31Dic
2010
L’anitra, il cespuglio e il pipistrello

L’anitra, il cespuglio e il pipistrello

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

Un’Anitra, un Cespuglio e un Pipistrello,
non trovando fortuna nel paese,
fanno una lega ed a comuni spese
vanno in cerca d’un sito un po’ più bello.

Con agenti e commessi una gran banca
aprirono e un’azienda, in cui non manca
un registro, una penna, un calamaio.
Ma sul più buon scoppiò subito un guaio.

Tirato in stretti gorghi il capitale
e in un mar pien di scogli, in un momento
precipitò nel baratro infernale,
che dal volgo si chiama fallimento.

Ma il mio terzetto non strillò. Sapienza
è invece d’ogni straccio di mercante,
quando perde, di far sempre sembiante
che guadagna e salvare l’apparenza.

Ma questa volta il tonfo è così grande,
che la voce in un subito si spande:
senza denari, credito e soccorso,
eran ridotti a far ballare l’orso.

Con sbirri, e carte, e citazioni intorno,
con creditori indocili, indiscreti,
un momento non erano quieti
dallo spuntare al tramontar del giorno.

E congiuravan per trovar appigli
di non pagar; ma inutilmente, credi,
il Cespuglio cacciavasi fra i piedi
della gente per chiedere consigli;

tormentato dai birri iva anche lui
il Pipistrel negli angoli più bui,
e l’Anitra tuffavasi nel mare
la mercanzia perduta a ricercare.

Conosco debitori, che non sono
Pipistrelli, non Anitre e Cespugli,
ma nobiloni, i quali han questo dono
d’uscir per la scaletta dei garbugli.

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