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Il segreto di Grande Vecchio

Fiaba pubblicata da: Massimo Ferrario

Piccolo Uomo viveva ormai da due mesi con il Grande Vecchio delle Montagne.

Gli piaceva, la mattina appena sveglio, aspirare l’aria pura dei ghiacciai; sentire, appena il sole avvolgeva dolcemente le piante, il profumo intenso dei boschi; camminare lentamente, durante il giorno e soprattutto al tramonto, in vetta alla vallata e vedere, da lassù, gli uomini piccoli della città, che correvano indaffarati come formiche impazzite. E poi, non avrebbe mai smesso di ascoltare, la sera accanto al fuoco, il Grande Vecchio che raccontava, con la sua voce calda e antica, vecchie storie di divinità e folletti.

Ma il Grande Vecchio aveva insistito. L’estate si stava concludendo e Piccolo Uomo doveva riprendere la sua normale vita di bambino: i genitori, la scuola, i compiti a casa, i giochi con gli amici.

Piccolo Uomo era molto triste. Avrebbe contato i giorni: fino alla prossima estate.

Lo zaino era pronto e Piccolo Uomo stava per indossarlo.

«Concedimi una domanda, Grande Vecchio, prima che parta», disse Piccolo Uomo. «Ora che ritorno in mezzo alla gente, ritornerò ad avere il problema di capirla. Capire i miei amici, ma soprattutto i cosiddetti adulti. A volte tutti quelli che mi stanno attorno mi sembrano così strani, hanno modi di pensare così assurdi… C’è un modo per capire le persone?».

«E’ una cosa semplice» rispose il Grande Vecchio, con un sospiro quasi di preoccupazione che però Piccolo Uomo non colse.

«Semplice?» si stupì Piccolo Uomo.

«Certo, semplice» confermò il Grande Vecchio.

«A me proprio non è mai sembrato».

«Forse perché non hai ben ferme in testa due convinzioni».

«Due convinzioni? E quali?».

«Ecco la prima, Piccolo Uomo. Ricorda sempre: anche se ti sembrano molto diversi da te, gli altri non sono mai diversi da te. Gli altri sono come te».

«Come me?», sgranò gli occhi Piccolo Uomo.

«Già: pensano, sentono, soffrono, godono… insomma, vivono come te. L’altro ha gli stessi tuoi problemi, vuole le tue stesse cose. Se tu guardi in te, trovi l’altro».

«Questa è la prima convinzione. E la seconda?» chiese Piccolo Uomo, incuriosito.

«La seconda convinzione è che nessuno è mai come te. Tu sei unico. E come te sono unici tutti gli altri. Se tu guardi in ognuno di loro, trovi la loro diversità. Così come se guardi bene in te stesso: troverai che tu sei diverso da ogni altro e che nessuno è mai come te».

«Ma questa seconda convinzione è esattamente il contrario della prima», commentò Piccolo Uomo.

«Infatti», ammise il Grande Vecchio. «Nessuna delle due, da sola, è giusta. Tutte e due, insieme, sono vere».

«Però tu mi avevi detto che era semplice, Grande Vecchio», sospirò Piccolo Uomo.

«Lo ribadisco, Piccolo Uomo».

«Non capisco: applicare quanto mi stai dicendo non mi sembra per nulla semplice. Anzi, mi sembra quanto mai difficile, se non impossibile, Grande Vecchio».

«Allora, Piccolo Uomo, ti aggiungo un’altra piccola verità» proseguì il Grande Vecchio.

«Una terza convinzione?».

«Sì, e forse questa è la più importante, Piccolo Uomo: perché non serve soltanto per tentare di mettere in pratica le due convinzioni che ti ho appena ricordato. Purtroppo, gli uomini, laggiù nella valle, non conoscono questa verità, oppure fingono di non saperla.

«E per ciò hanno tanti problemi e trovano difficile vivere?» chiese ansioso Piccolo Uomo.

«Temo di sì, Piccolo Uomo».

«Allora svelami questo segreto, Grande Vecchio».

«E’ un segreto semplice, Piccolo Uomo. Molto semplice. E dice che sono proprio le cose semplici che sono le più difficili». 

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Massimo Ferrario, Il segreto, in ‘Mixtura 1996’, Dia-Logos, Milano, dicembre 1995.



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