Tutte le fiabe che parlano di "ingordigia"
La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "ingordigia", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".
Il lupo e la volpe // Audio fiaba
Tratto dalla favola di Esopo.
Il lupo aveva con se la volpe; e quel ch’egli voleva, la volpe doveva fare, perché era la più debole; ma le sarebbe proprio piaciuto liberarsi di quel padrone. Un giorno, che attraversavano il bosco, il lupo disse: “Pelorosso, procurami qualcosa da mangiare, o mangio te”.
Rispose la volpe: “Conosco una fattoria, dove ci son due agnellini; se hai voglia, possiamo andare a prenderne uno”.
La cosa piacque al lupo: ci andarono, e la volpe rubò l’agnellino, lo portò al lupo e si allontanò.
Il lupo lo divorò, ma non era ancora soddisfatto; voleva anche l’altro e andò per prenderselo; ma lo fece in modo così goffo, che la madre dell’agnellino se n’accorse e si mise a gridare e a belare terribilmente, finché accorsero i contadini.
Essi trovarono il lupo, e a forza di botte lo ridussero da far pietà; ed egli arrivò dalla volpe urlando e zoppicando. “Mi hai giocato un bel tiro!” disse “Volevo prender l’agnello e i contadini mi hanno acchiappato e pestato ben bene”. La volpe rispose: “E tu, perché sei così ingordo?”
Il contadino e lo spirito del fiume
Tolstoj riprende un’antica favola di Esopo.
Un contadino fece cadere l’accetta nel fiume. Dal dispiacere s’accovacciò sulla riva, e si mise a piangere.
Lo sentì lo spirito dei fiume: ebbe pietà del contadino, uscì dall’acqua portandogli un’accetta d’oro, e gli disse:- E’ tua quest’accetta?
Il contadino disse: – No, non è la mia.
Lo spirito uscì dall’acqua con una seconda accetta, questa volta d’ argento.
Una storia dolce e amara
Fernando era un bimbo di otto anni, biondino e paffutello, che somigliava a tanti suoi piccoli colleghi che ogni giorno vanno a scuola. La scuola di Fernando si trovava proprio di fronte ad una pasticceria ed ogni giorno il bimbo posava gli occhi sulle vetrine, piene di dolci e leccornie di ogni tipo, desiderando di mangiare tutte quelle cose, belle e buone. “Potessi averne almeno un poco…” sospirava sgranando gli occhi e con la bocca aperta per la meraviglia.
Vasi di vetro, pieni di confetti dai colori variopinti, facevano da cornice a torte ricoperte di cioccolato e da un punto all’altro della vetrina, le specialità più diverse si presentavano con nomi illustri scritti, insieme ai paesi d’origine, su biglietti di cartoncino dorato. Sacher Torte – Austria, Baklava – Turchia, Tarte Tatin – Francia, Cheesecake – Inghilterra. Per una volta erano i dolci a disegnare la carta geografica del mondo e chissà quant’era buona…
La leggenda del grande albero Kalpataru
L’anziano Gotam era un Rishi, un sacro cantore veggente e maestro di Raya Yoga. Possedeva un piccolo giardino con un grande albero, Kalpataru.
Lui era solo un pellegrino mendicante, ma da qualche tempo non riusciva più a camminare e la generosità dei suoi ammiratori lo aveva costretto ad accettare una capanna e quel piccolo podere.
Un giorno vennero a giocare nel suo giardino, quattro ragazzi del vicino paese: tre maschi, Prathvi, Agni e Vata e una bambina paffutella, Jala, continuamente derisa ed emarginata dai tre monelli.
Agni si rivolse al vecchio Gotam, con modo sfrontato e accento insolente:
– Dimmi signore, possiamo giocare sotto il tuo albero?
– Andate pure, giovanotti, ma state attenti, quell’albero si chiama Kalpataru ed è antico e magico: se gli parlate ed esprimete un desiderio, oppure se ve ne state solo in silenzio sotto le sue fronde e pensate o sognate un desiderio, allora quel desiderio sarà esaudito.






