11Nov
2014
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Il bosco di Connemara

Fiaba di: Lau Ferrari

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La fiaba

Era un autunno di tanto tempo fa, un autunno come tanti, quando i colori delle foglie si tinteggiavano dei colori più caldi come per prepararsi al rigido inverno.

L’aria fresca del pomeriggio era solita formare una nebbiolina che si diradava tra i vecchi rami degli alberi nel fitto bosco di Connemara, in Irlanda.

Popolato da una grande varietà di essere viventi, Connemara non era un bosco come gli altri, aveva qualcosa di speciale che nemmeno gli abitanti della contea sapevano spiegare.

Clark e la sorellina Joy erano soliti imboccare il sentiero per raggiungere il centro del paese dove si trovava la scuola. Quella mattina il sole asciugava la rugiada che bagnava  l’erba dei prati, ricoprendola di un sottile strato di minuscole bollicine.

Il piccolo Clark respirava a pieni polmoni l’aria frizzantina e profumata dei fiori che comparivano qua e là lungo il percorso.

I due fratelli abitualmente si  incontravano a metà strada con Michy, una loro compagna di classe.

Dopo pochi passi una farfalla iniziò a svolazzare attorno a Clark con insistenza e distolse la sua attenzione.

Clark cercò di allontanarla inutilmente con le mani. Era come se quella farfalla dai mille colori volesse dire loro qualcosa.

Fu così che Michy decise di seguirla.

Si trovarono quindi tutti e tre in un percorso che non era più il loro, inoltrandosi sempre più nel vicino bosco di Connemara, intravedendo la fioca luce dei raggi del sole che attraversava le folte chiome degli alberi.

La farfalla si fermò e con lei anche i bambini per riprendere fiato dalla corsa.

Si guardarono tra loro per cercare di capire dove si trovassero.

Il cinguettio degli uccelli e il frinire dei grilli addolcivano la leggera tensione che si percepiva, ma la farfalla non si fermò in un posto qualunque, bensì vicino ad un’imponente quercia.

Questo enorme arbusto, davanti agli occhi sbalorditi dei ragazzi, cominciò a sradicarsi dal suolo, formando un grande buco sotto di sé.

Spinti dalla curiosità si trovarono vicini alla voragine e furono improvvisamente risucchiati nel foro scivolando nella lunga discesa buia.

Increduli di quanto successo iniziarono a chiamarsi  per assicurarsi che tutti stessero bene. In quel luogo ogni cosa appariva diversa: davanti a loro una miriade di fiori di svariati colori, ruscelli di acque cristalline che zampillavano lungo i torrenti e centinaia di specie animali passeggiavano liberi lungo i sentieri.

Con grande sorpresa Joy si accorse che al posto delle mani aveva due splendide ali azzurre, Clark, invece, guardò dietro di sé e vide una lunga coda scodinzolante. Cercò di dire qualcosa alla sorellina, ma uscì solo un goffo abbaio. Anche Michy non si trovava più in quel suo corpo da bambina, era diventata un orsetto bruno con il pelo tutto arruffato.

Ormai quel luogo era parte di loro, perfino il tempo passava in secondo piano, era tutto così diverso dalla vita normale, ognuno aveva rispetto per ciò che li circondava.

Alcuni animali del bosco si radunarono vicino ai ragazzi, tra cui una volpe dal pelo color argento, e raccontarono loro che quel luogo incantato era invisibile agli occhi degli umani.

Tanto tempo fa esisteva solo il “Bosco di Sopra”, purtroppo certi uomini non avevano rispetto per gli abitanti del bosco. Fu quindi una necessità del popolo della foresta rifugiarsi in un posto più sicuro, dove regnava il rispetto e la tranquillità tra tutta la vegetazione e tra tutti gli animali.

La piccola Michy chiese alla volpe come potesse rendersi utile insieme ai suoi compagni una volta ritornati fuori della quercia.

E.R.A: ecco la parola magica che la volpe insegnò loro. EDUCAZIONE, RISPETTO E AMORE. Perché solo se amiamo la natura e gli animali con tutte le loro meraviglie possiamo amare anche noi stessi!

Ormai la luce del giorno cominciava a dare spazio alla sera, tutti e tre erano contenti ed emozionati all’idea di trasmettere quell’importante messaggio, E.R.A,  agli altri bambini della contea e ai loro rispettivi genitori.

Non si sa se questo bosco sia veramente esistito, forse è stata solo una leggenda, ma di sicuro l’insegnamento di rispetto per tutto quello che ci circonda è entrato nei cuori degli abitanti di Connemara, tanto che poche settimane dopo il racconto dei tre bambini, gli uomini del paese costruirono all’entrata del cancello del bosco tre piccole statue di bronzo rispettivamente raffiguranti Clark, Joy e Michy, con le loro sembianze animali vissute in quelle magiche ore.

“Ecco cosa significano quelle sculture che vedo dalla finestra di camera mia”, disse il bambino al nonno che gli aveva raccontato questa lunga storia, seduti in un rustico pub irlandese e bevendo il loro tè preferito.

“Esatto nipotino mio, tu hai la fortuna di abitare vicino a questo bosco incantato, adesso tocca anche a te trasmettere la parola magica E.R.A. a tutte le persone che incontrerai nel sentiero della vita”, rispose il nonno abbracciandolo a sé.

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