26Apr
2013
seguendo-destino-prologo

Seguendo il destino // Prologo

Fiaba di: marzia.o

Pubblicità

Questo spazio permette al sito di offrire in modo gratuito tutti i suoi contenuti!



La fiaba

Qui tutte le puntate.

Hagor Saud Flyd, sovrano della galassia del Drago Minore, era seduto alla scrivania del suo studio privato, e stava guardando attraverso la porta a vetri, che dava sul piccolo giardino; sembrava che osservasse lo zampillare dell’acqua che fuori usciva dai cannoncini della piccola fontana a forma di nave, ma il suo sguardo andava oltre, verso un orizzonte lontano, infatti, egli stava ripensando agli avvenimenti che lo avevano fatto diventare l’uomo d’oggi.

Hagor non era originario della galassia che governava, ma proveniva dalla nebulosa dell’Aquilae più precisamente dal pianeta Flyd, e non sapeva perché la sua famiglia portasse lo stesso nome del pianeta.

Le galassie conosciute, invece prendevano il nome dalla loro forma, visibile solo da molte migliaia di chilometri di distanza, e non facevano eccezione né la nebulosa del Drago Minore né dell’Aquila.

Gli abitanti dei pianeti di queste galassie erano tecnologicamente avanzati, e Flyd non faceva eccezione.

Come molti dei mondi conosciuti, il pianeta aveva rischiato di scomparire a causa di una terribile esplosione, provocata dalla fusione del nucleo centrale globo.

Si era arrivati a tale punto per il troppo sfruttamento delle risorse, e solo con la tenacia degli scienziati si era impedito la deflagrazione. Una volta risolto il problema della fusione nucleo n’era sorto un altro, d’uguale importanza, sempre a causa dello sfruttamento delle risorse: vi era stata la decimazione della popolazione a causa di malattie epidemiche. I pochi sopravissuti, si resero conto che per ripopolare il loro pianeta e la costellazione, dovevano non solo debellare le malattie ma trovare anche il modo di riprodursi senza rischiare di far nascere bambini già cagionevoli di salute, molti dei neonati, infatti, non sopravvivevano, e i pochi che vi riuscivano diventavano uomini e donne troppo deboli, e a loro volta generavano figli malati.

Certo ci si poteva rivolgere alle galassie vicine, ma anche in questo caso i risultati sarebbero stati disastrosi, perché anche quelle galassie avevano subito lo stesso destino.

Così, come molti altri pianeti decisero di spingersi oltre lo spazio sconosciuto; una volta individuata la galassia che presentava le stesse qualità, delle loro vi si stabilirono, mescolandosi alla popolazione dell’unico pianeta abitato.

Dovettero pazientare per diverso tempo, prima di ripartire, perché il pianeta non era tecnologicamente avanzato, e soprattutto perché i suoi abitanti non erano mentalmente preparati a conoscere viaggiatori d’altri mondi; la loro pazienza fu ad ogni modo ripagata e alla fine ripartirono per la loro costellazione per dare origine ai nuovi abitanti dell’Aquila.

Da quegli avvenimenti erano trascorsi seicento anni, e da trecento sulla nebulosa regnava la famiglia Flyd, e con la loro monarchia la galassia, aveva raggiunto il massimo della prosperità; per un breve periodo la costellazione rischiò di perdere stabilità. Hagor, in quel momento stava pensando proprio agli avvenimenti scongiurati solo dal suo coraggio e dalla forza d’animo dei propri fratelli e amici più intimi.

Hagor si chiese quanto tempo fosse passato, e quando la sua vita avesse avuto la svolta decisiva, e si rese conto che da allora era passato cinquantenni. Sussurrando a se stesso disse:

“Dio dell’universo, quanto tempo è gia passato, una vita intera!”.

Hagor adesso aveva sessantacinque anni, ma il suo aspetto non aveva subito molti cambiamenti, era ancora un uomo attraente. Il suo fisico asciutto e atletico, i capelli ancora neri, come piume un corvo, e solo qua e la c’erano dei fili d’argento; i suoi occhi erano di un blu intenso che rispecchiava le profondità marine, il naso in, le labbra leggermente carnose; infine il suo leggendario sorriso era ancora intatto, e il carisma era cresciuto con il tempo che scorreva.

Sì, erano trascorsi cinquantanni, proprio una vita, già perché tutto era cominciato il giorno del suo quindicesimo compleanno. Chiuse gli occhi, ed ecco che si rivide in cima alla scalinata che portava nel salone delle feste del palazzo reale.

Commenta la fiaba



Altre fiabe che potrebbero piacerti



Consigli di lettura