30Giu
2015

Le fiabe disoccupate

Fiaba di: Doroty

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La fiaba

In un tempo talmente vicino che sembra ieri,  la Terra era governata da Sua Maestà La  Modernità.

Era una regina molto intelligente, sapeva inventare e costruire tantissimi oggetti capaci di fare cose strabilianti come volare, far sentire la voce di due persone lontane tra loro, mettere tutto il sapere accumulato dagli uomini in mille e mille anni dentro uno schermo un po’ più grande di un francobollo, volare sulla Luna e così via.

Insomma, tutta la magia delle fiabe con i bambini volanti come Peter, con i rospi che in realtà erano principi, con la polvere delle streghe capace di far impazzire o innamorare, con i maghi e i loro libroni dell’Antico Sapere, era stata sostituita da lei, da quella regina che i grandi chiamavano Tecnologia, Progresso o semplicemente La Modernità.

A peggiorare la situazione delle fiabe, aggiungiamo che nel mondo governato da Sua maestà la Modernità, vivevano anche orchi, imbroglioni e cattivi re, al cui confronto, quelli delle fiabe, facevano sorridere .

Come se non bastasse, era un mondo  dove nascevano pochi bambini ma ne morivano tanti, perché erano più poveri di Hansel e Gretel oppure ci pensava la Strega Guerra a portarseli via.

Per finire, i boschi e le foreste  descritti nelle fiabe , erano quasi scomparsi dal pianeta Terra, e a nominarli, qualcuno cominciava a non capire di cosa si stesse parlando.

Le fiabe allora se ne tornarono nel loro mondo, la città  delle fiabe, appunto, perché sul pianeta Terra erano rimaste disoccupate cioè nessuno chiedeva più di sentire le loro storie, a nessuno interessava più vederle  illustrate sui libri.

Erano convinte, però, che gli esseri umani, sentendo la loro nostalgia, le avrebbe pregate di ritornare.

Poi un brutto giorno venne emanato quel decreto… Ma questa è una storia lunga e se vuoi conoscerla dovrai leggere il racconto che segue.

Nella Città Delle Fiabe

Fatina: Pinocchio, allora?

Pinocchio: Niente.

Fatina: Niente? Non essere triste, riprova domani, vedrai: prima o poi riuscirai a trovare lavoro, sono sicura che ci sono ancora tanti bambini a cui piacerebbe ascoltare la tua storia.

Ha telefonato La Bella Addormentata, viene a cena da noi stasera. Soffre d’insonnia, poverina, non riesce più a farsi le belle dormite di una volta. Il Principe Azzurro?

Pinocchio: Quello poi… non me lo nominare.

Fatina: Non telefona mai, vero?

Pinocchio: No. Mai.

Fatina: Ha venduto il castello, lo sapevi?

Pinocchio: Sì, è tutto chiuso.

Cappuccetto Rosso: Buongiorno!

Fatina: Cappuccetto Rosso! Da dove vieni? Entra, entra…

Cappuccetto Rosso: Sono andata a portare qualcosa da mangiare a quel povero Lupo, mi fa una pena. Da quando è disoccupato dimentica persino di mangiare. Ha telefonato Peter per caso?

Fatina: No, forse verrà più tardi. Anche lui non sta molto bene. Quei mostri volanti sono la sua ossessione: A-E-R-E-I mi pare si chiamino. Si allena notte e giorno perché è convinto che se non riuscirà a volare più veloce di loro non avrà mai più un lavoro. Anche se i bambini moderni sono abituati a vedere quei cosi che volano, un bambino volante come Peter è tutta un’altra magia. Povero Peter.

Pinocchio: Sua Maestà La Modernità ne ha combinata un’altra delle sue.

Fatina: Fai sentire. Leggi ad alta voce. A te la disoccupazione ha fatto bene, non avendo altro da fare hai finalmente imparato a leggere.

Pinocchio: Leggo?

Fatina: Sì. Ad alta voce.

Pinocchio: “Sua Maestà La Modernità, signora e padrona del pianeta Terra ha emanato un decreto con attuazione immediata. E’ severamente e per sempre proibito: leggere, comporre o diffondere fiabe, filastrocche, poesie e sciocchezze del genere. Chiunque conservasse ancora in casa tal genere di letteratura, dovrà immediatamente e pubblicamente distruggerla. C’è scritto proprio così:” Sciocchezze del genere”.

