07Mar
2014
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Il sogno di Marco

Fiaba di: MARISAGI

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La fiaba

Marco è un bambino di nove anni che abita a Roma nel quartiere trasteverino.

E’ un bambino molto silenzioso e introverso. E’ raro vederlo giocare con altri bambini o fare chiasso o ridere.

Ma non è stato sempre così.

Qualche anno fa era sereno, giocava e rideva con tutti. Quando usciva da scuola scherzava con i compagni in attesa della mamma.

Ora le cose sono cambiate.

Papà ha perso il lavoro ed è alla continua ricerca di un’ occupazione che lo aiuti ad arrivare a fine mese. La mamma lavora facendo pulizie ovunque la chiamano. Nessuno viene a prenderlo a scuola e spesso nessuno è ad attenderlo a casa. E’ cresciuto in fretta Marco, è stato costretto a farlo. Hanno dovuto cambiare casa, quartiere e quindi scuola. Ha perso i suoi amici e le sue vecchie abitudini. Ora vivono in una mansardina, calda d’estate e gelida d’inverno, ma è l’unica che i suoi genitori possono permettersi. Hanno venduto i vecchi mobili che non si adattavano a questa nuova casa e hanno preso pochi pezzi indispensabili. Fanno attenzione al consumo di acqua luce e gas. Hanno la televisione ma la vedono poco.

I genitori vanno a dormire presto perchè si ritirano stanchi e Lorenzo, che dorme nella cucina soggiorno, non può certamente tenere la televisione accesa solo per sè. Tristi sono anche i genitori che non sono mai stati ricchi ma mai così poveri e così timorosi del futuro.

Il bambino, pur avendo tanti desideri e tante richieste, non chiede nulla perchè vede quanto è già difficile per loro pensare all’indispensabile: un piatto a tavola, una maglietta, un paio di scarpe, un paio di pantaloni per non parlare del fitto e delle bollette. Quando trovano un lavoro non si risparmiano e cercano di non far mancare nulla al loro bambino. Il mondo di oggi, però, è pieno di tentazioni. Ovunque si guarda ti pubblicizzano qualcosa che può essere uno zaino, vestiario, un gioco, un telefonino, un computer.

Marco guarda le vetrine, ascolta le pubblicità, osserva i suoi nuovi compagni di scuola e si sente triste e demoralizzato. Non chiede nulla ai genitori perchè si rende conto che anche loro hanno tanti desideri e tante necessità che non possono soddisfare e li rimandano ad un momento migliore.

“Forse la signora mi prende come badante e avrò uno stipendio fisso” dice la mamma. “Sor Gianni mi ha parlato di una falegnameria che ha bisogno di personale, domani ci vado:” Fa eco il padre. Forse, forse, forse.

Intanto i giorni passano e le cose non migliorano. La sera, prima di addormentarsi, Marco prega sempre come gli ha insegnato la mamma e chiede a Gesù bambino un aiuto, una speranza.

Si avvicina dicembre e Lorenzo diventa ancora più triste. I genitori lo guardano impensieriti e cercano di farlo parlare ma lui sorride, li abbraccia, li accarezza e va a fare i compiti.

Il Natale è terribile, è il periodo peggiore per chi non può permettersi nulla.

Non vuole neanche guardare la televisione la sera. Va subito a dormire per sprofondare nel buio e dimenticare tutte le cose tristi. Quando si addormenta, se è fortunato, si trova in un parco con tanti bambini, tutti come lui. Anche loro non hanno giocattoli e non possiedono molto ma ridono, scherzano, giocano. Corrono per il parco dietro a un pallone che a volte non è neanche un vero pallone ma è qualunque cosa che serve allo scopo. E quei bambini lo chiamano e lo invitano a giocare. Si rotolano sull’erba insieme, si danno spintoni e si fanno sgambetti. Quando si sveglia si guarda intorno spaesato, poi riconosce la mansarda, ricade nella sua realtà e nella sua depressione. A volte aspetta con ansia le sera per tornare a giocare con i bambini del sogno. La sua diventa una doppia vita dove di giorno vive l’incubo che svanisce di notte quando ritorna bambino, il bambino che era una volta e che,se è fortunato, riemerge di notte.

Un pomeriggio, a sorpresa, la mamma gli chiede se vuole andare con lei al suo nuovo lavoro.

“Ti hanno preso come badante?” chiede speranzoso Marco.

La madre risponde con un tono allegro che non sentiva da tempo: “Non come badante, ma come baby sitter. Nel palazzo proprio di fronte a noi c’è un bambino con cui devo stare nel pomeriggio dal lunedì al venerdì. I genitori lavorano, si sono trasferiti qui da un’altra città e non conoscono nessuno. E’ più piccolo di te e come te ha dovuto affrontare dei cambiamenti radicali. Forse lo puoi aiutare.”

Marco la guarda perplesso :” ma che sta dicendo ?”, pensa,” come faccio ad aiutare questo bambino quando sono io ad aver bisogno di qualcuno che aiuti me?” Non dice una parola, però, e segue la mamma. Attraversano la strada, bussano al citofono e salgono al primo piano.

Apre una bella signora che li saluta in fretta e mettendosi il cappoto dice che il bambino si è appena appisolato e di non fare troppo rumore. Subito dopo va via lasciando dietro di sè una scia di profumo come quello che metteva sua madre una volta.

