La fiaba di Peter e Annie
In un angolo riparato del bosco, Peter, un vecchio con la barba bianca e il viso grinzoso, sta seduto su un sasso coperto di muschio. Guarda malinconico davanti a sè senza nulla vedere. Una scintilla di luce passa nei suoi occhi umidi. Sta rivedendo come in un film gli attimi belli e brutti della sua vita. Le sensazioni che prova sono tangibili nelle espressioni del suo volto.
Si rivede bambino: in una grande casa colonica addetto al governo degli animali delle stalle oppure curvo sotto enormi fascine di legna caricate sulle sue spalle esili. Continuamente sgridato per qualsiasi cosa giusta o sbagliata che facesse, nessuno teneva conto della sua età – era un bambino – che faceva quello che poteva e nel modo in cui era capace.
La madre di Peter era morta dandolo alla luce e di ciò lui se ne era fatto carico come se la colpa di quello che era avvenuto fosse soltanto sua. Il padre si era poi risposato con una donna che non l’aveva mai amato e che palesemente lo trattava male a differenza di come amava i propri figli – i suoi quattro fratellastri.