Poi continua: ” Eroi, poeti e scrittori di fiabe ancora presenti sul pianeta, dovranno abbandonarlo entro l’alba di domani. Le punizioni  previste per chi non ubbidirà al divieto, saranno pesantissime e verranno rese note nel prossimo bollettino”.

Fatina: E’ terribile. Andate a chiamare il Grillo Parlante. Non è bastato che ce ne andassimo noi, vecchi abitanti di piccole storie, vuole distruggere  anche i semi oltre agli alberi. Oh, questa Maestà La Modernità …

Dobbiamo prepararci, arriveranno tanti scrittori e poeti qui da noi a cercare rifugio.

Cappuccetto Rosso: Ma come faranno ad arrivare fin qui? Questo luogo non è mica sulle carte geografiche.

Fatina: Mentre Pinocchio leggeva ho pensato come fare. Andranno a prenderli il Gatto con gli stivali e Pollicino, con gli stivali delle sette leghe. Chiunque lo vorrà sarà nostro ospite. Coraggio, muoviamoci..

Pinocchio: Se lo dici tu. Vado a chiamare quel piantagrane.

Fatina: Pinocchio! Un po’ di rispetto per quell’anziano Grillo.

(squilla il telefono)

Pinocchio: Pronto? Robin sei tu? Capiti proprio al momento giusto, vieni subito. Sta succedendo qualcosa di terribile.

(rivolgendosi agli altri) Robin Hood… sta arrivando.

Intanto, nel mondo degli esseri umani…

Strillone: Edizione straordinaria! Edizione straordinaria! Sua Maestà La Modernità ha bandito dal suo regno Eroi, poeti e scrittori di fiabe, che devono lasciare il pianeta entro l’alba di domani. Le pene previste per i trasgressori saranno pesantissime. Edizione straordinaria! Edizione straordinaria!

Il poeta

Narratori: Il mattino seguente la Fatina trovò un uomo alle porte della città. I vestiti e le scarpe pieni di polvere, gli occhi arrossati attorno ad uno sguardo spaventato, facevano pensare che avesse viaggiato molto e dormito molto poco da un bel po’ di giorni.

Fatina: Chi sei?

Poeta: Sono un poeta Dove mi trovo?

Fatina: Nella città delle fiabe. Non capisco come hai fatto a trovarci, ma poco importa. Adesso sei al sicuro. Tra poco arriveranno molti tuoi colleghi, così forse ti sentirai più a tuo agio.

Poeta: Ma allora esiste davvero, la mitica città delle fiabe…

Fatina: Sono la Fata Turchina non ti ricordi più di me?

Poeta: Certo, non ti vedevo da tanto tempo. Adesso vado, felice di averti rivista.

Fatina: No, aspetta. Tra poco ci sarà una riunione molto importante. Fermati. Partecipa anche tu. Forse potrai aiutarci a capire.

Poeta: Non so di cosa tu stia parlando. Lasciami andare ti prego, sono toppo stanco per capire, per pensare.

Fatina: Vieni, andiamo a casa mia. Prima che cominci la riunione potrai riposare un po’. Sua Maestà La Modernità ti ha conciato proprio bene.

La riunione

Grillo: Dichiaro ufficialmente aperta la riunione. Chi vuole cominciare?

Fatina: Comincio io. Signori, siamo qui riuniti perché non possiamo più stare a guardare il pineta Terra morire, stritolato dalla voracità di Sua Maestà La Modernità e dalla sua corte: Sua Ignoranza Beata, L’illustrissimo Egoismo e insomma, li conoscete, non c’è bisogno che ve li elenchi tutti. Noi siamo stati scacciati e umiliati ma, come si dice, i veri amici si aiutano nel momento del bisogno.

Robin: Ma quali amici e amici! Gli esseri umani sono troppo egoisti e stupidi per sapere cos’è un amico.

Tutti: Giusto!! Ben detto!

Grillo:Signori, signori! Vi prego. Il momento è drammatico. Vi prego. Lasciate che vi dica cosa penso. E’ da molto tempo che non parlo. Lo sapete, la saggezza non è mai andata molto di moda, né in questo mondo né in quell’altro. Venite più vicini. La mia vista non è più tanto buona ed io ho bisogno di guardare i vostri occhi. Ecco. Così. Dunque. Secondo voi perché non c’è più posto per noi nel mondo degli esseri umani?

