18Giu
2013
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Arbor e l’albero della vita

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

In un piccolo boschetto di latifoglie, vicino a un misero ruscello, vi era un fiorente villaggio di gnomi. Arbor, come tutte le mattine si stava attrezzando per la raccolta delle mele mature che attendevano pazientemente di essere mangiate.

Il giovane gnomo aveva appena 110 anni, possedeva dei lunghi capelli rosso fuoco che svolazzavano leggeri attorno a un viso dai lineamenti sottili e delicati, nascosti dalla folta capigliatura si intravedevano due occhi blu come il mare che quando venivano contemplati erano capaci di far ritornare in mente vecchi ricordi felici.

Dopo aver controllato attentamente l’equipaggiamento composto da cestello, coltellino, bomboletta di insetticida biologico e un magro pranzo al sacco; si avviò lentamente lungo lo stretto sentiero che conduce alle verdi colline coltivate al di là del bosco.

Il cammino durò circa 2 ore e quando le grandi querce si diradarono,  lasciarono il posto a maestose colline verde smeraldo, coltivate dalla mano esperta degli gnomi più anziani: era un panorama irreale!

 Il sole splendeva e la temperatura era ottima grazie a un po’ di umidità prodotta da un leggero strato di foschia, Arbor era aggrappato ai rami di un maestoso melo a raccogliere i suoi gustosi frutti e di tanto in tanto si concedeva una piccola eccezione visto il bel colore delle mele.

Poco distante, lungo una fila di pomodori c’era Gobban, che con i suoi 789 anni era ritenuto uno dei più saggi anziani del villaggio. “Come te la passi Arbor?”si affrettò a dire il vecchio.

Il ragazzo trasalì, ben sapendo che nella maggior parte delle volte gli anziani non rivolgevano la parola ai ragazzini come lui.

“Abbastanza bene, direi! Quest ‘anno si direbbe che gli alberi non si stanchino di produrre! ” disse Arbor con aria scherzosa, e il vecchio scoppiò in una breve risata. “Continua così! “

Verso la tarda sera, all’orizzonte si intravedeva l’intera banda di gnomi contadini rientrare al villaggio con le ceste piene di mele mature.

E canticchiando insieme una allegra canzoncina fecero ritorno dalle loro mogli che attendevano ansiose il proprio marito. I giorni seguenti furono seguiti da una violenta carestia che colpì l’intero regno e le verdi colline piene di vita diventarono di un giallo dorato per colpa della siccità.

Il consiglio degli gnomi arrivò alla conclusione di mandare qualcuno in esplorazione oltre i confini del regno per cercare del cibo. Il giovane Arbor si offrì volontario e attirò su di sé l’attenzione dell’intero consiglio che si mise a discutere sul fatto che fosse solo un ragazzino ma dato che non vi erano altri volontari gli diedero il permesso.

“Partirai domani stesso! E…buona fortuna ragazzo! ” lo incitò Gobban.

L’indomani mattina tutto il paese si recò ai piedi del boschetto di latifoglie per salutare il loro caro compagno.

“Fa attenzione, non lasciare mai il sentiero e non prendere troppo sole! Mi mancherai un sacco, Arbor! ” disse mamma Giuliet con mille premure “cercherò di fare il possibile, mamma! ” si affrettò a rispondere il ragazzo.

“Torna presto” gli raccomandò papà Erbert.

Quando ebbe finito di salutare tutti si avviò lungo il noto sentiero con una piccola sacca in pelle di bue sulla spalla.

Dopo appena 3 ore era già sulla cima di una montagna appartenente alla catena montuosa che costituiva il confine del regno.

Da lassù si poteva vedere Selva, il suo villaggio e oltre le colline c’erano le città di Aspo e Sade, lungo il delta del fiume Tora c’era la capitale Imbuht e sparsi qua e la vi erano dei piccoli boschetti quasi tutti rinsecchiti.

Proseguì il cammino oltre il confine alla ricerca di qualcosa di commestibile fino a sera, ma per tutto il giorno non trovò altro che qualche alberello rinsecchito, era esausto e le sue poche provviste cominciavano a scarseggiare.

Ma ad un tratto avvistò un albero verde grande come un grattacielo con enormi bacche di ghiaccio che ciondolavano invitanti da un ramo. Arbor si scagliò contro quell’irresistibile fonte di salvezza, salì su un ramo, afferrò un frutto e lo divorò in fretta e furia.

