07Lug
2013
bizzarro-paese

Il bizzarro paese

Fiaba di: mariagrazia tumbarello

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La fiaba

C’era un Paese in cui le auto costavano in base alle prestazioni che erano in grado di fornire; se andavano veloci costavano un tot, se avevano la carrozzeria pregiata un tal’altro, se consentivano di azionare i vetri in modo automatico, erano addirittura considerate un privilegio.

C’erano auto che era impossibile trovare sul mercato da tanto erano prese d’assalto dalla gente; c e n’erano alcune che ognuno avrebbe fatto carte false pur di avere per sè e che facevano impazzire gli operai, costretti dalle elevatissime richieste a frenetiche giornate di extra lavoro in fabbrica.

Quando i fortunati scorrazzavano per la contrada con l’auto nuova di pacca, segnalata dal vermiglio acceso della carrozzeria lucentissima, era tutto un commento di favore e invidia: “To, hai visto Ernesto, con la VX nuova? chissà come avrà fatto a comprarla! vedi tu se anche io il prossimo anno non me ne compro una, addirittura più bella!” e a seguire un coro di appunti rancorosi e astiosi.

Certo faceva un certo effetto che, a distanza regolare di tempo, fosse tutto un gironzolare di auto nuove e piene di strumentazioni meccaniche spesso incomprensibili.

Ovviamente non era sempre stato così, perchè ai tempi in cui l’economia non girava, le persone si accontentavano di conservare la vecchia auto per lunghi anni: Gigino, per esempio, era orgogliosissimo della sua decennale c ompagna di viaggio, una punto rosicchiata dal tempo, con il volante mezzo spelacchiate dall’uso e i fanali arroventati per l’eccessiva esposizione di sole nei mesi estivi.

A volte girava l’idea che l’acquisto affannoso di auto e tutto concentrato in certi periodi dell’anno non fosse dovuto tanto a un vero bisogno, ma al desiderio di gareggiare con gli altri abitanti e risultarne vincenti, in una ossessiva gara ingaggiata esclusivamente nelle propria megalomane fantasia.

Un giorno si venne a sapere che nel Paese vicino era in voga una consuetudine assai strana: i tariffari delle auto erano stilati sulla base del colore, non delle caratteristiche; dunque, quello che contava non erano il lusso, gli interni, la velocità, bensì il colore, il colore blu nello specifico; e quando si sparse la voce che i possessori di auto blu saranno stati suppergiù un centinaio e che la spesa dell’acquisto veniva affrontata direttamente da tutti gli abitanti che non ne godevano, ci fu chi, per la sorpresa, volle andare a controllare direttamente.

In effetti, pareva proprio così e coloro che si avventurarono in questa rapida incursione nel paese vicino fecero ritorno con l’incredibile conferma.

Berto, pensate un po’, il coraggioso inviato speciale, una volta rimesso piede nel suo paese natio con quella inaspettata comunicazione, lasciò tutti esterrefatti quando si mise a raccontare l’esito di alcuni colloqui intervenuti con gli abitanti del paese vicino; uno, che valse per tutti, narrava la storia di un uomo, da anni furioso per questa stramaledettissima usanza, che si diceva pronto a trasferirsi altrove, dove vigevano regole uguali per tutti e gli abitanti non erano continuamente e ingiustamente vessati da normative incomprensibili.

E fu così che il suo racconto si fece zeppo di particolari ancora più incredibili; l’indomito abitante affermava che, da loro, i ricchi godevano di svariati vantaggi, mentre i poveri annaspavano sempre più nell’indigenza per le esosissime tasse che erano tenuti a sborsare, e che alcuni di questi avevano più volte pensato di fare fagotto e trasferirsi in altro luogo per godere di statuti più liberali e giusti. Poi, purtroppo, la considerazione delle difficoltà insite nell’ardimentoso progetto, avevano fatto desistere i più che si erano infine risolti ad accettare loro malgrado le inique disposizioni di legge.

E pensare che nel paese accanto, e negli altri più o meno vicini, tutto filava liscio come l’olio: chi poteva permetterselo aveva la propria macchinina, blu, rossa, giallo, secondo il proprio gusto, ma a nessuno era mai venuto in mente di farsela pagare dagli altri abitanti; e, poi, non si era mai visto un uomo del popolo non potere condurre una vita dignitosa e giusta.

Il neo risiedeva solo in quella balzana contrada e, nonostante tutti i tentativi fatti per far cambiare idea ai governanti, non ci fu verso di volgere le cose al meglio.

E fu così che, ogni volta che gli abitanti di quel bizzarro paese vedevano scorrazzare qualche auto blu per la strada, sempre tirata a lucido, con le tendine color fumo per non far intravvedere i presenti, invece di togliersi il cappello in gesto di rispetto, prendevano a mormorare scompostamente all’indirizzo di quei privilegiati che correvano a spese degli altri.

“Guarda, un’auto blu! Oh, ma che bella! Perché non posso averne una anche io?” era il commento ricorrente, in bocca perfino ai bambini, che di regole e leggi non capivano un fico secco.

Presero a circolare insistenti dicerie che volevan quel paese pronto alla rivolta, ma si sapeva che quell’ipotesi era destinata a restare irrealizzata, perché gli abitanti erano buoni solo a sbraitare, ma non a risolvere le situazioni di petto; certo, c’era chi aveva inaugurato interessanti manifestazioni di protesta, con cartelloni giganti che riportavano frasi ad effetto, del tipo”Basta coi privilegi! Basta con le auto blu!”, ma più di lì non si andava.

Giunse perfino una chiacchiera più ostinata che azzardava supposizioni sconvolgenti, tipo emigrazioni di massa verso altri lidi; “ma hai sentito, che gli abitanti delle auto blu stanno pensando di venire qui da noi!?” era il commento preferito.

“Eh già, ma come faremo!? qui da noi gli spazi non sono infiniti, e noi siamo già in tanti!! occorrerà riorganizzare tutto, costruire nuove strade, nuove scuole, nuove case!” si mostravano preoccupati gli abitanti, realizzando mentalmente quella catastrofica eventualità.

Forse era ancora presto per realizzare il proposito, ma nella testa degli sciagurati abitanti del paese ingiusto iniziava, in effetti, a maturare insistente l’idea di levare le ancore, nella speranza di avviare altrove una vita più dignitosa e informata su principi di correttezza.

I più coraggiosi iniziarono a imbustare le loro cose e ad assieparle nelle loro auto, nell’attesa del momento propizio per iniziare la nuova esistenza, carica di speranza e di frutti che ognuno sperava non tardassero a venire.

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