Mentre la mamma va in cucina per vedere cosa preparare per il bambino Marco silenziosamente incomincia a fare il giro della casa.

Quante stanze e che bei mobili! Nel soggiorno c’è un televisiore enorme, seduto sul divano di fronte sembra di stare al cinema. A terra ci sono dei tappeti così soffici che si ha l’impressione di camminare sulle nuvole.

Poi intravede da una porta semichiusa dei giocattoli, apre la porta e vede giocattoli di tutti i tipi, libri, fumetti e c’è una playstation, un televisore, un computer, videogiochi,c’è tutto, tutto quello che un bimbo può desiderare. Dalla sorpresa non riesce neanche a pensare, va dalla madre in cucina e per la prima volta le si rivolge inviperito: “Ma come ti viene a mente che io possa aiutare questo bambino? Ma tu hai guardato bene questa casa? Hai visto la stanza con tutti giocattoli? Io ho paura persino a chiederti di comprarmi una penna perchè non abbiamo soldi e questo bambino che vive in questo paradiso secondo te avrebbe bisogno del mio aiuto?” La madre lo guarda stupita davanti a quell’esplosione di rabbia. “Di cosa avrebbe bisogno questo bambino secondo te?”continua Marco” Ha tutto, tutto quello che si può desiderare, tutto quello che io non posso neanche permettermi di sognare di avere. Cosa ci faccio io qui mamma?”

La madre gli si avvicina, lo abbraccia e lo tiene stretto a sè come a voler porre un’argine a tutta quella rabbia pronta ad esplodere.

Ecco però una voce alle loro spalle che con una calma amarezza gli dice: ” E’ vero, io ho tutto. Ho una casa bella, ho bei giocattoli e genitori non mi fanno mancare nulla. Cosa mi manca? Sono tanto, tanto fortunato”.

Marco si gira a guardarlo. Sente nel tono di quel bambino e vede nei suoi occhi quella stessa tristezza e quella stessa sofferenza che appartengono anche a lui. Poi il bambino si gira, va nella stanza dei giocattoli, si siede in mezzo a loro e aspetta. Infatti Marco lo segue:”Che problema hai?”, gli chiede.

“Secondo te non ne ho.” Risponde il bimbo sottovoce. ” Tu hai guardato, hai fatto i conti e hai giudicato. Una casa bella, tanti giocattoli, non ha problemi questo bambino, non può averne!. Mi dispiace, ma non è così. Non ti puoi fermare alle apparenze quando dai un giudizio. Tu sei povero, ma sei sano, non hai problemi di salute, per me sei Tu quello fortunato. Tu puoi correre, saltare, uscire quando piove o quando fa freddo. Se ti viene un raffreddore non è una tragedia, se hai la febbre non devi chiamare mille dottori. Tu sei libero di vivere e se tu hai scelto di isolarti, di intristirti, di evitare gli altri bambini perchè ti vergogni sono problemi tuoi, te li sei creati tu. Essere poveri non significa privarsi della gioia di vivere, come avere tanti giocattoli non significa essere felici, a volte significa solo stare in una gabbia dorata.”

A quanto pare anche questo bambino di soli sette anni è cresciuto in fretta, anche lui ha un peso sulle spalle difficile da portare. Marco guarda sua madre e capisce perchè lo ha portato lì: quel bambino che possiede tante cose è triste e depresso, ha dei problemi proprio come lui e forse, secondo quel cuore amorevole di mamma, possono superarli aiutandosi a vicenda.

Da quel giorno i due bambini diventano inseparabili. Marco e Giulio. Dov’è l’uno trovi l’altro. Entrambi sereni e allegri. Marco continua ad essere povero e Giulio continua ad essere malaticcio, ma si sostengono a vicenda. Quando Giulio non sta bene Marco va da lui e molto spesso non giocano con giocattoli o videogames, ma leggono fumetti e li commentano e parlano di tante cose, soprattutto dei loro sogni e delle loro speranze. Quando è una bella giornata vanno insieme al parco vicino casa e mentre Giulio è seduto sull’erba, godendo solo a guardare tanta la gioia di essere fuori casa e di far parte di un gruppo di coetanei, Marco gioca con gli altri bambini. Poi, stanchi, si siedono tutti intorno a lui a chiacchierare.Si divertono insieme facendo cose semplici, evitando, con tatto, di far stancare quel bambino che non può correre, saltare e, soprattutto, sudare.

Le preghiere di Marco sono state esaudite.

Ora è felice, non è più ricco di prima, non possiede giocattoli ma ha trovato un amico in quel bambino sempre stanco che gli ha insegnato tante cose.

Per prima cosa gli ha fatto ritrovare il piacere di avere amici.

Con lui ha scoperto che per divertirsi a volte basta un fumetto e si può stare ore a leggere, ridere e chiacchierare e che non bisogna stare male al pensiero delle cose che non si hanno perchè in questo modo si perdono anche quelle che si trovano lungo la strada nel frattempo.

Ha imparato che quando si è sereni il giorno è bello anche quando piove.

Non bisogna vergognarsi di non avere ciò che gli altri hanno, perchè ognuno di noi ha qualcosa, tutto sta a capire cosa e a goderne.

Ma l’insegnamento più importante che ha imparato è che la vita va vissuta con gioia.

Prima aspettava la notte per vivere un desiderio di vita ora la notte dorme perchè troppo stanco dopo una giornata intensa e piena di allegria.

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