20Dic
2012
capelli-blu

Capelli blu

Fiaba di: BABBOnline

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La fiaba

Quando venne alla luce, i genitori rimasero qualche minuto a guardarlo in silenzio.

Il loro sguardo si era fissato sui folti capelli. Su un particolare preciso, il colore. Il bambino aveva i capelli blu.

Ai loro occhi si trattava di una cosa inconcepibile perché tutti avevano capelli neri. Da sempre il nero era l’unico colore di capelli che avessero mai visto. Di qualsiasi tipo: ricci, ondulati, lisci, leggermente mossi, corti o lunghi ma rigorosamente neri.

Uomini, donne, giovani e vecchi. Nessuno faceva eccezione.

I due genitori si guardarono perplessi. La prima idea fu quella di mettergli un cappellino in testa, di quelli che si mettono ai neonati. Non avrebbe creato alcun sospetto. Sapevano che a breve sarebbero venuti amici e parenti per congratularsi con loro e per vedere il bambino.

Per le prime settimane il piano funzionò. Nessuno poteva immaginare cosa si nascondesse sotto quel cappello.

Nel frattempo i genitori decisero di portare il figlio dal miglior medico della città. Dopo i primi attimi di stupore nel vedere il bambino senza cappello, iniziò a visitarlo. Gli fece aprire la bocca e tirare fuori la lingua. Appoggiò l’orecchio sul petto per controllare il battito del cuore. Per finire lo guardò fisso negli occhi come se riuscisse a vedere dentro.

“Vostro figlio è sano come un pesce.” concluse cercando di rassicurare i genitori. “Non ho mai letto di persone con i capelli blu ma il resto sembra tutto a posto.”

Passarono le settimane. Il bambino cresceva tenendo sempre il suo cappellino in testa. Sarebbe stato sempre più difficile nascondere quel segreto. Aveva provato più volte a toglierselo mentre erano in pubblico. E poi sarebbe bastato un colpo di vento più forte. La mamma decise di farlo vedere ad una vecchia maga che viveva in una casa in mezzo al bosco poco fuori la città.

“Sicuramente avrà memoria di un caso del genere e ci darà una soluzione” pensò.

La maga lo fece sedere in mezzo alla stanza sotto una luce. Il bambino rimase tranquillo, guardandosi intorno incuriosito dall’ambiente che lo circondava. Animali impagliati, bottiglie di liquidi colorati, scaffali pieni di libri.

Gli prese la testa tra le mani e gli toccò i capelli. Si avvicinò per annusarli pensando che potessero avere qualche strano odore.

“Non ho mai visto niente di simile” sentenziò.

“L’unica soluzione possibile è provare con una delle mie pozioni. Ne preparerò subito una con piume di corvo e inchiostro di piovra.” e si allontanò.

La mamma guardava il suo bambino con gli occhi pieni di gioia. Era arrivata piena di speranze. La maga ritornò con in mano una scatolina con dentro una specie di unguento.

“Dovrai tagliere i capelli del bambino nella prima notte senza luna che ci sarà e metterai questo unguento sulla sua testa ogni notte per una settimana.”

La donna ringraziò e riprese la via di casa.

Si attenne scrupolosamente alle indicazioni date dalla maga. Aspettò la prima notte senza luna. Era una notte scura. Sperò che questo avrebbe aiutato.

Capì subito che il rimedio non avrebbe funzionato. I capelli ricrescevano esattamente dello stesso colore di prima. La mamma vedeva delle piccole puntine blu crescere sulla testa del figlio fino a diventare capelli sempre più lunghi.

Pensò che sarebbe stato meglio abbandonare per sempre il cappello. Gli tagliò i capelli per l’ultima volta cosicché gli altri si sarebbero abituati pian piano piuttosto che vedere subito quella massa blu sulla testa del figlio.

Le reazioni non si fecero attendere. Tutti chiedevano il motivo di quello strano colore. L’iniziale curiosità lasciò ben presto il posto ad una certa diffidenza. Quel blu spiccava in mezzo agli altri.

All’inizio i bambini non ci fecero particolare caso ma, crescendo, iniziarono a capire la differenza. Con gli anni iniziarono a prenderlo in giro e ad isolarlo. Nessuno voleva giocare con lui. Per tutti era “Capelliblu”. Era così che si riferivano a lui.

Così iniziò a trascorrere sempre più tempo nel bosco vicino alla città, negli animali sembrava aver trovato dei veri amici. Trascorreva lì la maggior parte della giornata per poi rientrare a sera a casa.

Un giorno, mentre stava rincorrendo uno scoiattolo, sentì in lontananza una musica che proveniva dalla città. Non poteva saperlo ma c’era una grande festa. Incuriosito lasciò il bosco. Nella piazza c’era una banda che suonava e tutti i bambini correvano incontro ad un pallone.

