La vedovella

La vedovella

Fiaba pubblicata da: Redazione

Non si perde un marito senza pianto
e senza grande schianto di sospiri.
Ma dopo alcuni giri
di sol, col tempo la tristezza vola
e ancor la vedovella si consola.
Dopo un anno la vedova di ieri
non ha di triste che i vestiti neri,
e se prima facea fuggir la gente
col volto sconsolato,
dopo attira più d’uno innamorato.

Il morto giace e il vivo si dà pace,
e per quanto si dica che vi sia
dolor senza conforto,
la credo una bugia.
Aver di ciò potrai prova sincera
in questa favoletta che par vera.

A giovin sposa e bella
rapito era il marito dalla morte.
Accanto al letto la fedel consorte,
sentendosi mancare ogni coraggio,
gridava: – Aspetta che ti seguo anch’io…
Con te voglio morir, tesoro mio… -.
Ma il marito fe’ solo il gran vïaggio.

Il padre, uomo prudente,
lasciò del pianto scorrere il torrente,
poi disse: – O figlia, il pianto ora che giova?
Che importa al morto se tu affoghi il lume
de’ begli occhi di pianto in un gran fiume,
mentre vi son dei vivi a questo mondo,
che potrebbero ancor, non dico subito,
ma in tempo più giocondo
cambiar la sorte? Anzi conosco un tale,
bel giovine, ben fatto, assai migliore
del fu tuo sposo…
– Oh ciel! Oh quale orrore! –
interruppe la bella. – In un convento
chiudetemi ove possa le mie pene
raddolcire e dell’animo il tormento -.
Tacque il buon padre e vede che conviene
lasciar che digerisca il suo dolore.

Dopo un mese di pianti e di afflizione,
essa prende a mutar qualche gingillo,
o un nastro od uno spillo
al capo, al petto, infin che il suo dolore
in attesa di nuovi cicisbei
divenne una galante occupazione.

A piccionaia tornano gli amori,
risa e sollazzi e danze, a poco a poco,
tornano ancora in gioco:
di Giovinezza nella lieta fonte
si tuffa e terge ogni mattin la fronte.
Vedendola di sé tanto sicura,
del morto il padre non ha più paura.

Un dì, mentr’ei tacea dell’argomento,
– E dunque? – ella esclamò, –
dov’è, se mi è permesso,
quel bel marito che tu m’hai promesso?



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