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Tutte le fiabe che parlano di "quercia"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "quercia", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

ultima foglia autunno

L’ultima foglia d’autunno

Intrufolandosi tra i rami intrecciati di una grande quercia, immersa tra le foglie verdeggianti che affollavano le sue cime, si distingueva per la sua vanità, una foglia particolare: era bella, giovane e rigogliosa. Fiera del… 

quercia vallonea tricase

Il regno delle querce

Per mio nipote una fiaba che sa di antico ed è anche un omaggio alla bellissima quercia Vallonea di Tricase (Le). Il bosco della grande quercia era , dico “era”, dopo capirete perché, un’ oasi… 

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Nel cuore della quercia

Appollaiata sul ramo più alto, come una sentinella sulla torre di un maniero, la guardiana della quercia scrutava pensierosa l’orizzonte. Per scacciare la calura agitava tra le zampe una robusta foglia, che muovendo l’aria le scompigliava le piume leggere del capo, creandole attorno una maestosa aureola intermittente.

Aveva strappato a malincuore quella foglia al suo vecchio albero posto al centro del piccolo giardino pubblico, unica oasi verde in quel desolato quartiere industriale soffocato da mostruosi palazzi. Era il mese di agosto e, come ogni anno, la città semideserta boccheggiava aspettando l’autunno per ritrovare, col sapore della vita frenetica, la mitezza dei primi mesi autunnali.

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La quercia del Tasso

Il tasso nel bosco ha una quercia, ove riposa, quando, va
a spasso; che sballo che sballo il tasso.

Se piove non ha ombrello,
rincorre, le gocce, per trovare la quercia, di fronda in fronda,
la quercia gronda.

Il tasso è più pigro,che lasso, più
di un ghiro dorme, al ripario russa, che sballo, che strazio,
il tasso.

Sbadiglia, si accapiglia, un spavento piglia,se nota, un
ombra che si impiglia, che sballo,che spasso Il tasso.

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I fiori della felicità

C’era una volta un bosco che non era un bosco qualsiasi, ma un bosco nel quale gli alberi, i sassi e gli animali  parlavano come gli esseri umani. C’è anche da dire, però, che questo avveniva solamente di notte. Di giorno era un bosco come tanti altri.

 In quel bosco nessuno ci aveva mai messo piede in quanto i suoi confini erano segnati da spessi rovi spinosi che scoraggiavano chiunque ad avvicinarsi.

Nel paese, in fondo alla valle, si diceva che in quel bosco crescesse il fiore della felicità e che chiunque fosse riuscito a toccare tale fiore sarebbe stato felice per tutta la vita. Come si potrà immaginare tantissime persone si erano messe in cammino per entrare in quel bosco in cerca di quel fiore speciale. Le persone arrivavano piene di entusiasmo e portavano con sé anche delle falci e delle accette per abbattere i rovi, poichè sapevano quanto erano spessi, intricati e pungenti.

costanza-mele-fatate

Costanza e le mele fatate

Mancavano pochi giorni a Natale e anche per i nostri maghetti era tempo di scrivere la letterina con i propri desideri. Nelle loro stanzette, nel cuore dell’albero gigante che ospitava la scuola di magia, i nostri eroi componevano la loro richiesta di doni.

Nell’asilo-nido della scuola era giunto, intanto, un quarto maghetto, cugino di primo grado di Greta, Costanza e Federico. Si chiamava Filippo e sgambettava felice di essere approdato in un’isola molto particolare e piena di fascino arcano e, anche se non sapeva ancora scrivere, parlava benissimo il linguaggio silenzioso dei maghi in età pre scolare, fatto di sguardi, gesti e sorrisi.