Richiamato da tutta quella allegria entrò nella piazza. Raggiunse il pallone calciato lontano.

Non appena i bambini si resero conto della sua presenza si fermarono. Il
più grande di loro gli corse incontro  e recuperò il pallone.

“Qui non vogliamo quelli con la testa blu. Ne vedi altri? Torna nel bosco da dove sei venuto.”

Gli altri bambini lo guardavano senza dire niente. Riuscì a trattenersi dal piangere. Strinse i pugni come per raccogliere tutta la sua forza. Si girò e si mise a correre verso il bosco lasciando andare tutte le sue lacrime.

Corse fino a che aveva fiato. Giunse al fiume e si fermò. Si accucciò vicino all’argine. Poco lontano aveva scoperto un laghetto dove gli piaceva andare per specchiarsi e vedere quei capelli che tanto gli altri sembravano odiare. Alcune volte aveva visto un gruppo di piccoli pesci muoversi insieme. Li aveva invidiati. Almeno loro erano tutti uguali e sembravano uniti.

Il fiume scorreva troppo in fretta per poter vedere la sua immagine riflessa. Provò ad avvicinarsi all’acqua per quanto poteva. D’improvviso la terra sotto le sue mani cedette e si ritrovò in acqua. La corrente era forte. Cercò di lottare nuotando per tornare a riva ma lentamente le forze gli mancarono. Riuscì ad aggrapparsi ad un tronco e si lasciò trasportare dalla corrente.

Si sentì toccare il braccio. Aprì leggermente gli occhi. Vedeva delle immagini non chiare. Riuscì a distinguere dei bambini intorno che gli sorridevano.

“E’ ancora vivo” sentì dire. “Chiediamogli come sta” propose uno di loro.

Guardando meglio gli sembrava che i bambini intorno a lui avessero i capelli blu come i suoi. Pensò di avere le allucinazioni o di stare sognando.

Provò ad alzarsi ma non ci riuscì. Non aveva forza. Gli altri lo aiutarono offrendogli di appoggiarsi a loro. Gli dettero un frutto. Lo prese ed iniziò a morderlo. Aveva una gran fame. Intanto li guardava con attenzione. Avevano davvero i capelli blu come i suoi.

“Dove mi trovo?” chiese.

“Come ti chiami? Da dove vieni?” gli chiesero senza rispondere alla sua domanda.

“Sono caduto nel fiume. Non so per quanto tempo sia rimasto in acqua.”

“Ti portiamo a casa nostra. Potrai mangiare e riposarti”.

Arrivarono in città. Si guardava intorno incuriosito e meravigliato. Tutti quelli che vedeva avevano i capelli blu. Proprio come lui. Incrociò una mamma con un bambino, entrambi con i capelli del colore del cielo. Avrebbe voluto urlare dalla gioia. Andare incontro a tutti quelli che vedeva e abbracciarli. Non era più quello diverso, era uguale a tutti gli altri. Non poteva crederci. Sembrava che i suoi sogni fossero diventati realtà. Le persone gli sorridevano. Non bisbigliavano tra di loro quando lo vedevano come succedeva nella sua città.

Furono tutti molto gentili con lui. Uno dei bambini che lo aveva salvato lo portò a casa. La sua mamma gli preparò qualcosa di caldo da mangiare. Lo accompagnarono in una camera per farlo riposare. Era molto stanco ma non riusciva ad addormentarsi. Aveva tante cose a cui pensare. Aveva paura che al risveglio si sarebbe ritrovato nella situazione iniziale, unica testa blu in mezzo a tutte nere.

Le settimane passarono velocemente. Viveva in una grande casa, era ospite di una coppia che non aveva avuto bambini e che lo trattava come fosse un figlio. Passava le giornate giocando con i suoi amici, esplorando i dintorni della città.

Nonostante questo non era del tutto felice. Ogni tanto, specialmente la sera prima di addormentarsi, il pensiero andava alla sua famiglia. Chissà
come stavano i suoi genitori. Qualche volta questa tristezza traspariva e i suoi amici gli chiedevano se ci fosse qualcosa che non andava. Preferiva non raccontare del suo passato.

Una sera, mentre la signora che l’ospitava gli leggeva una favola per farlo addormentare, scoppiò a piangere pensando ai suoi genitori.

“Cosa c’è che non va?” gli chiese la donna.

Le raccontò tutto, che da dove veniva tutti avevano i capelli neri e cosa gli era successo per arrivare fino alla loro città.

La donna inizialmente pensò che si stesse inventando tutto. Ma il bambino sembrava sincero, le sue lacrime era vere.

“Tutta una città con i capelli neri? Ma anche la tua mamma ed il tuo papà hanno i capelli neri? Mi dispiace.” cercò di consolarlo. “Non ti preoccupare, qui sei al sicuro. Tutti ti vogliono bene. Non devi aver paura di niente.”

