29Feb
2016

La favola del buon compleanno

Fiaba di: Geremina Leva

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La fiaba

C’era una volta un castello molto affollato.

Vi abitavano infatti il re, la regina, il principe, la principessa, il mago, la strega e le fatine, ognuno con il suo seguito di amici, nemici, parenti e conoscenti.

Peccato che nessuno vi poteva entrare perché era chiuso e apriva le porte una sola volta all’anno.

E cioè il giorno del compleanno.

« Il compleanno di chi? » chiede Carletta alla mamma.
« Ma il tuo naturalmente »
Carletta ne è molto felice ma chissà quanto manca al giorno del suo compleanno.

E così ogni mattina appena sveglia, correva dalla mamma e le chiedeva:
« Mamma è oggi? E’ oggi il giorno del compleanno? »
« No » rispondeva la mamma « Non è ancora oggi »

E tutti i giorni, proprio tutti, Carletta chiedeva:
« E’ oggi mamma? »

La mamma stanca di rispondere raccolse una grossa margherita e disse a Carletta:
« Il giorno in cui non sarà rimasto nemmeno un petalo, sarà il giorno del compleanno.»
« Oh che bello! » pensava Carletta « Quel giorno il castello aprirà le porte. »

Passarono i giorni e i petali e finalmente il compleanno arrivò.
«URRÁ’, URRÁ» gridava Carletta « Finalmente! Oggi apre il castello »

E così Carletta uscì, volando come un fulmine con le ali.

Giunta davanti all’enorme portone vide che era ancora chiuso con catene, chiavistelli e lucchetti. Allora suonò il campanello.

Dopo qualche minuto, il maggiordomo rispose:
« Chi suona? »
« Sono Carletta, quando apre il castello? »
« Beh apre il giorno del compleanno, lo sanno tutti. »
« Ma è oggi, è proprio oggi! La margherita ha finito tutti i petali. »
Dall’altra parte si sentì tossicchiare, borbottare:
« Bene bene signorina torno subito! »
Carletta si sedette a terra e aspettò.

Intanto il maggiordomo corse al castello e entrando e uscendo da tutte le stanze, urlava:
« Signori, signori, è arrivato il giorno, il giorno del compleanno!! »

E man mano che passava si udivano boati, sbadigli, chiavistelli che giravano, motori che ripartivano.

Il maggiordomo arrivò davanti al re mentre stava finendo di sistemarsi la corona in testa e disse:
« Perbacco ma non si era accorto che l’orologio si era fermato? Guardi è fermo all’anno scorso. »

Oh che disastro, il maggiordomo no, che non se ne era accorto e insieme a lui tutti gli altri.
« Cosa facciamo adesso sua maestà? Non possiamo certo farla entrare con questa confusione e con niente di pronto!»
« Certo, certo che no » concordò il re « Ma va, va e prendi tempo. Dille che per aprire il castello deve portare un cesto di…di…noci, ecco si, di noci. »

E così il maggiordomo corse al citofono e disse:
« Bambina, hai portato le noci? »
« Le noci? » ripeté Carletta « No, non ne ho. »
« Eh, eh » continuava a dire il maggiordomo.
« E’ un problema, se non hai le noci non posso aprire, no. »

E allora Carletta corse a casa e con gran fretta chiese alla mamma dove trovare delle noci e la mamma la indirizzò al bosco. Corse nel bosco e raccolse in un battibaleno un bel cestino di noci con guscio.

Tornò quindi al castello. Suonò:
« Adesso apre il castello? » chiese Carletta.

Il maggiordomo corse a palazzo.

Dentro, la confusione continuava. Piatti, posate, pendoli, poltrone, tavoli, tutti portavano tutto, chi andava chi veniva chi saliva. Non si capiva niente.