Pinocchio: Secondo me, oggi, il mondo degli esseri umani è pieno di gente come il Gatto e La Volpe. Furbi e imbroglioni che se ne vanno in giro in giacca e cravatta e godono del rispetto di tutti.

Per non parlare dei burattinai come Mangiafuoco. Ce ne sono ovunque sul pianeta Terra, sono tiranni che governano milioni e milioni di persone, aggrovigliate dentro fili invisibili: la paura,  l’ignoranza, l’odio, l’obbedienza cieca.

I nostri “cattivi”, al loro confronto, non spaventano nemmeno  i bambini.

Grillo: Tu, Peter? Cosa ne pensi?

Peter: Cosa vuoi che ti dica Grillo, muoiono così tanti bambini nel mondo degli esseri umani: muoiono di fame, di guerra, di malattie, di povertà. Ce ne sono sempre di meno. Forse per questo nessuno ha sentito il bisogno di fare una sommossa per farci ritornare.

Grillo: Robin Hood, e tu?

Robin: Sherwood adesso è una grande autostrada. Io e i miei amici non potevamo certo nasconderci dietro le auto in sosta all’autogrill. Ci sono sempre meno boschi e alberi  sul pianeta Terra.                                                                                                                                  Ce ne siamo andati. Non c’è più posto per noi Grillo, questa è la verità. Il mondo che aveva bisogno di noi non esiste più.

Grillo: Fatina.

Fatina: C’è un poeta, Grillo. L’ho trovato sfinito alle porte della città. Vorrei sentire prima lui.

Grillo: Benvenuto. Parlaci di te.

Poeta: Io sono un poeta, o forse farei meglio a dire che ero un poeta.

Grillo: Ciò che sei puoi saperlo solo tu.

Poeta: Diciamo che non so più molto bene cosa sono e faccio fatica a credere che voi siate quello che sembrate. Comunque. Non mi meraviglio più di niente. Vi chiedo solo di concedermi ospitalità mentre cerco una sistemazione.

Grillo: Puoi rimanere quanto vuoi.

Fatina: Grillo, io credo sia necessario fare qualcosa. Un tempo eravamo così bravi: incantesimi, filtri e sortilegi erano pane quotidiano per noi. Non possiamo rinunciare a lottare.

Orco: Senti Fatina, tu parli bene, ma questa guerra non è la nostra guerra. Noi, la nostra, l’abbiamo già persa. Gli esseri umani hanno scelto. Bene: ne paghino le conseguenze. Hanno voluto Sua Maestà La Modernità quindi se la meritano, per me se li può mangiare tutti in un sol boccone!

Fatina: Cioè come facevi tu quando mangiavi i bambini.

Orco: Adesso non li mangio più! E poi questo è un colpo basso: cosa c’entra? Non è il mio passato in discussione in questa assemblea.

Lupo: Giusto! Andiamocene Orco, stiamo perdendo il nostro tempo.

Fatina: Lupo, aspetta!

Strega: Mi avete proprio stancata, sono tentata di trasformarvi tutti in rospi, ma sono troppo triste e per essere cattivi ci vuole una certa energia. Lasciateli perdere, gli esseri umani intendo, sono più cattivi e malvagi di me, di me prima che questa disoccupazione mi riducesse così…

Fatina: E’ proprio questo il punto.

Orco: Quale sarebbe questo punto? Sentiamo. Signori: la Fatina ha trovato il punto!

Grillo: Signori… signori…

Fatina: Il punto è che adesso stiamo soffrendo e questo ci sta trasformando. Pinocchio ha imparato a leggere. Orco non mangia più i bambini. La Strega non riesce più a creare perfidi filtri e malefici incantesimi e così via. Anche gli esseri umani stanno soffrendo, anche se sembrano felici. Dobbiamo aiutarli a capire e a cambiare.

Orco: Solo tu non cambi mai, sei sempre la solita chiacchierona. Di grazia: vorresti concludere?

Tutti: Giusto! Giusto!

Fatina: Concludo, concludo. Abbiamo trovato un lavoro e non ce ne siamo nemmeno accorti.

Tutti: DOVE!? Cosa?

