Tutte le fiabe che parlano di "crescita"
La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "crescita", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".
La gabbiana e la tartaruga
Un giorno una graziosa gabbiana, volando sopra l’oceano, si imbatté in una scena che la sconcertò: centinaia di tartarughine appena nate arrancavano faticosamente sulla spiaggia nel disperato tentativo di raggiungere il mare.
Per molte di loro la tanto agognata distesa azzurrina non restava che un miraggio, mentre la loro folle corsa terminava negli artigli di affamati uccelli predatori. Quando, in seguito, la nostra gabbiana venne a sapere che le tartarughe erano solite abbandonare le loro uova sulla spiaggia, totalmente ignare della sorte dei loro piccoli, restò veramente indignata.
Lei, che aveva pazientemente covato le sue uova e accudito i piccoli con tanto amore, fino a che non erano stati in grado di volare da soli fuori dal nido, non riusciva a capacitarsi di come una madre potesse essere tanto irresponsabile.
Il mio bambino
Sono qui seduta,da sola a pensare.
Guardo il mio bambino, con suoi giochi, iniziare a giocare.
Allegro,sereno, la sua giornata,è senza fine.
Ripone, i giochi nello scatolone, lo trascina in giardino,
prende il triciclo,si avvia pian pianino,
suona il clacson lui dice; io lo chiamo sonaglino.
Due anni sono tanti, per lui che cresce con impazienza, e pochi per le mamme, che attendono serene.
Il piccolo alpinista
Le campane suonavano a festa quella domenica mattina nel piccolo villaggio ai piedi della grande montagna.
Un bel sole primaverile illuminava la piazza riscaldando un po’ l’aria frizzante che scendeva dalle altre vette.
Gli abitanti di quel paesino erano per lo più boscaioli ed abili alpinisti.
Durante la settimana gli uomini lavoravano nei fitti boschi, tagliando i rami secchi e preparando la legna per gli inverni rigidi e nevosi.
La domenica invece, dopo la messa, partivano, con i ragazzi alla volta della grande parete rocciosa e scalarla era una sfida alla quale nessuno voleva rinunciare.
Così, se il tempo lo permetteva, tutti si preparavano a partire.
Piccolo Uomo e Grande Vecchio: la domanda
Piccolo Uomo era salito sulla Montagna Più Alta e finalmente era di fronte al Grande Vecchio della Terra.
«Ciao, Grande Vecchio» disse Piccolo Uomo. «E’ tanto che cammino e le mie gambe non mi reggono più. Ma il mio problema è enorme e solo tu mi puoi aiutare».
«Davvero?».
«Certo. Giù in città, tutti dicono che sono un bambino e che debbo imparare. Se faccio domande, si irritano: mi rispondono che un giorno capirò e che adesso non è il momento di sapere. Che quando sarò cresciuto, e finalmente sarò uomo, avrò tutte le risposte che cerco. Ma io voglio crescere adesso. E non voglio diventare un uomo. Voglio diventare come te».
«Come me?» domandò il Grande Vecchio.
«Sì, come te» rispose Piccolo Uomo.
«E come sarei io?» domandò il Grande Vecchio.
Enrichetta e il profumo di lavanda
In una casetta vicino al lago viveva una famigliola felice: papà. mamma ed Enrichetta, una bellissima bambina di sei anni. Beh! In realtà la famigliola non era proprio felice perché Enrichetta era una bambina terribile, nervosa e agitata. Ogni giorno i suoi capricci e le sue urla, quando voleva qualcosa, facevano tappare le orecchie a tutte le persone che le stavano vicino. Era capace di battere i piedi a terra, diventare furibonda, scagliare oggetti, solo perché la sua mamma non riusciva sempre ad accontentarla.
I suoi genitori, nonostante tutto, la adoravano e si dicevano:
– Cambierà, crescerà, si calmerà. Ma gli anni passavano e nulla sembrava cambiare.
I due poveretti erano davvero disperati perché ormai non sapevano più cosa fare con lei. Le avevano provate tutte, ma nulla era riuscito a far diventare Enrichetta una brava e tranquilla bambina.
La battaglia della minestra
Nel paese di Salicebianco i bambini non avevano più il sorriso. Si svegliavano senza entusiasmo, facevano svogliatamente colazione, non volevano andare a scuola (beh, la scuola non aveva mai costituito una grossa attrattiva, in realtà). Le mamme erano preoccupatissime, proprio su di giri. Improvvisamente erano diventate così permissive!
Se prima facevano di tutto per non viziare i loro figli, per farli rigare diritto, insomma, ora erano arrendevoli e consentivano ai bambini di fare praticamente qualsiasi cosa.
La situazione stava degenerando, ma per capire meglio cosa stesse accadendo occorre fare un passo indietro.












