avrebbe imparato a lasciarli in pace!

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