Fatina: C’è una favola che ha bisogno di noi per scrivere il suo finale e un nuovo inizio. Sul pianeta  Terra un re geniale ma spietato tiene sotto il suo potente incantesimo un numero inimmaginabile di sudditi. Nel suo regno muoiono più bambini di quanti ne abbia mangiati tu in tutta la tua carriera Orco.                                                                                            Altro che rospi e principi, Strega. I suoi sudditi sono diventati quasi tutti robot, tutti robot terribilmente uguali.                                                                                                           Le nonne, Lupo, questi robot non le mangiano, le seppelliscono vive, e i nipoti, Cappuccetto, non si sognano nemmeno di andarle a trovare.

Orco: Cioè, vorresti dire che questa mostriciattola di Sua Maestà La Modernità è più cattiva di me?

Fatina: Sì.

Lupo: E più spietata di ME!

Fatina: Sì.

Strega: E più potente di me?

Fatina: Peter, Robin, Cappuccetto, voi la volete combattere questa guerra?

Peter: Io sono troppo piccolo.

Robin: Io sono troppo solo.

Cappuccetto: Non saprei…

Fatina: Per vincere questa terribile guerra non basta la forza, ci vogliono anche astuzia, fantasia, amore. Insomma, c’è bisogno di tutti noi.

Tutti: Grillo, facciamo un piano!

Narratori

Cosa trameranno? Quando e come colpiranno?

Intanto, alla corte di Sua Maestà La Modernità…

Sua maestà: Avanti. Ah, Illustrissimo Egoismo, cosa c’è?

I.E.: Maestà! Ho urgente bisogno di parlare con voi.

Sua Maestà: Non ho tempo adesso, mandami un fax.

I.E. Maestà… sono tornati.

S.M.: Chi?

I.E.: Loro. Quelli delle fiabe.

S.M.: Ancora con questa stupida storia. Sparisci e vai a lavorare. Le tue milizie si stanno rammollendo: Arroganza, Vendetta, Intolleranza, sono eserciti in ferie da quando il loro capo va in giro a cercare fantasmi.

I.E.: Non sono io che li cerco Maestà. E’ un mese ormai che vedo troppi strani eventi e… poco fa… li ho visti con vostro figlio Tecno.

S.M.: Adesso basta! Non nominare mio figlio Tecno. Nessuno oserebbe toccarlo. Lo sai, nessuno sopravviverebbe alla mia vendetta se dovesse accadergli qualcosa. E adesso sparisci perché ne ho veramente abbastanza.

I.E.: Maestà…

S.M.: Vai!

(Dopo un po’ suonano di nuovo alla porta)

S.M.: Chi è? Ah, Sua Ignoranza Beata, capiti proprio a proposito. Intendo affidarti un’importante missione. Perché mi guardi in quel modo?

S.I.B.: Maestà, non lo sentite anche voi?

S.M.: Cosa?

S.I.B.: Questo profumo. Mi ricorda la mia infanzia, mi turba. Insomma, io sono ignorante, non conosco il nome di tutte le cose, ma quest’odore… e certi occhi che…

S.M.: Continua, cosa stavi dicendo?

S.I.B.: Da qualche settimana incontro strana gente per strada; sono vestiti come tutti e hanno il loro corredo elettronico e mascherina antismog ma..

S.M.: Ma?

S.I.B.: Occhi Maestà, occhi così non ne vedevo da tanto tempo.

S.M.: Sei uno stupido ignorante in cerca di gloria. Cerchi d’impressionarmi con i tuoi discorsi fumosi perché vuoi ottenere qualcosa, vero? Vai via e non guardare più la gente negli occhi: gli occhi rapiscono e confondono, guarda in alto, nel vuoto. Tu hai una missione, non puoi permetterti distrazioni.

S.I.B. Qual è la mia missione sire? Lo ignoro o forse me ne sono dimenticato.

S.M.: Sei proprio un ignorante, ma vai benissimo così. Per questo sei il direttore di tutte le reti televisive del mio regno. Questa è la tua missione: fare, inventare ed allestire trasmissioni cretine. La cultura e l’informazione, anche grazie a te, sono state quasi completamente debellate. Bravo! Ma ora vai, ho veramente molto da fare.

S.I.B.: E l’importante missione che intendevate affidarmi?

(la porta si spalanca all’improvviso ed entrano due guardie)

Due guardie: Maestà! Maestà! Tecno è scomparso. Abbiamo motivo di credere che sia stato rapito.

Nel mondo delle fiabe

Fatina: Tecno, non aver paura. Tra poco ti riporteremo a casa. Vogliamo solo che ci ascolti un momento.

