22Ago
2012
Tzirighina

Tzirighina

Fiaba di: Tiziana Basciu

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La fiaba

tzirighina

Questa è la storia di Tzirighina, una piccola lucertola verde originaria della Sardegna.

Come ogni anno era arrivata la primavera e la piccola lucertola, che aveva riposato tutto l’inverno al calduccio in un cumulo di sabbia calda e asciutta, si era svegliata e aveva messo fuori la testolina. In autunno la Mamma, una bellissima lucertola verde, lunga ed elegante, che aveva tante macchioline marrone scuro sul dorso e gli occhi grandi e brillanti, l’aveva salutata e le aveva spiegato che le lucertole dormono tutto l’inverno. Si chiama andare in letargo. Però, con l’arrivo della primavera, il sole caldo le invita a saltare fuori per correre veloci dopo aver scaldato ben bene la schiena.

La sabbia dove Tzirighina si era rifugiata per l’inverno era fine e bianchissima. Per questi pregi, tanto rari, l’avevano venduta, caricata su una nave e portata lontano. Ma questo la Mamma lucertola non aveva potuto prevederlo. Così la piccolina non si svegliò nella sua terra, ma in un Paese molto bello e pieno di sole che si chiama Spagna.

Man mano che le giornate si allungavano, per l’avvicinarsi dell’estate, Tzirighina prese coraggio e si mise a scorrazzare, alla scoperta del nuovo ambiente che la circondava. Il sole era caldo, come nella sua terra. I fiori grandi e colorati. Diversi da quelli che conosceva, ma ugualmente bellissimi. Gli insetti erano abbondanti e saporiti. L’erba era verde. Il cielo azzurro, solcato di tanto in tanto da qualche nuvoletta bianca. Però si sentiva un po’ sola. Presto non si accontentò di esplorare l’ambiente e andò alla ricerca dei suoi simili. Sapeva che per trovare le lucertole avrebbe dovuto abbandonare il mucchio di sabbia e dirigersi verso un terreno sassoso. E così fece.

Arrivò ad una piccola collinetta, formata rocce bianche e rosa. Lì le trovò! Erano tante e molto belle le lucertole spagnole, ma un po’ diverse. Erano marroni, non verdi come lei, e parlavano una lingua strana, simile a quella che nella sua terra era usata dalle lucertole anziane. Lei, che aveva bisogno di compagnia, non fece caso a quelle differenze. Ma le altre non l’accettarono. Prima la presero in giro. Poi provarono ad ignorarla. Infine le dissero che, per essere di quel colore, doveva avere qualche strana malattia. E la scacciarono.

Tzirighina, avvilita, se ne andò. Poco più in là trovò una pozzanghera. Vi si rotolò dentro fino ad inzaccherarsi tutta. Ora era marrone! Tornò dalle lucertole, ma fu scacciata di nuovo, perché era sporca. Si accorse presto che tutto quel fango addosso non le faceva bene, perché non permetteva al sole di scaldarla: era infreddolita e molto più lenta di sempre. Le dispiaceva, ma decise di lasciar perdere. La mattina successiva si lavò, strofinandosi nell’erba madida di rugiada mattutina.

Da allora se ne stava, sola soletta, su un grosso masso ai piedi della collina e giocava a rincorrere le ombre delle farfalle e delle nuvole. Un giorno, mentre giocava, si scontrò con qualcuno. Non l’aveva visto, perché si era appiattito sulla roccia, di cui aveva lo stesso colore. In effetti, se teneva gli occhi chiusi, era del tutto invisibile. Si presentarono e scoprì che si trattava di un geco e che abitava lì vicino. Tzirighina e Geco divennero amici. Ma era un’amicizia difficile, perché lei viveva di giorno e lui di notte. Potevano giocare e chiacchierare solo all’alba e al tramonto. Preferivano il tramonto, perché dura di più e potevano trascorrere più tempo insieme. Era bello aver trovato qualcuno e il tramonto sarebbe stato per sempre il loro appuntamento speciale!

Alcune settimane più tardi, arrivò sul grosso masso una piccola lucertola marrone. Era nata da poco e si era persa, allontanandosi troppo dalla sua mamma. E soprattutto era in pericolo: la inseguiva un uccellino che la voleva mangiare. Tzirighina era molto generosa e sapeva bene come è pericoloso stare lontano dalla mamma. Non ci pensò due volte. Corse ad aiutare la Lucertolina, le mostrò un anfratto sicuro dove nascondersi e uscì di nuovo per seminare il volatile. Stava tornando, stanca morta, verso il nascondiglio, dove l’aveva lasciata, quando vide da lontano una lucertola che cercava disperatamente qualcuno.  Doveva essere la mamma che cercava la Lucertolina. Le andò incontro, le spiegò cosa fosse successo e la condusse da lei. Fu commovente assistere al loro incontro: mamma e figlia si abbracciarono forte e si promisero di non perdersi più di vista. Poi la mamma disse che dovevano tornare a casa. Lucertolina, però, non aveva nessuna intenzione di andare via e lasciare Tzirighina, che l’aveva salvata con tanto coraggio. La portarono con loro e convinsero tutte le altre ad accettarla nella loro comunità.

Perché le lucertole, grazie a questa avventura, avevano capito che per essere amici non importa il colore della pelle o la lingua che si parla, ma la generosità dei gesti che si fanno. E scoprirono che è piacevole stare al sole insieme a una lucertola un po’ diversa, ma che conosce tante storie di una terra lontana, dove tutte le lucertole sono verdi come lei.

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