14Gen
2013
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Una grandiosa battuta di caccia // Vocenovella

Fiaba di: GiamPiero Brenci

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La fiaba

Capanna Tassoni pare un fungo incastonato tra le querce, ai margini del grande bosco, con il suo tetto di paglia che l’umidità rende scintillante. Dal comignolo di pietra fuoriesce il solito sbuffo di fumo ad indicare che il camino stia facendo il suo dovere. Per un Pellegrino questa è sempre una bella visione.

Passo, fingendo di nulla, tra quattro carrozze ferme che esibiscono stemmi nobiliari scintillanti d’oro. Al margine della radura una folla di cavalieri, battitori, paggi e servitori.

I bei cavalli vengono accuditi, rifocillati e strigliati. Due uomini lucidano i finimenti di cuoio.

Un apparato del genere può voler dire solo una cosa, miei arguti Lettori, il Conte Pietrino dei Pugini, signorotto del luogo,  è venuto fin quassù per una battuta di caccia nel Bosco.

Qui tutti gli episodi de “Il nonno e il peste“.

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L’audio fiaba

Il testo completo

Capanna Tassoni pare un fungo incastonato tra le querce, ai margini del grande bosco, con il suo tetto di paglia che l’umidità rende scintillante. Dal comignolo di pietra fuoriesce il solito sbuffo di fumo ad indicare che il camino stia facendo il suo dovere. Per un Pellegrino questa è sempre una bella visione.

Passo, fingendo di nulla, tra quattro carrozze ferme che esibiscono stemmi nobiliari scintillanti d’oro. Al margine della radura una folla di cavalieri, battitori, paggi e servitori.

I bei cavalli vengono accuditi, rifocillati e strigliati. Due uomini lucidano i finimenti di cuoio.

Un apparato del genere può voler dire solo una cosa, miei arguti Lettori, il Conte Pietrino dei Pugini, signorotto del luogo,  è venuto fin quassù per una battuta di caccia nel Bosco.

Il Conte è accompagnato dai suoi nobili amici cui mostra la propria ricchezza organizzando una faraonica battuta di caccia ora che le foglie stanno già cadendo e che tutti gli animali sono grassi e in gran forma, pronti ad affrontare Messer Inverno.

Come dite? Che ne verrà del “bene” al Nonno, al popolino  e al bosco?

In qualità di Narratore devo sottolineare che non ne avete azzeccata una! Il Nonno dovrà saccheggiare la dispensa e la cantina, ma non abbuscherà un soldo che i Potenti, ai nostri giorni, non pagano il consumato, anzi brontoleranno a gran voce contro la pochezza, la poca bontà e la scarsità del cibo e del vino. Ed il signorotto finirà per esigere un balzello, in monete sonanti, che definirà, con aria paterna: < Dovuto, ma  extraordinario! >.

Non ne viene del ‘bene’ nemmeno al bosco che questi cacciatori devastano i cespugli, distruggono i prati e menano danno alla selvaggina; gran parte della quale finirà per marcire o essere gettata ai cani. Che v’è una quantità limite a ciò che si può mangiare!

Seguito dal mio amico Leo, che accompagno da Firenze verso nord, entro nell’Ostaria.

Il Nonno, che già vi descrissi, scuote il capo: non v’è posto, ne cibo per noi.

Il Conte è assiso a capotavola, contornato da dodici suoi amici, e c’è palese che abbia abbondantemente mangiato e brindato, come afferma il naso paonazzo.

Un commensale si alza, ondeggia, si raschia la gola e solleva il boccale, dal quale escono alcune gocce di vino rosse e pesanti. Con voce impastata invita i presenti ad un brindisi poi esclama:

< Il Conte Pietrino è troppo modesto, noi ben lo sappiamo e ciò gli fa grandemente onore.  Ma questa d’oggi è stata la più bella battuta di caccia cui un cacciatore desideri, almeno una volta nella vita, partecipare! Un privilegio negato anche ai figli dell’Imperatore o ai parenti del Pontefice! – ha un singulto, beve un altro sorso di vino e: – Oggi, nell’immensità di questo bosco stupendo, non abbiamo cacciato ne maestosi orsi,  ne possenti cignali, ne imperiosi cervi, ne perigliosi lupi o agili lepri. Oggi abbiamo, per la prima volta, snidato, braccato ed infine ferito un animale di cui pochi hanno sentito parlare e pochissimi hanno potuto vedere: un grande, feroce Basilisco! –

Un mormorio percorre i presenti che annuiscono seri, seri. Il Nonno, la Franca ed il Peste provvedono a tenere i boccali pieni di vino e i commensali provvedono a svuotarli. Una bella gara!

Leo, pittorucolo e studioso di un qualche talento, li guarda, mi guarda e la sua espressione la dice lunga. Figuriamoci: un Basilisco! Questi devono aver bevuto, e non poco, già prima della caccia!

Del Basilisco se ne parla in tutto il mondo, ma pochi se ne vedono, come fossero fiabe per citrulli!

< Ben vi vidi, amici, fermare l’impeto dei destrieri e restare interdetti mentre il verso dell’animalo percuoteva la montagna simile a quello di un enorme corno bronzeo.. E non vi fu viltà in ciò, ma sorpresa mentre la sua ombra possente scivolava contro una parete rocciosa. Sentendosi braccato il Basilisco ripeté il suo verso e la sua testa mostruosa comparve, con fragore di legno infranto, tra i rami della grande quercia. Esplose un possente tuono ed il suo alito venefico c’avvolse  rendendoci ciechi e facendo impennare i nostri destrieri pur avvezzi alle battaglie.

