12Mar
2015

Il piccolo mago di Taratà

Fiaba di: belfagor

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La fiaba

Era una giornata piuttosto fredda, ma il sole faceva già copolino attraverso i tetti del paese di Taratà.

Tutte le mattine, tra le piccole stradine e tra i vicoli del paese, si sentiva il rumore delle ruote del carretto che il piccolo mago di Taratà si tirava dietro: il tintinnìo delle cianfrusaglie che dondolavano nel carretto aveva fine solo quando il piccolo mago trovava il posto ideale per iniziare il suo spettacolo tradizionale.

Si può dire che quella era la sveglia del paese: i più pigri e i più lenti al risveglio aspettavano che il tintinnìo avesse termine, come se fosse l’ultimo suono della campanella. Ma la maggior parte dei paesani, si preparava per tempo per assistere al primo spettacolo giornaliero: facevano colazione, accompagnavano i figli a scuola per poi ritrovarsi nella piazza prescelta con cura dal mago, ogni giorno una piazzetta diversa. Seguiva, poi, un altro spettacolo, quello di metà pomeriggio, per tutti i bambini che uscivano da scuola.

Nessuno sapeva il vero nome del piccolo mago, dove abitasse e da dove provenisse. Addirittura, si diceva che il piccolo mago fosse sempre esistito fin dalle origine del paese. Forse, proprio questo mistero che gli aleggiava intorno, rendeva ancora più attraente ed accattivante la sua persona.

Ogni giorno il pubblico si stupiva nel vedere che il piccolo mago era soltanto un bambino, ma era sempre lo stesso bambino, mai cresciuto, mai diventato uomo, dopo anni e anni di spettacoli infiniti, passati attraverso i racconti dei paesani che ne tramandavano la storia nel tempo.

Era sempre alto un metro ed un tappo. I capelli neri a caschetto erano raccolti sotto un vecchio cilindro che completava il frack grigio scuro, usurato dal tempo. Aveva gli occhi grandi e scuri e nonostante la figura esile e piccolina, il maghetto  riusciva a catturare con lo sguardo l’attenzione di chiunque si soffermava a guardarlo.

E adesso …. silenzio inizia lo spettacolo !!

– Signore e signori, benvenuti nel mondo del piccolo mago di Taratà ! –

La sua voce era tanto deliziosa quanto imperiosa, sicura di sé e generava negli spettatori una sorta di miscela tra tenerezza e stupore.

– Voi vi chiederete: “ma chi è costui che vien dall’oblio con un carretto e tre barattoli a cercar fama e gloria in questi antichi anfratti ?”. Ebbene sì, signori miei !! Io son il mago dell’aldilà, venuto in questi luoghi per metà, sia per far rima con il paese, sia per farvi conoscere la mia vera identità ! –

La gente stava già a bocca aperta, da una parte affascinata dal linguaggio forbito del piccolino e dall’altra perché cercava di capire dove volesse andare a parare tutto quel discorso.

– Se voi ora mi guardate bene ed osservate le mie mani …. – e nel dire volteggiava la bacchetta che teneva in mano, con movimenti armoniosi delle braccia – …… mani che aleggiano verso di voi in cerca disperata di ciò che mai vi aspettereste di vedere !! –

La sua voce si fece sempre più tonante fino ad emettere un urlo finale:

– Eccola là ! Ecco la mia metà !! – con un movimento secco, indirizzò la bacchetta dietro il pubblico.

– Eccola là, signori miei, dietro di voi !! –

Gli spettatori si girarono tutti lentamente, tutti convinti all’unisono dal piccolo prestigiatore fino a quando, emettendo un “Ohhhhhh” in coro di meraviglia, videro il piccolo mago che camminava loro incontro.

Allora, a quel punto, tutti di scatto si girarono nuovamente verso l’altra parte, dove tutto aveva avuto inizio, ma il piccolo mago era da lì scomparso. E allora, tutti di scatto si girarono nuovamente all’inverso  e con un altro “Ohhhhhh” della gente anche da quella parte se ne certificò l’assenza. Il piccolo mago era sparito ed i paesani sbigottiti cominciarono a fare commenti ma, prima che le parole si facessero pesanti, una voce in mezzo a loro tuonò imperante:

– Ma voi signori a cosa credete ? Che io esista intero o per mezzo ? Oppure peggio: per niente !?

La folla si aprì lasciando sfilare il piccoletto che agitava la bacchetta al ritmo della sua prestanza.

– Qualcuno, ho sentito, parlava di trucco, di vigliacca illusione …. che per determinate circostanze potrebbe essere anche una giusta opinione. Ma se non fosse per quel che vi ho detto, non vi mostrerei la verità proprio adesso ! –

Il mago fece ritorno al suo carretto e tra le varie cianfrusaglie tirò fuori una coperta che lentamente aprì davanti al pubblico: e apriva, apriva, apriva sembrava non finire mai.

– Ma su signori ! Ditemi basta, altrimenti questa manta diverrà così grande che il paese ne sarà coperto ! –

Così dalla folla alcune voci esclamarono timidamente: “ Basta ! Basta !”.

– Bene, mio amato pubblico ! Il mio spettacolo qui finisce poiché l’altro mondo mi reclama !

– Auguro a tutti una gioiosa giornata perché questo mondo nulla ci regala !! –

Il piccolo mago, con un movimento di danza, avvolse se stesso ed il carretto sotto la scura coperta d’organza. E da lì diede vita all’ultima sua ennesima stravaganza:

– Che il mago di Taratà torni nell’aldilà !!!! –

La coperta si appiattì all’improvviso come se nulla fosse mai esistito, mentre la gente intontita si disperava per capire: chi si chiedeva “come”, chi si chiedeva “dove” e chi si chiedeva quel mago chi veramente fosse. Ma nessuno mai riuscì a capire e, forse, a tutti così piaceva, vivere questo mistero come una novità del giorno, come fosse un viaggio senza ritorno.

Ancora oggi, tutti i giorni alle stesse ore, il piccolo mago di Taratà compare dall’aldilà, allieta la gente sempre in cambio di niente. Generazioni e generazioni di persone hanno vissuto questa novella, tramandando la storia a tutti i bambini del mondo.

C’è sempre qualcuno che andando a Taratà dice di non riuscire a vederlo, ma fidatevi, è solo perché arriva tardi allo spettacolo: lui da sotto la coperta se n’è già andato.

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