16Nov
2015

Sulle ali di un angelo

Fiaba di: Licia Calderaro

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La fiaba

La notte era piuttosto fredda e pungente. Il cielo scuro era illuminato a malapena dalla pallida luna. Ogni tanto, una nuvola passava davanti coprendo la luce lunare, per poi essere inghiottita nuovamente dalle tenebre.

Aurora si godeva quel triste spettacolo sul suo letto. Non riusciva a dormire, era nervosa e cercava di ritrovare un po’ di calore sollevando il piumone fino alla testa. Con gli occhi fissi sulla finestra, continuava a fissare al di fuori. Ormai mancava poco alla mezzanotte ed era curiosa di vedere se Babbo Natale sarebbe passato da lì. Strano però che la Vigilia di Natale fosse così scura. Che il buon uomo e le sue renne avessero perso la strada a causa del buio? No, non poteva essere. Le lucine poste sui balconi lo avrebbero sicuramente aiutato ad orientarsi. Sollevò le coperte e rimase per un certo tempo accovacciata sul letto, con il petto appoggiato sulle ginocchia. Ma ben presto, il freddo, la costrinse a rimettersi sotto alle sue calde lenzuola di flanella. Rabbrividendo la bambina chiuse gli occhi. Invidiava profondamente la sua gatta che dormiva profondamente nella sua cesta. Di certo, la pelosa gatta bianca non capiva l’importanza di quella sera così speciale.

Finalmente Aurora stava per addormentarsi, ma un bagliore bianchissimo e luminosissimo la fece sussultare. Il soffitto della stanza, si illuminò improvvisamente. Aurora alzò la testa, e vide un angelo meraviglioso sospeso per aria e che lentamente stava appoggiando i piedi sul pavimento. La luce che emanava il suo volto, invase l’intera camera.

“Chi sei?” domandò Aurora, con un filo di voce.

L’angelo non le rispose, si limitò a sorriderle dolcemente. Si avvicinò alla bambina e le fece shhhhh appoggiandosi il dito indice sulla bocca.

Aurora avrebbe voluto fargli mille domande, ma non riusciva a far fuoriuscire la voce dalla gola.

“Sali sulla mia schiena, ti faccio vedere una cosa.” Disse l’angelo girandosi di spalle.

Aurora non se lo fece ripetere e si aggrappò come meglio poteva, abbracciandosi al collo della creatura celeste.

La finestra si spalancò ed una forte raffica di vento, costrinse Aurora a chiudere gli occhi.  Quando li riaprì,  si accorse che stava sorvolando la città sul dorso dell’ angelo. Incredula guardo sotto di sé. Per quanto fosse inverosimile, era davvero divertente guardare i tetti delle case, che a quella distanza, sembravano tantissimi puntini colorati. La città vista dall’ alto era tutt’altra cosa, specialmente se vista sulle ali di un angelo!

Dopo un tempo che parve infinito, l’angelo cominciò a sbattere su e giù le ali e a volare a bassa quota. Scesero in un immenso luogo innevato con degli arbusti e dei licheni. Al centro c’era una casetta completamente decorata e piena di luci. Si sentiva un grande trambusto ed era chiaro che in quel momento, non si poteva entrare a curiosare nella casa. Però davanti alla porta, giaceva una bella e lussuosa slitta, con delle renne che attendevano impazientemente l’arrivo del loro padrone. Dei buffi gnomi correvano avanti e indietro a caricare i pacchi sulla slitta, e quando tutto fu pronto, ecco che un grande omone con la barba bianca e vestito di rosso salì sulla slitta ridendo OH OH OH!!!

“Ma è Babbo Natale!” esclamò Aurora entusiasta.

“Si, è lui. Ma è meglio che non ti faccia vedere. È arrivato il momento di ritornare indietro.” Disse l’angelo, accarezzando i riccioli biondi della bambina.

Aurora riaprì lentamente gli occhi. Si accorse di trovarsi in camera sua, stesa sul letto, a pancia in giù, e con un braccio che le cadeva a penzoloni sul pavimento. Le lenzuola la coprivano a malapena. Si alzò e vide che la sua gatta dormiva ancora profondamente nella sua cesta. La bambina era ancora mezza intontita, dei ricordi offuscati le annebbiavano la mente. Aveva sognato di aver volato per la città, sulla schiena di un angelo, e che si era ritrovata al Polo Nord tra i folletti di Babbo Natale.

“Uffa, era solo un sogno.” Sbuffò sconsolata.

Ma una lunga piuma azzurra, che fino in quel momento aveva tenuta stretta nella sua mano, senza neanche rendersene conto, la fece ritornare in sé.  Si ricordò della visita notturna e che la piuma che aveva in mano, apparteneva alle ali dell’ angelo, su cui aveva volato.

“Non era un sogno.” Sorrise Aurora, rigirandosi la piuma tra le mani.

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