13Mag
2015

Il gatto che amava le storie

Fiaba di: GiuliaLisa

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

Quando il gatto bianco entrò nella sua cameretta un po’ spoglia, Emily era sul punto di addormentarsi.

Aveva fame, perché quel giorno di mangiare non se n’era parlato.

Aveva freddo, perché fuori era inverno, la casa era piena di spifferi e il fuoco nel camino non bastava a riscaldarla.

Per un attimo credette che fosse stato il vento a scostare la porta, ma quando tirò fuori la testa dal suo bozzolo di coperte, s’accorse che il vento non c’entrava. Si trattava di un gatto pasciuto e pettinato, con un’azzurra cuffietta da notte calcata sulla testa e allacciata con un fiocco sotto al mento.

Ad Emily venne da ridere, perché le parve che il gatto, con la cuffietta azzurro pallido e le orecchie appiattite, assomigliasse a una vecchietta.

“Sono venuto a chiederti di raccontarmi una storia” esordì il gatto, destando nella bambina non poco stupore.

“Parli?” gli domandò

“Quando ne ho voglia, con chi ne ho voglia” rispose il gatto, avanzando di un passo nel buio.

“Ho vagato per l’intera città.” disse ancora la bestiola.

“Sono entrato nelle stanze di tante persone e ho chiesto loro di raccontarmi una storia, ma nessuno ha voluto accontentarmi. Avevano tutti troppo sonno.”

“Non hai una casa?” chiese la bambina.

“Certamente, ho anche una padrona molto affezionata.”

“E lei non poteva raccontarti una storia?”

Il gatto scosse la testa e con una zampetta raddrizzò la cuffietta penzolante.

“Da dove vengo io sono tutti troppo impegnati per raccontare delle storie, persino la mia cara padrona. Così sono stato costretto a cercare altrove.”

“Allora salta sul letto, ti racconterò io una storia.”

Il gatto sembrò perplesso.

“Davvero? Non hai sonno?”

“Certo che ho sonno e anche molta fame, ma una storia te la posso raccontare lo stesso”.

Il gatto fu contento, saltò sul letto e sistemò il suo corpo pasciuto accanto alla bambina, pronto ad ascoltare la storia.

Quando Emily ebbe finito, il gatto la ringraziò di cuore, domandandole il permesso di tornare la notte seguente.

“Senz’altro!” rispose Emily, ben lieta di poter trascorrere altro tempo in sua compagnia.

Il gatto strinse per bene la cuffietta e uscì in strada, zampettando verso casa nel silenzio dell’inverno.

La notte successiva Emily attese il gatto sul suo letto e, a mezzanotte in punto, il gatto comparve sulla porta.

“Posso entrare?”

“Vieni, ti stavo aspettando!”

Il gatto saltò sul letto come la notte precedente, ma prima che Emily cominciasse a raccontare la storia, lui la interruppe.

“Ti ho portato questo.” disse, allungando alla bambina un sacchetto di stoffa con pane e formaggio.

La bambina fu straordinariamente contenta, ringraziò il gatto mille volte e mangiò tutto l’abbondante contenuto del sacchetto. Quando ebbe finito, con lo stomaco pieno, cominciò a raccontare la sua storia e questa volta il gatto stette ad ascoltarla senza interrompere.

“Verrò la prossima notte.” annunciò il gatto prima di andarsene, poi strinse la cuffietta e tornò a casa.

Così, per giorni e giorni, il gatto le fece visita a mezzanotte in punto, provvisto di un sacchetto ricolmo di leccornie.

Ma una notte, nel bel mezzo di una storia, Emily intravide nel gatto un’ombra di tristezza.

“Cosa c’è?” gli domandò, temendo la risposta.

“Sono vecchio” disse il gatto

“Camminare ogni notte per l’intera città, con il gelo dell’inverno, è diventato troppo faticoso per un micio anziano come me.”

“Non verrai più?” sussurrò la bimba, con un groppo in gola e le lacrime agli occhi.

“No” ammise il gatto, senza giri di parole

“Ma voglio che da ora in poi tu venga ad abitare insieme a me, così potremo continuare a stare insieme  e la sera, se avrai voglia, potrai raccontarmi ancora le tue storie”.

