11Feb
2011
La_Rosa3

La Rosa

Fiaba di: Anna Valentina Farina

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La fiaba

Tanto tempo fa, quando l’eternità faceva ancora carezze alla terra, c’era una rosa rossa. Regnava da millenni in un incantevole castello di fiocchi di neve posto su un’altissima montagna. La sala del trono era immensa e la luce si posava, lieve, su ogni cosa. Il soffitto era talmente trasparente da permettere al giorno e alla notte di entrare comodamente nel palazzo. Il pavimento, poi, era di un colore così bello che era un peccato poggiarvi i piedi! C’erano, inoltre, dodici finestre per permettere ai raggi del sole di coccolare, senza barriere, i delicati petali della Regina. Di fronte alle finestre c’erano dodici specchi. Di sera la sala s’illuminava con sette lampadari di cristallo. Il trono era un tralcio di fine madreperla. Era abitudine della Regina sedere, malinconica, rimirando negli specchi l’immagine della propria solitudine. Non era felice… Senza che lei se ne accorgesse, le sue pungenti spine impedivano agli altri di avvicinarsi . Nei suoi specchi leggeva la solitudine e non la meravigliosa grazia che la circondava. Dicevamo che la Regina era persa nella sua malinconia, quando un soffio di vento spalancò una delle finestre e scaraventò nel bel mezzo della sala un fantastico giglio. Quel giglio viveva la sua vita volando sui battiti del cuore del vento. Con il suo volare inquieto non sapeva o non voleva sapere quanto male faceva a chi lo amava. Non sapeva che ogni fiore ha un profumo che dimora nella reggia del ricordo. Credeva che il profumo dei fiori durasse il tempo di un volo e così fece molto male alla rosa nonostante le sue pungenti spine. Quella sofferenza provocò in lei un profondo cambiamento: volle guardare con più attenzione nello specchio e non vide più la solitudine, ma il sole che la vezzeggiava, il castello che la proteggeva, la luce che le illuminava la vita e si accorse di voler essere felice! Quelle spine che facevano tanto male a chi si avvicinava, divennero molto più delicate. Non aveva più bisogno di armi affilate per difendersi. La sofferenza si era trasformata in consapevolezza: era questa la sua vera arma adesso. Era la Regina del suo regno e volle visitarlo tutto. I secoli e i millenni non le bastarono più. Un giorno il giglio, pieno del suo niente, ritornò al castello e non trovò la rosa ad aspettarlo. Che strano! – esclamò e andò a cercarla. La trovò e quando le se avvicinò non erano più quelle stupide spine ad infastidirlo, ma la consapevolezza che lei esprimeva con tutto il suo essere. Fuggì via. La rosa era felice e così decise di lasciare aperta la porta del castello…

Avete nel cuore un profumo degno di abitare nella reggia del ricordo?

Sì? Cosa aspettate? Mettetevi in cammino…

 

 

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