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La fiaba

lago-cigniIn un’oasi incontaminata vivevano, felici, e in armonia, un gruppo di animali che avevano trovato nella loro comunità equilibrio, solidarietà e anche amicizia.

Tutti, tranne uno: un magnifico cigno, tanto bello ed elegante, quanto sprezzante ed isolato dagli altri. Non si sa se la sua fosse protervia o stupidità.

Nessuno può neppure dire se fosse, invece, chiusura di carattere: perché mai deve essere necessario fare gruppo, solidarizzare con gli altri forzatamente? C’è chi trova la propria dimensione nella solitudine e nell’isolamento, chi ama isolarsi per meditare e trovare risposte anche esistenziali.

Ovviamente nessuno si aspetta e pretende ciò da un cigno che, in fondo, è solo un’oca elegante e, forse, da questa ha ereditato anche le limitate capacità intellettive.

Così nell’oasi passavano i giorni e i mesi e si alternavano le stagioni e gli anni.

C’erano animali che nascevano ed altri che morivano, perché anche questo è l’equilibrio della natura.

Anche il cigno invecchiava nel suo ostinato isolamento ed ignorato da tutti, anche perché, nel corso degli anni, chi aveva provato ad avvicinarlo aveva dovuto fare i conti col suo becco e le sue zampe. Stanchi di risse gli animali avevano così imparato a dimenticarsi della sua esistenza.

Occorre anche dire che nell’oasi lui era il solo esemplare della sua specie: forse se ci fossero stati altri cigni, forse se avesse trovato una compagna, forse se avesse avuto una discendenza, forse...

Ma le cose nella vita a volte vanno così: nessuno ci può fare nulla e in tal modo ci sono esseri che sprecano la propria vita senza slanci, ma anche senza colpe, perché la ruota del destino gira sempre come le pare e non è mai equa nel distribuire fortuna e felicità.

Allora ci sono esseri, animali o persone che siano, che soffrono, a volte in silenzio, altre urlando il proprio dolore, ma a chi importa? In fondo il mondo è più grande di una singola esistenza e va avanti ugualmente.

Ma forse il mondo, nella sua globalità, è fatto di tante singole esistenze ed ognuna di esse è, quindi, il mondo. Gli anni, dunque, passavano, quanti non importa, e il cigno era sempre lì, come un soprammobile a cui tutti si abituano e nessuno si affeziona, lontano dalle risa, dai giochi, dalla felicità.

Un giorno, però, tutti dovettero accorgersi di lui, perché d’improvviso il cigno cominciò a danzare con una leggiadria e una grazia mai viste e tutti lo guardavano ammirati e si commuovevano a tanta bellezza.

Ma quella non era una danza gioiosa: erano gli spasmi della morte che arrivava, solo che nessuno lo capiva perché nessuno andava oltre le apparenze.

E dopo la sua danza meravigliosa il cigno si accasciò sul proprio piumaggio e cominciò un canto dolcissimo e triste che commosse tutti di nuovo.

E tutti pensarono: “Oh, come canta bene, quale meraviglia è il suo canto: perché non ha mai cantato prima?”.

Ma gli animali non potevano sapere che il cigno canta solo in punto di morte e che quello non era una musica d’amore, ma di morte, che erano i lamenti e il dolore di chi sente la vita sfuggire e la nera signora entrargli nelle carni con un dolore indescrivibile se non con quello che a tutti appariva solo una forma di arte straordinaria.

E dopo la danza, dopo il canto, il cigno chiuse gli occhi per sempre e da una palpebra chiusa per la prima e ultima volta sgorgò una lacrima. Allora tutti piansero: non per il cigno morto, ma per il proprio egoismo, perché mai più avrebbero visto e udito tanta grazia e tanta bellezza.

Ognuno degli animali portò, chi una foglia, chi un petalo di fiore, per ricoprire con un sudario la morte, perché la morte fa paura e va nascosta, e perché la bellezza degrada e coprendo il cigno nessuno avrebbe visto tale degrado e tutti avrebbero conservato come ultima immagine di lui quella danza aggraziata e quel canto melodioso.

Poi, per la prima volta, per l’ultima volta, qualcuno pianse per il cigno e ad uno ad uno tutti gli animali piansero, piansero per lui per giorni e giorni, così che nell’oasi si formò uno stagno ed allora vennero altri cigni il stormo.

Alcuni si accoppiarono ed altri ne nacquero e, poi, col passar del tempo, qualcuno di loro moriva ed in punto di morte emetteva quel lamento che a tutti pareva una musica e tutti godevano della bellezza assoluta e qualcuno moriva perché altri potessero trarre vantaggio dalla sua morte, perché così vanno le cose nel mondo, anche in un’oasi felice.



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