Non trovò conforto in quelle parole. Per qualche motivo che non capiva gli avevano lasciato addosso ancora quella tristezza.

La donna gli rimboccò le coperte e gli dette il bacio della buonanotte.

Ma non fu una buona notte. Si girava nel letto cercando di addormentarsi senza riuscirci. Ripensava a quelle parole.

 

“E’ vero che qui tutti mi vogliono bene.” pensava “Ma cosa succederebbe se i miei capelli fossero di un altro colore e non blu come i loro?”

Si alzò dal letto. Cercando di non fare rumore mise in uno zaino poche cose e decise di andarsene. Esitò qualche attimo davanti alla porta ma poi prese la decisione.

Ben presto fu fuori dalla città. Pensò che il suo posto era nei boschi, in mezzo alla natura. Sapeva cavarsela. Gli animali non facevano caso al colore dei suoi capelli. In lontananza vide delle montagne. Decise di incamminarsi e di superarle per scoprire cosa ci fosse oltre.

Non era più abituato a stare da solo tutto il giorno. Sentiva la mancanza degli altri bambini.

“Perché è così dura stare insieme agli altri ma anche da soli?” si chiedeva.

Le montagne erano sempre più vicine. Passava le giornate camminando e cercando cibo. Era riuscito a trovare in quei monti l’obiettivo del suo cammino, nella speranza di trovare qualcosa di bello oltre. Questo gli dava la forza di andare avanti. Anche quando c’erano giornate nelle quali pioveva tutto il giorno o le bacche erano le uniche cose da mangiare e il suo stomaco brontolava tutta la notte.

Se non avesse trovato niente di speciale dopo le montagne, ci sarebbero state altre montagne dopo, delle colline o un lago da far diventare la nuova meta del suo vagare.

Ebbe la fortuna di trovare un sentiero facile per superare la montagna. Quando fu in cima si fermò scrutando con attenzione nella vallata sottostante. Sembrava che non ci fosse niente di particolare. Si sedette deluso. Decise comunque di scendere a valle.

Mentre si avvicinava alla vallata iniziò a vedere del movimento. All’inizio non riuscì a capire cosa stesse succedendo. Cercò di aumentare il passo, stando attento a non scivolare. Si trattava sicuramente di persone. Si fece spazio nella vegetazione, iniziava a sentire della musica. Si impaurì pensando alla volta in cui nel suo Paese aveva sentito suonare della musica ed era andato in piazza. Gli altri bambini lo avevano scacciato malamente. Rimase a pensare se andare avanti. La curiosità ebbe la meglio sulla paura e proseguì.

Quando fu abbastanza vicino, nascondendosi dietro un cespuglio per non farsi scoprire, vide uno spettacolo entusiasmante. In una grande radura centinaia di persone si stavano muovendo in una specie di danza al ritmo di una musica scandita da decine di tamburi. La cosa che lo
colpì di più furono i colori. La danza era un tripudio di colori. Non riusciva a distinguere se le persone indossassero delle maschere. Il movimento lo distraeva dal riuscire a concentrarsi sui singoli individui.

Anche un occhio non esperto poteva capire che tutti i movimenti facevano parte di un preciso disegno. Quando il suono dei tamburi si fece più forte tutti si mossero verso il centro e poi si dispersero andando a formare un enorme arcobaleno. Ne rimase colpito. Era uno spettacolo bellissimo. L’arcobaleno durò poco. I tamburi si fermarono e la danza terminò. Erano tutti sorridenti. Anche lui sorrideva tra le foglie. Mosse i primi passi per uscire dal cespuglio.

Gli venne naturale avvicinarsi a quella gente. La sua attenzione si concentrò sui loro capelli. Si rese conto che ognuno di loro aveva i capelli di un colore diverso. Qualcuno poteva avere dei colori simili ma non uguali. Ognuno era diverso dagli altri. Questo aveva permesso loro di creare quell’arcobaleno. Non una singola macchia di colore, come sarebbe successo se avessero fatto quella danza nella sua città. Non sapeva chi fossero ma per lui sarebbero stati “il popolo dell’arcobaleno”.

Si avvicinò e fu subito accolto dagli altri bambini che gli andarono incontro e lo presero per mano per andare a fare festa con loro.

La sua fatica era stata premiata. Aveva trovato un posto dove vivere felice.

Non poteva stare nel suo Paese dove l’avevano sempre visto così diverso solo per il colore dei suoi capelli. Nella città del popolo con i capelli blu aveva trovato tanta amicizia ed amore ma come non poteva accettare di essere stato allontanato perché diverso così non avrebbe mai potuto accettare di essere stato accolto solo perché per caso uguale agli altri. Questo avrebbe voluto dire rinnegare la sua mamma e il suo papà dai capelli neri.

Il “popolo dell’arcobaleno” l’aveva accolto subito, senza problemi. Erano andati oltre a quello che poteva vedere. Quello era il posto in cui vivere.

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