«Mamma, vado di nuovo a nascondermi!» urlò allegramente l'elefantino Bam mettendosi a correre.
«Aspetta, birbantello, non posso sempre correrti dietro. Non sono più così giovane», lo rimproverava sua mamma, l'elefantessa Ursula.
«Mi piace! Ah, ah, ah! È un bel gioco… trovami, trovami se ci riesci!»
L'elefantino andava spesso a nascondersi dietro qualche albero o cespuglio della loro foresta. L'elefantessa era felice che il piccolo fosse sempre così allegro e spensierato ma, come tutte le mamme, a volte si sentiva molto stanca e avrebbe preferito riposarsi un po' all'ombra di un grande albero. Nonostante ciò non lo perdeva mai di vista, perché sapeva che nella foresta potevano nascondersi molti pericoli.
Temeva soprattutto gli uomini che catturavano gli elefanti per impossessarsi delle loro zanne. Non immaginava però che, proprio in quel momento, due uomini la stessero osservando per tutt'altro motivo.
A circa due ore di distanza, infatti, si stava allestendo il tendone di un circo itinerante. Il proprietario era il severo signor Pietro, un uomo dai lunghi capelli bianchi, sempre con un grosso sigaro tra le labbra e poco gentile con chi lavorava per lui.
Tra gli artisti vivevano anche tanti bambini, come Ivano, Renato e Lidia, cresciuti nel circo insieme alle loro famiglie. Ivano frequentava ogni volta una scuola diversa, seguendo gli spostamenti del circo, e spesso si sentiva diverso dagli altri bambini.
Il signor Pietro desiderava guadagnare sempre di più e un giorno ebbe un'idea: voleva aggiungere un elefante agli spettacoli.
«Portatemi un elefante bello, grosso e sano. Avete una settimana di tempo», ordinò a Luigi e Roberto.
Così i due uomini raggiunsero la foresta e, approfittando di un momento di distrazione, fecero salire il piccolo Bam su un camion. L'elefantessa Ursula, sentendo il suo cucciolo chiamarla, salì spontaneamente per raggiungerlo. Il camion partì e i due elefanti vennero portati al circo.
Lì scoprirono che Ursula avrebbe dovuto imparare a esibirsi come giocoliera con i palloni.
«Io non sono una giocoliera. Sono un'elefantessa!» protestò.
Ma il signor Pietro la minacciò dicendole che, se non avesse obbedito, sarebbe stata separata dal suo piccolo.
Per amore di Bam, Ursula iniziò ad allenarsi con tutto l'impegno possibile. Tuttavia non riusciva a imparare gli esercizi e ogni giorno riceveva nuove minacce. I bambini del circo, invece, le volevano bene e giocavano con il piccolo Bam, cercando di farlo sentire meno solo.
Una notte accadde qualcosa di inaspettato. Dalla roulotte del signor Pietro iniziò a uscire del fumo. Ben presto scoppiò un incendio.
Senza pensarci due volte, Ursula corse alla grande botte dell'acqua, riempì la proboscide e iniziò a spegnere le fiamme. Più volte corse avanti e indietro finché riuscì a domare l'incendio, anche se si scottò la proboscide.
Il signor Pietro si salvò grazie al coraggio dell'elefantessa. Vedendo ciò che aveva fatto per lui, nonostante tutto il male ricevuto, si vergognò profondamente del suo comportamento.
Ursula venne curata e tutti si congratularono con lei. Il proprietario del circo comprese finalmente quanto fosse stata ingiusta la sua crudeltà.
Così decise di liberare Ursula e il piccolo Bam, che tornarono nella loro amata foresta.
Da quel giorno anche il signor Pietro cambiò davvero. Divenne più paziente con i collaboratori, più gentile con gli animali e smise perfino di fumare.
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