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L’Ispettore Poldo e il mistero delle uova scomparse

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Nel paesino dell’Alta Bergamasca, il sole era appena sorto e, come ogni mattina, il gallo Poldo aveva cantato con precisione svizzera dalla cima del suo posatoio.

Tutto sembrava procedere come al solito nel cortile del pollaio di Poldo, fino a quando un grido interruppe la calma: “Aiuto! Le mie uova! Sono sparite tutte!”

Era Giuditta, una gallina famosa per la sua puntuale produzione di uova. Tremava come una piuma al vento, mentre le altre galline si avvicinavano curiose.

Poldo, con la sua solita calma da investigatore navigato, scese dal suo posatoio e si avviò nel recinto delle galline. Poco dopo, sbucò dal fiumiciattolo anche la sua fidata assistente, la papera Matilda che lo raggiunse.

“Matilda,” disse Poldo, “questa è una faccenda da analizzare con attenzione. Uova che spariscono senza lasciare traccia, qualcuno nel pollaio ha le zampe sporche.”

Poldo e Matilda si recarono subito nel nido di Giuditta. Nessuna traccia di gusci rotti. Nessun segno di scasso.

“Escludiamo la faina,” mormorò Matilda, ispezionando le pareti. “Non ci sono buchi né graffi.”

“Eppure,” rifletté Poldo, “Giuditta ha detto che le uova erano qui ieri sera. Chiunque sia stato, doveva conoscere bene gli orari del pollaio.”

Interrogarono Tito, il tacchino sempre nervoso del pollaio vicino, ma lui era troppo impegnato a lucidarsi le piume per rubare uova.

Poi andarono da Celestina, la gallina più chiacchierona del pollaio.

“Io ho visto Gino, il gallo del pollaio dei Ronzoni, uscire da qui ieri sera, diceva che cercava semi di girasole.”

“Semi di girasole nel nido delle uova?” sussurrò Poldo, con un sopracciglio sollevato.

Poldo e Matilda si diressero al pollaio dei Ronzoni. Gino era lì, con un’aria insospettabilmente innocente. Ma nel retro, nascosti dietro un vecchio barile, trovarono qualcosa di sorprendente: una piccola incubatrice fatta con paglia, lampadine e un vecchio secchio.

Dentro c’erano le uova di Giuditta, ancora intatte.

“Non volevo rubare!” protestò Gino, colto in flagrante. “È solo che volevo provare a covarle io. