29Set
2014
naso-delfino

Il naso del delfino

Fiaba di: manola frediani

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La fiaba

Dovete sapere che milioni e milioni di anni fa gli uomini e le donne non avevano il naso.

“Cosa?” Direte voi. “E perchè mai?”

Per dimenticanza. Quando le facce furono pronte, le bocche parlarono e gli occhi sorrisero, tutti erano allegri e si misero a tavola, per festeggiare.

Fu servita la pastasciutta, che aveva un buonissimo odore, ma nessuno dei commensali poteva sentirlo. Poi le patatine fritte, le pizze e le torte salate. Tutto era bello e colorato dentro i vassoi, ma nessuno aveva appetito.

Vennero portati dolci meravigliosi, profumati e fragranti, gli occhi si buttavano a pesce sui quei cibi dai colori sgargianti, ma appena si mettevano in bocca non si setiva nessun sapore, come se fossero di plastica .

Tutti allora decisero di fare una passeggiata, per fare amicizia, e se ne andarono insieme in campagna, a giocare sui prati.

La primavera fioriva, gli alberi di pesco e mandarino spandevano intorno deliziosi profumi, che nessuno poteva sentire.

Verso sera si alzò un vento un po’ fresco, che veniva giù dalla montagna. E tutti rabbrividirono, ma nessuno poteva starnutire.

Così rimasero al freddo e si presero un raffreddore,

Allora il Grande Regista radunò tutte le facce, le mise in fila e per ognuna costruì un naso apposito, che si addicesse.

Per il cuoco che preparava dolci e minestre un naso fine e delicato che sentiva tutti gli odori e aggiustava i sapori.

Per l’attore del cinema un naso perfetto, sottile e ben fatto, liscio e senza gobbe, adatto per essere fotografato.

Per l’uomo d’affari un naso lungo che si infilava da tutte le parti e che sapeva bene dove trovare i denari.

Per il politico un naso affilato che sentiva odor di bruciato e lo avvertiva quando le cose si mettevano male e era meglio cambiare aria. E paese.

Per tutte le mamme un nasino sensibile che si accorgeva se i bimbi avevano fatto la pipì addosso e si doveva cambiare il pannolino.

Insomma tutti ebbero il loro naso, giovani e vecchi, belli e brutti, un naso che sentiva il profumo della minestra appena era pronta sul fuoco, un naso che riconosceva gli odori buoni e quelli cattivi, un naso che stava di guardia sopra la bocca e stava attento che non si aprisse a casaccio ,che avvertiva quando faceva freddo e si rischiava di prendere un raffreddore. Allora faceva partire un pizzicorino, e un bello starnuto. Era il momento di mettersi il berretto di lana, e i calzettoni.

Avanzò solo un naso, forse i conti erano stati sbagliati.

Era un naso strano, brutto a vedersi, fatto a bottiglia, che non piaceva alle ragazze ,e nessuno lo volle.

Era un naso -sonda, un naso fatto per orientarsi, un naso sensibile e acuto molto sofisticato, ma inutile.

Così il povero naso rimase solo e cominciò a girare per la campagna in cerca di un amico che lo ospitasse.

Incontrò uomini e donne, ragazzi e ragazze, ma tutti lo guardavano e scuotevano il capo. No, grazie, già fatto, non ho spazio per un altro naso.

Tutti quanti avevano già il loro naso e non avevano bisogno di lui.

Cammina cammina arrivò sulla riva del mare e si tuffò fra le onde.

Incontrò branchi di pesci che lo salutavano ma tiravano dritto.

“Sono un naso/sonar, cerco qualcuno che mi voglia ospitare”.

Ma i pesci ridevano, e scivolavano via.

“Che ne facciamo di te? Si è mai visto un pesce col naso?”

Disperato provò a infilarsi sopra la bocca del pescecane che era larga e piena di denti, questa si spalancò e voleva ingoiarlo.

Il naso si prese paura e fuggì via spaventato, nuotando e nuotando sotto le onde del mare. Si fece notte e si sentì tanto stanco.

Scivolò verso il fondo, spossato, e si addormentò.

Dormì tutta la notte e le onde del mare lo cullarono come una ninna nanna.

La mattina si svegliò fresco e riposato. Vicino a lui dormiva una stella marina che si era fatta un lettino morbido sotto la sabbia.

Tutto intorno anemoni rosa ondeggiavano come mossi dal vento, ma era l’acqua del mare che non sta mai ferma.

C’era un dolce tepore e una luce bianca e diffusa che veniva dal’alto.

Era in una caverna.

Non c’erano rumori, laggiù,né freddo né caldo, solo il calore costante del mare che si scaldava ai raggi del sole. Decise che sarebbe rimasto lì al sicuro per sempre, nascosto sotto la sabbia, al riparo da ogni pericolo, ma dentro di sé non era contento.

Lui era un naso importante, un naso sonar e voleva un posto nel mondo.

Prima o poi si sarebbe annoiato, là in fondo, senza far nulla.

Un’ombra passò sopra di lui, e una massa potente di muscoli si sollevò smuovendo la schiuma.

“Chi sei?” chiese il giovane naso.

“Sono un delfino.”

“E dove vai?”

“Da nessuna parte. Non conosco altro posto che questo.”

“Mi diverto qui, fra le onde, fino a che viene notte. Poi mi addormento. Non posso uscire dalla caverna perchè non so ritrovare la strada.”

“Ci penso io”, disse il giovane naso.

Con un balzo saltò in groppa al delfino e si sistemò lassù, facendosi spazio in mezzo alle grosse labbra che si spalancarono in un sorriso felice.

Il delfino partì come un razzo e in un baleno furono fuori dalla caverna.

Corsero radendo gli scogli che affioravano in superficie, poi si tuffarono in alto e sparirono in fondo al ,mare per riapparire più in là, mentre i pesci li guardavano con ammirazione.

Corsero il mare in lungo e in largo assaporando la libertà, i gabbiani stridevano forte e li sfioravano in cerca di pesci. Poi apparve uno sbuffo di fumo, c’era una nave all’orizzonte.

“Niente paura, ci sono qua io”, disse il giovane naso, e sicuro guidò il delfino sulla scia della barca.

I bambini accorsero sul ponte e batterono le mani felici, mentre il delfino faceva un inchino di soddisfazione.

Si immersero e cavalcarono l’onde sempre più al largo, poi si lasciarono andare portati dalla corrente finchè venne buio, e il sole scomparve dietro la linea dell’orizzonte.

Ma il piccolo sonar sapeva come ritrovare la strada, facendo dei piccoli clic che risuonavano sopra le rocce.

E da quel giorno il delfino e tutti i suoi figli e i figli dei figli possiedono un naso, un naso speciale, che serve da orientamento, e per questo è felice, e ha quel sorriso stampato sopra le labbra.

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