“Hey fa piano che così mi fai male! ” Disse una voce grottesca.

 Il giovane si voltò di scatto impaurito ma non vide nessuno e immediatamente pensò che fosse la troppa stanchezza perciò ricominciò a mangiare e per precauzione prese delle bacche di ghiaccio e le mise nello zaino insieme alla frutta che gli ha dato la mamma prima di partire.

Scese dall’albero con la pancia piena ma inciampò in una radice facendo cadere le bacche dalla sacca “Stupido ragazzino!  quelle bacche sono delicate! ” disse di nuovo quella voce grottesca, e questa volta Arbor capì che apparteneva all’albero da cui era appena sceso. Il giovane gnomo indietreggiò leggermente impaurito. “

“Perché sei qui?” riprese gentilmente l’enorme pianta.

“Nel mio paese c’è una carestia…e io mi sono offerto per andare in esplorazione oltre i confini del regno a cercare del cibo!” rispose il giovane gnomo tutto in un fiato.

“Se io ti do il cibo, tu mi porti con te? Piantato qui sono isolato dal mondo perciò i miei frutti crescono e muoiono appesi ai miei rami e non possono essere utili a nessuno… “domando l’albero incuriosito. “

“Ce…certamente! ” rispose Arbor tremante, pur sapendo che un solo albero non sarebbe servito a sfamare tutte quelle bocche affamate ma era meglio di niente. Così decise di fidarsi.

“Portami al tuo villaggio, giovane gnomo”

“Veramente mi chiamo Arbor” lo corresse il ragazzo.

“arbor…bel nome! dai, muoviamoci! “

Detto questo l’antico albero sollevò le sue enormi radici dal terreno, abbassò un ramo e fece salire il giovane gnomo.

Marciarono tutta la notte e al mattino dopo erano esausti entrambi, il giovane gnomo si era addormentato su uno dei rami e l’enorme pianta si era ripiantata sul confine del regno degli gnomi.

Si svegliarono ai primi raggi di sole e ripresero il cammino fianco a fianco, fino ad arrivare a destinazione.

Oltrepassarono il villaggio e si stabilirono sulla collina più vicina seguiti dalla folla di cittadini incuriositi. L’albero scavò una buca enorme con le sue forti radici.

“okay…arbor! ora dammi tutta la frutta che hai nello zaino! ” ordinò la pianta.

Il giovane gnomo svuotò lo zaino e lanciò un frutto per volta nella buca, subito dopo l’albero sotterrò le sue radici nel terreno secco lasciando tutti a bocca aperta.

Alcuni giorni dopo le provviste erano finite del tutto e il consiglio degli gnomi era a corto di idee su come far cessare la carestia e la siccità, i frutti appesi ai rami dell’albero portato da Arbor erano stati mangiati tutti.

Ormai il paese era in preda al panico e da un giorno all’altro sarebbero morti tutti! Ma Arbor continuava ad aver fede nelle parole dell’albero, e un giorno si recò di persona sulla collina, si inginocchiò ai piedi dell’enorme pianta e ad un tratto gli cadde una banana sulla testa.

“Ti sono mancato, Arbor?” disse una voce a lui famigliare.

Il ragazzo alzo gli occhi al cielo e vide nascosti sotto l’immensa chioma verde frutti di ogni tipo e del ghiaccio formarsi lentamente alle radici dell’albero.

Il giovane Arbor si lasciò sfuggire una risata di gioia e corse ad abbracciare l’enorme tronco dell’albero.

“Sapevo che saresti tornato”  lo ringraziò.

I giorni passarono e l’intero regno riprese il suo colore naturale, il ghiaccio prodotto dalle radici dell’albero veniva sciolto e utilizzato per la coltivazione delle verdure e i frutti venivano venduti, mangiati e utilizzati come concime per l’albero che gli aveva salvati non solo dalla carestia ma anche dalla siccità.

Mentre la vita riprendeva il suo corso Arbor aveva trovato un nuovo amico ed era stato eletto membro del consiglio degli gnomi.

L’enorme albero aveva ridato vita a tutto il regno e ormai i cittadini lo adoravano come se fosse una divinità, ma lui stesso aveva ritrovato il senso della vita.

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