Il Conte sollevò  la balestra e, indomito, lanciò il suo dardo. Il mostro ne fu colpito, urlò la sua rabbia emettendo con fragore il suo fiato pestilenziale e disparve. Forse tornò negli inferi che l’hanno vomitato! – e fa una pausa per un robusto sorso di vino. Poi con voce stentorea : – Ma per chi dubitasse dell’accaduto abbiamo una prova inconfutabile di ciò che vedemmo: una grande piuma metallica che l’ardire del Conte e il suo dardo hanno divelto al mostro. E questa è la  testimonianza per chi ardirà confutare ciò che noi fortunati abbiamo potuto oggi condividere con il nostro eroe! – E con gesto teatrale indica una piuma metallica iridescente grande quanto un braccio d’uomo che giace sopra un cuscino di raso rosso fuoco.

 

Il Conte e i suoi invitati sono scesi a valle e le tenebre stanno addentato il bosco e la montagna. Noi siamo immersi nella luce saltellante del grande camino. Le fiamme fanno il solletico al grosso pentolone,  annerito dal tempo e dall’uso, che gorgoglia pigramente. Ogni tanto il coperchio si solleva, emettere uno sbuffo e, mentre la voluta di vapore fugge allegra per la canna fumaria, ricade con un colpo ovattato.

Il Leo giocherella con alcune monete d’oro fino disposte sul tavolo e, poi,  guarda il Nonno.

<  Voi, Leo, avete il cervello ‘fino’, nevvero?  Sapevamo che il Conte Pietrino sarebbe venuto per  riscuotere una tassa ‘extraordinaria’ e gli chiedemmo d’onorarci con una battuta di caccia. Ci saremmo impegnati affinché vi fossero prede di valore ed in gran quantità.

Speravamo, se ci fossimo riusciti, che  il Conte avrebbe ridotto la tassa.

Che di soldi ne ha già presi moltissimi, sia quest’anno che quello passato!

Fu il Peste che mi spiegò come trovare e donare una preda all’esoso e tronfio Conte. Ne orsi, né cervi o grufolanti cignali e nemmeno un centinaio di lepri… una preda mastodontica!

Un animale terribile e raro di cui parlò Plinio il Vecchio: un’aquila gigantesca, con grande coda di serpente, aculeo di scorpione ed artigli per dilaniar cavalli. Animalo in grado di avvelenar con l’alito le fonti e di muggir come una mandria di tori infuriati… Insomma: un Basilisco!

Peste mi spiegò che ci occorresse: una piuma di ferro rovente,  martellata e immersa in acqua fredda più volte. Una sagoma di legno, pennelli e colori. Un corno di bronzo lungo più di due uomini,  tre barilotti di polvere nera per  fuochi artificiali e un sacchetto di pepe…-

Ora, miei arguti Lettori, potreste spiegarmi perché il Leo scoppi a ridere, imitato dal Peste?

Come dite? Che questi due mascalzoni abbiano corbellato il Conte facendogli credere, con un gioco da teatro, che dietro la quercia vi fosse un adiratissimo Basilisco? L’animalo colpito dalla freccia avrebbe lasciato al suolo una delle sue grandi piume di metallo. Poi, accompagnato dal possente muggito ed avvolto dall’esplosione di polvere nera,  sarebbe scomparso….

Hm… E voi mi garantite che nessuno dei cavalieri si sarebbe slanciato all’inseguimento?… Già!

Gente saggia, dopotutto, specie se vi sia un gigantesco Basilisco ferito e arrabbiato.

Miei troppo arguti Lettori forse siete un po’ troppo arguti per il vostro Narratore di Fiducia! E, forse, non vi narrerò null’altro di quanto accada nel grande Bosco, che di sapientoni mi bastano e avanzano il Peste, il Nonno ed il Leo!

Però tre cose voglio dirvele: il sacchetto di pepe, distribuito a terra ha messo fuori uso i cani da caccia del Conte che avrebbero potuto svelare l’arcano e smascherare i due lestofanti.

La seconda: il buon Leo s’è proposto come pittore, qual è, di ritrarre le sembianze del Basilisco, descritto dai cacciatori, affinché il dipinto impreziosisca la casa del Conte Pietrino dei Pugini rendendo merito all’intrepido per i secoli a venire.

La terza ed ultima: il Conte ha rinunciato alla tassa ‘extraordinaria’.

E, in via confidenziale vi mostro il dipinto prima che il quadro venga consegnato al Conte che già lo pagò sei monete d’oro.

Che il Leo è il Leo, mica un imbrattatele qualsiasi!

Ma anche lui s’è inchinato all’astuzia  di una  birba matricolata che noi già conosciamo…

Ma dopotutto, anche se mi fa far la figura dello ‘stolto’, il Peste m’è simpatico…

E finirò per parlarvene ancora……

Alla prossima, allora.

***

La presente VoceNovella è stata Ideata e Scritta da Giampiero Brenci che pubblica < ISTORIE DI UN BASILISCO > con la Maglio Editore, tutti i diritti sono riservati.

La vocenovella è recitata da Edoardo Camponeschi che pubblica con Menestrandise Audiolibri Indipendenti i 13 episodi delle < VociNovelle Nel Bosco>.

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