Tanto tempo fa, i bambini diventavano uomini e donne forti e coraggiosi  ascoltando le fiabe, meravigliose storie di eroi ed eroine, di fate e cavalieri, ma anche di orchi e streghe perché la vita non è fatta di un solo colore, o di un solo tipo di persone. Bisogna conoscere dove conducono il Bene e il Male, così possiamo scegliere ogni volta che se ne presenta la necessità E’ troppo difficile questo discorso Tecno?

Tecno: Un po’. Io non ho mai pensato a queste cose che stai dicendo tu.  A me basta chattare con gli amici, giocare ai video giochi, con quelli puoi giocare anche da solo. Mi basta avere bei vestiti, essere figo insomma. Questo è un bene. Altrimenti ti prendono in giro, sei uno sfigato. Io non voglio essere uno sfigato.

Fatina: Tecno, sai chi è un eroe?

Tecno: No, chi è?

Fatina: Posso raccontarti la storia di un eroe?

Tecno: Va bene, ti presto il mio iPhone, qui dentro c’è tutto, sicuramente anche la tua storia.

Fatina: No, grazie, preferisco raccontartela guardandoti negli occhi. Posso?

Tecno: Bene, mi collego ai tuoi occhi allora, ah ah!

Fatina: Sei molto simpatico. Allora. C’era una volta un bambino sfigato che si chiamava Pollicino. Un giorno…

La Fatina raccontava, raccontava, e Tecno ascoltava, collegato ai suoi occhi.

Fatina: Secondo te chi è l’eroe di questa fiaba, cioè il personaggio che ha risolto un grande problema?

Tecno:Pollicino.

Fatina: Cioè?

Tecno: Lo sfigato! Wow, uno sfigato che diventa eroe. Mai sentito. Ne sai un’altra?

Fatina: Certo. Adesso ti racconto quella di un rospo che s’innamora di una principessa.

Tecno: Ho capito: un altro sfigato.

Il bambino si accomodò meglio sugli enormi cuscini colorati della “Stanza per raccontare”, situata proprio al centro della Città delle fiabe. Era un’enorme teca rettangolare, trasparente; da lì si poteva vedere la vita di fuori e mescolarla con l’immaginazione di dentro. Era così che, da tempo immemorabile nascevano e poi si raccontavano, per non dimenticarle, le storie inventate per consolare e far crescere i bambini: le fiabe.

Fatina. E conosci quella della Bella e La Bestia?

Tecno: No. Su, racconta. Anche quest’eroe non se la passava tanto bene?

Fatina: Sì, però poi ha conquistato il cuore della sua amata.

Alla fine del racconto Tecno sembrava assorto.

Tecno: Fatina…

Fatina: Sì, che c’è Tecno, mi sembri turbato, a cosa stai pensando?

Tecno: Anch’io sono un principe, figlio di Sua Maestà La Modernità, però a volte mi sento come quel rospetto o come La Bestia.

Fatina: Che vuoi dire, non capisco, tu sei così carino.

Tecno: Davvero? Sai mantenere un segreto segretissimo?

Fatina: Certo!

Tecno:I miei amici non osano prendermi in giro perché sono il figlio del re, ma io so cosa pensano, che sono bassino, foruncoloso e a volte balbetto. Anche mio padre forse si vergogna di me, gli piacerebbe un figlio più figo. Non ho nemmeno una fidanzata, a nove anni!

Fatina: Quando ti senti così, pensa a Pollicino, tutto quanto gli mancava in altezza gli abbondava in intelligenza. E il principe Ranocchio allora? E la Bestia di cui Bella s’innamora? Un giorno incontrerai anche tu una principessa che vedrà la tua vera bellezza, tu allora ti guarderai con i suoi occhi e finalmente scoprirai di essere unico e specialissimo.

Continuarono così tutto il pomeriggio: tra fiabe, confidenze segretissime e montagne di gelato, tanto nella città delle fiabe l’aria era piena di bollicine che aiutavano la digestione.

Infine, giunse il momento di separarsi.

Fatina: Adesso tornerai a casa e non ricorderai nulla di questo nostro incontro, avrai solo voglia di ascoltare una fiaba. Non ti preoccupare, anche se non dovessi sentirti molto bene, non ti accadrà niente di male. Te lo prometto. Ciao Tecno. Grazie.