“Posso portare i miei genitori e i miei fratelli?”

“Naturalmente, la mia casa è grande abbastanza per ospitare tutti voi e la mia padrona vi accoglierà senz’altro, poiché è molto affezionata a me e tiene in gran conto il mio giudizio”.

La bambina accettò la proposta del gatto e insieme concordarono di incontrarsi il mattino seguente davanti alla casa di Emily. Il micio avrebbe condotto lei e la sua famiglia fino a destinazione, attraverso le vie della città.

La notte trascorse e all’alba del nuovo giorno il gatto giunse puntuale a casa della bimba. Parlò ai suoi genitori e ai suoi due fratelli, che dopo aver ascoltato un gatto parlante, scelsero di prestargli fiducia.

Seguirono il gatto in fila indiana, scrutati dagli sguardi curiosi dei passanti.

“E’ questa?” domandò la bimba indicando una casa appena più grande della sua.

“No, la nostra è più alta” rispose il gatto.

“Questa?” chiese di nuovo la bambina dopo qualche tempo, alludendo ad una residenza bianca e raffinata.

“No, più lussuosa.”

“Quello lì?” chiese ancora, mostrando al gatto un palazzo dalle mille finestre.

“Più grande.” esclamò il gatto.

“Come quello?” disse il fratello della bambina in tono scherzoso, indicando il castello della regina, circondato da manipoli di guardie.

“Esatto” rispose il gatto, avvicinandosi all’ingresso.

“Fermi, è il palazzo della regina!” esclamò una delle guardie, sbarrando l’ingresso con una lunga lancia splendente.

Emily si ritrasse spaventata nelle braccia della madre, ma il gatto disse loro di non avere paura. Con aria autorevole e imperturbabile sollevò la zampa, mostrando alla guardia il sigillo reale. L’uomo in divisa chinò la testa e si scusò, allontanando la lancia e sgomberando il passaggio.

Emily camminava lentamente per il gran viale d’ingresso, immersa nello stesso stupore che avvolgeva tutta la sua famiglia. Il gatto fece cenno di seguirlo ed Emily entrò nello splendido salone del castello insieme ai suoi cari. Il micio bianco li condusse attraverso decine di stanze, una più bella dell’altra, e la bambina si commosse. Osservò la sua città da un’enorme finestra che le sembrò affacciarsi dal tetto del mondo, una finestra da cui le strade che aveva percorso così tante volte, affamata e infreddolita, parevano distanti e bellissime.

D’improvviso una donna anziana coperta di gioielli, con una vestaglia azzurra e una cuffietta del tutto simile a quella del suo gatto, corse verso il micio, sollevandolo da terra per riempirlo di baci.

“Pensavo che mi avessi abbandonato!”

Il gatto accettò le coccole con sincerità, ma un istante dopo chiese di essere ascoltato e allora la vecchia signora incrociò lo sguardo dei suoi ospiti.

“Guardie!” gridò, terrorizzata dagli sconosciuti vestiti di pezze.

“Aspetta, ascoltami.” le suggerì il gatto

“Questa bambina mi vuole bene, ha deciso di assecondare le mie richieste quando nessuno voleva farlo, senza chiedere nulla in cambio. Desidero averla con me, e con lei tutta la sua famiglia”.

“Ne sei sicuro? E’ quello che vuoi?” domandò la regina, gettando un rapido sguardo alla bambina dagli occhi chiari.

Il gatto assentì con il capo e aggiunse che se la bambina e la sua famiglia non fossero restati con loro, lui avrebbe abbandonato il castello.

La regina sorrise, divertita dalla profonda fermezza del suo gatto, che amava sopra ogni altra cosa.

Emily e la sua famiglia furono accolti nel castello e col passare del tempo la regina si affezionò a tutti loro, riconoscendo al gatto il merito di averli portati con sé.

Fra la piccola Emily e il gatto nacque un’amicizia profonda e anche dopo anni, quando la bambina fu cresciuta, non passò una sera senza che il gatto bussasse alla sua porta alla ricerca di una storia.

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti



Consigli di lettura