11Dic
2014
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La tuta blu

Fiaba di: Bernardo Panzeca

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La fiaba

Un tempo di tanto tempo fa …

Una giacca di un gran tessuto pregiato, e con tanti bottoni dorati, durante la sua quotidiana e serena passeggiata in compagnia del suo amico sigaro, vide sulla strada una tuta blu tutta stracciata e piena di buchi.

Essa era seduta a terra, con le spalle riverse su un cancello di una fabbrica appena chiusa e aveva il viso tutto rigato dalle lacrime.

Era disperata e chiedeva aiuto! Necessitava al più presto di un pò di tessuto per riparare i propri strappi – l’inverno era alle porte e sarebbe morta sicuramente dal freddo.

L’elegante e sensibile giacca si commosse e cercò in tutti i modi di aiutare la povera tuta.

Parlò con i cappotti, parlò con gli abiti, parlò persino con i papillon.

Tutti annuirono con tristezza, tutti furono solidali e tutti a loro volta parlarono con altri.

Tutti quanti narrarono e decantarono il proprio conforto nei confronti della sfortunata tuta: “dobbiamo aiutarla!” si udì per strada, “non possiamo lasciarla in questo stato..” disse ancora qualcuno a gran voce! Così nei giorni seguenti, di gran fretta e con l’ansia in poppa, si organizzarono e si fissarono delle riunioni, delle tavole rotonde e dei dibattiti.

Si fecero dei proclami e si chiese ai quattro venti di portare quest’ultimi il più lontano possibile.

La triste vicenda arrivò persino nelle grandi città e all’interno dei palazzi più sfarzosi ed eleganti.

I grammofoni abbassarono il volume in segno di rispetto e le danze si interruppero per riguardo.

Le fasce tricolori, le coccarde e i cilindri si sentirono in dovere anche essi di scendere in piazza e cercare una soluzione.

E i doppipetti al seguito, scendendo dalle proprie auto blu dichiararono alla stampa: “siamo fortemente rammaricati e nutriamo grande apprensione per la triste storia”, ” cercheremo quanto prima una soluzione” Tutti dovevano sapere e tutti dovevano essere responsabilizzati – la tuta blu doveva essere salvata a tutti i costi! Il lunedì chiamò l’amico martedì, che a sua volta venne con a fianco il mercoledì – Ottobre arrivò, dietro esso Novembre e con al seguito Dicembre – gli abeti si illuminarono e i costumi si barricarono nei cassetti.

Si fece un gran parlare, si parlò così tanto, ma talmente tanto, che l’inverno un bel dì arrivò in strada e vedendo la povera tuta agonizzante in terra, non poté fare altro che darle un grande abbraccio col suo soffice mantello bianco – l’ultimo che la miserabile tuta ricevette nel corso della sua triste esistenza.

Il freddo penetrò nella tuta – le lacrime si fermarono e la rassegnazione tagliò il traguardo.

La tuta, tra i tanti buchi e i molteplici strappi, oramai congelata, chiuse gli occhi e si addormentò per sempre.

Un sonno eterno e divino.

Attorno ad essa, la giacca, i cappotti, gli abiti, i papillon, i doppipetti, i cilindri, le fasce tricolori e le coccarde – tutti visibilmente commossi, e tutti rigorosamente senza alcun buco o strappo.

***

Ah, dimenticavo…. i grammofoni e le danze dopo tre giorni dal lutto ripresero a suonare e a danzare

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