Tecno: Ciao Fatina, ti lascio il mio iPad, io ne ho molti altri. Metti le tue storie in rete, potresti creare un blog. Insomma, vedi tu, peccato che queste belle storie le conosci solo tu.

Fatina: Grazie Tecno, magari un giorno ci rivedremo e mi insegnerai, ho proprio voglia di imparare come funziona questo aggeggio. Adesso vai, tuo padre sarà preoccupatissimo. Ciao.

Narratori

Intano, alla corte di Sua Maestà La Modernità…

Tecno: Papà! Papà!

Sua Maestà: Tecno. Ma dove sei stato? Mi hai fatto spaventare moltissimo.

Tecno: Ma papà, ho fatto solo un giretto con il triciclo turbo che mi hai regalato. Papà, mi racconteresti una fiaba?

S.M. Cosa hai detto? Chi ti ha insegnato questa parola? Sono stati loro vero? Parla, dimmi la verità, dove si sono rifugiati? Li voglio sterminare uno ad uno, con le mie stesse mani!

Tecno: Papà… (Sviene).

S.M. Tecno! Cosa ti hanno fatto?

(le guardie corrono ad aiutarlo ed escono tutti di scena).

A colloquio con i medici

Sua Maestà: Allora? Cos’ha mio figlio?

I° medico: E’ grave maestà.

S.M. Cosa volete dire? Tutta la scienza di questo stupido pianeta non è in grado di salvarlo?

II° medico: No, Maestà.

S.M.: Siete un branco di idioti, incapaci persino di capire cos’abbia.

I°: No, Maestà. Sappiamo cosa gli è successo.

S.M.: E cosa aspettate a dirmelo?

II° medico: Vostro figlio maestà, ha la bambinite, una malattia molto antica che credevamo ormai scomparsa…

S.M.: E non c’è rimedio?

I° medico: Sì. Ma…

S.M. Cosa? Qualunque cosa, anche se  si trovasse in fondo all’Universo, ditemi subito di cosa ha bisogno.

II° medico: Fiabe maestà. Non ci sono altri rimedi per curare il cuore di un bambino affetto da bambinite.

S.M. Cosa posso fare io, adesso? Chi mi può aiutare?

I° medico: Fiabe, maestà, sono le uniche che producono gli anticorpi dei desideri e della speranza.

S.M. Lasciatemi solo.

Lo so che potete sentirmi, per favore parliamo. Ho bisogno di voi.

Fatina: Eccoci.

S.M. Ciao Fatina, non sei per niente cambiata.

Fatina: Tu sì, lo smog ti ha reso un po’ più grigio, ma gli occhi sono sempre gli stessi, acuti e brillanti.

S.M.: Mio figlio sta morendo, ha la bambinite e io non ricordo nemmeno una fiaba per poterlo aiutare. Vi prego, raccontatemene qualcuna, in cambio vi darò qualunque cosa.

Grillo: Che sapore hanno la paura, l’impotenza?

S.M.: Terribile. Si chiama così quello che sento?

Fatina: Sì. Adesso puoi governare, adesso sai che prima di essere un re sei un padre. Non te lo dimenticare.

Tecno: Papà!

S.M. Tecno! Come ti senti?

Tecno: Benissimo. Ho fatto un sogno strano, c’erano fate, grilli. Oh, ma tu sei in riunione. Io vado pà, ci vediamo dopo.

S.M. Grazie. Cosa vi devo?

Grillo: Niente. Abbiamo già ottenuto quello che volevamo.

S.M. Aspettate. Vorrei che tornaste.

Grillo, ho proprio bisogno di ripristinare il ministero della Cultura e dell’Informazione onesta, e io non conosco nessuno più onesto di te.

E tu, Fatina, per favore resta e aiutami a non dimenticare.

E tu Pinocchio, insieme a Cappuccetto, Pollicino, Hansel e Gretel  tornate a giocare con mio figlio e con gli altri bambini del regno, sono sicuro che vi divertirete molto assieme.

Tornate tutti, vi prego, adesso che vi ho rivisti, ho capito che mi siete mancati.

Narratori

“Adesso che vi ho rivisti, ho capito che mi siete mancati”. Ma ti pare possibile che sia tanto cambiato?

Si è preso un bello spavento.

Farà presto a dimenticare.

La Fatina lo aiuterà a ricordare.

Ti pare possibile questo futuro? E quando comincerà?

Certo che è un futuro possibile, ed è già cominciato.

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