Il maggiordomo si fece largo e arrivò dal re che stava in quel momento finendo di lucidare il trono. E con un gran fiatone gli disse:
« Sua altezza, è tornata e chiede di aprire. Che facciamo? Siamo pronti? »

E il re gli rispose: « Ti sei guardato intorno? Ti sembra tutto pronto? No che non lo siamo. Va, va e prendi tempo e dille che per entrare deve avere…avere…vediamo…che deve avere? ah si! deve avere uno scialle con cappuccio rosso, ben rosso. »

Il maggiordomo, riprese fiato e uscì, sempre di corsa ovviamente.
« Ehi bambina, sei ancora lì? »
E Carletta che si era un po’ assopita: « Certo certo che sono qui. »
« Ce l’hai lo scialle col cappuccio rosso? »
« No, non ce l’ho lo scialle. Ho una giacca blu. »
« Eh no, no non ci siamo. Per entrare devi avere lo scialle rosso, col cappuccio anche eh! »

E Carletta corse a casa della nonna, ma la nonna non aveva uno scialle rosso e così glielo fece, con i ferri e con la lana e in una battibaleno lo scialle era pronto.
Corse al castello e suonò:
« Apre adesso il castello? »
Il maggiordomo corse a palazzo.

« Sua maestà lo scialle, lo scialle è lì » il maggiordomo era sfinito e non si capiva nemmeno quello che diceva ma il re aveva capito lo stesso.
« Acciderboli! Mancano gli ultimi ritocchi e saremo pronti ad aprire. Intanto va, va, prendi tempo e dille che per entrare servono…servono…ecco si, delle scarpette di cristallo. »

« Bambina? » di nuovo il maggiordomo a Carletta « Ce l’hai le scarpette di cristallo? »

Carletta si guardò gli stivaloni verdi che metteva quando stava per piovere. E allora, senza neanche sentirselo dire, corse a casa, (dalla mamma o dalla nonna? no, sicuramente non c’era speranza che la nonna avesse le scarpe di cristallo) dalla mamma che sì, le aveva, ma del suo numero. Carletta iniziò a piangere anche perchè stava per imbrunire e veniva la sera. Allora la mamma le suggerì di mettere del cotone nella punta delle scarpe così da poterle indossare.

Visto che era un’ottima idea, mise le scarpe e corse al castello.

Suonò e chiese sfinita:
« Apre il castello? »
Il maggiordomo guardò dal buchino le scarpe e corse dal re.
« Sua maestà, sua maestà ci siamo. Anche le scarpe di cristallo. Ha praticamente tutto. »
« Ha trovato anche le scarpe di cristallo? » si stupì la regina « Ma dove? Cenerentola se le sarà perse un’altra volta? »

Tutto intorno era comunque pronto. Chi mangiava, chi ballava, chi suonava, chi cantava, chi rideva.
« Apri pure » sentenziò il re.

Il maggiordomo corse al cancello e, per grande stupore e meraviglia di Carletta, le grandi porte si spalancarono.
Appena entrata nel gran salone, ci fu silenzio e tutti vedendo Carletta dissero:
« Ooohhh! »

Poi le fecero largo e il re e la regina la presero sottobraccio e la portarono davanti ad un grandissimo orologio.
Questo orologio aveva ore, minuti, secondi, giorni, mesi, anni e sotto due cavalieri a cavallo muovevano una pesante ruota per farlo girare e far passare il tempo.

E il re disse:
« Carletta il prossimo giro è per te »

E mentre i cavalieri giravano con gran fatica, il re e la regina recitavano:

« Sogna oggi
Sogna domani
Senza dormire
Senza mentire
Ricorda sempre
Dimentica mai
I giorni felici
E quanti anni hai »

L’anno passò dal numero 6 al 7 e fu gran festa. Palloncini, fischi, dolci, caramelle. Tutti applaudivano e le dicevano « Buon Compleanno! ». Una fatina le pose in testa un diadema, le tolsero lo scialle e le grandi scarpe di cristallo e le fecero indossare un vestito di ricci e veli e scarpe della sua misura in paillette dorate.

Poi arrivò la sera e la festa finì. Carletta ringraziò, salutò e uscì.
Arrivata al portone, una fatina le diede una bacchetta magica e una formula da recitare:

« Cerchi d’argento
lancette a colori
matite pastelli
gessetti acquerelli.
Racconto e disegno
riscrivo e ritaglio
per sempre restate
nel mio compleanno »

Dette queste parole, il castello e tutto quello che aveva dentro e intorno si accartocciò finché rimase una piccola cosa. A Carletta veniva da piangere ma quando si avvicinò vide che a terra c’era ora un libro. Lo aprì e tutti erano lì, il castello e tutto ciò che aveva dentro e intorno.

« All’anno prossimo! » le sussurrò il maggiordomo dal citofono a pagina 10.

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