31Ago
2012
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La leggenda della tigre Kalkin

Fiaba di: ilMoscone

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La fiaba

Dedicato a Diane Fossey, Fateh Singh Rathore e Richard O’Barry, eroici custodi e difensori dei gorilla di montagna, delle tigri e dei delfini. Si racconta che nella più antica jungla dell’India, Vishnu, il Signore di tutte le creature viventi, si è nascosto per risolvere i mali del mondo e ristabilire il Dharma, l’ordine della Natura.

Da quando l’Uomo si crede l’essere più potente del pianeta Terra, l’ordine cosmico è in pericolo.

Il collo di Vishnu è adorno di una ghirlanda fatta con tutti gli esseri viventi dell’Universo.

Nessuno di essi può vivere senza tutti gli altri e se l’Uomo insisterà nella sua vana presunzione, una perla della sacra collana di Vishnu si sfilerà e tutto il mondo cadrà nell’abisso di Mara, il Dio della Morte. Per ristabilire l’armonia della vita, Vishnu, chiamò nella foresta del Karnataka, uno dei suoi potenti Avatara: Kalkin.

Scese dal cielo galoppando su un cavallo bianco, brandendo una spada fiammeggiante e si pose al servizio del possente Dio Preservatore della Vita del Cosmo. In ossequio al piano di Vishnu, Kalkin si trasformò in una possente tigre femmina e venne mandato in missione dallo yoghin Siddharta, il risvegliato, presso la sua capanna vicino al traghetto del suo maestro Vasudeva. Siddharta stava meditando sulle rive del fiume Gange, con gli occhi socchiusi e una maschera indossata dietro la nuca.

La maschera portata al contrario lo proteggeva dagli assalti delle tigri, perché i temibili felini usano assaltare gli uomini alle spalle, perché non sopportano il loro sguardo feroce.

Maestosa ed elegante, la tigre Kalkin, Avatar di Vishnu, si pose di fronte allo yogin e lo guardò negli occhi.

Siddharta sostenne lo sguardo magnetico della tigre, ma sapeva che se guardi dritto negli occhi la tigre, ti perdi e sei costretto a seguirla, contro la tua volontà, nel profondo della jungla.

– Vieni Siddharta, – suggerì ruggendo Kalkin – ogni creatura non può vivere senza tutte le altre.

Devi aiutarmi a fare in modo che la perla Uomo non si sfili dalla sacra ghirlanda delle creature di Vishnu.

– Ovunque nel mondo, – rispose Siddharta, il ridestato – ci sono miseria, ingiustizia e disperazione.

Come può essere utile al grande Vishnu, uno come me, capace solo di meditare in riva al fiume? Kalkin non rispose.

Continuarono a camminare fra le grotte e i cespugli dell’antica foresta, dove Vishnu si era ritirato.

All’improvviso Siddharta si accorse che la tigre Kalkin era svanita e in quel momento vide in fondo a un burrone una giovane tigre, resa così debole dalla fame da far fatica a camminare.

I suoi occhi erano pieni di disperazione e nel suo corpo magro si vedevano fluttuare le costole.

Dei piccoli tigrotti le stavano vicino, ma la tigre era così affamata che stava per divorarli, perché non poteva più ne cacciare, ne trovare qualcosa da mangiare.

Vedendo tutta quella sofferenza, Siddharta fu scosso dalla compassione come una montagna è scossa dal terremoto e cominciò a piangere in silenzio.

Tra sé pensava:

“ Io non so andare a caccia e uccidere mi disgusta, ma ho me stesso da offrire.

Non posso ignorare la sofferenza di questa tigre e solo io posso aiutarla. Se rimanessi indifferente verso il dolore di questo nobile animale, la mia coscienza brucerebbe dentro di me come una foresta incendiata da un criminale.

Ma se mi getto nel dirupo e uccido così il mio fragile corpo, la tigre si nutrirà con la mia carne e i suoi piccoli saranno salvi.

Questa mia decisione non nasce dalla smania di sentirmi potente e superiore, ne dal desiderio di rendermi famoso tra gli uomini, ma solo dalla volontà di sconfiggere la cupa disperazione che pervade il mondo.

Diraderò le tenebre del disinteresse per gli esseri viventi che oggi domina il cuore dell’Uomo, così come il sole al mattino dirada il buio della notte con la sua luce, e tutti conosceranno la forza dell’amore e della compassione.” Reso forte da questi pensieri Siddharta si gettò nel precipizio e cadde davanti alla tigre, che stava per divorare i suoi cuccioli. Incuriosita dal corpo sfracellato, la nobile fiera si allontanò dai tigrotti e strisciò con prudenza verso la carne sanguinante dello yogin: la guardò con occhi famelici e prese a mangiarla.

Dopo il pasto cominciò a dilaniare dei brani di carne e li porse ai tigrotti.

Mentre i cuccioli mangiavano i pezzi del corpo mezzo divorato di Siddharta, la tigre, mentre si leccava le zampe per pulirsi dal sangue, faceva le fusa guardando teneramente i suoi cuccioli; il suo sguardo scintillante aveva perso la ferocia della fame, che stava per avventarsi sui suo stessi piccoli. In quel momento, la perla Uomo si ricompose nella sacra collana di Vishnu, e il Dio Preservatore della Vita sorrise, dal fondo del suo nascondiglio nell’antica foresta del Karnataka.

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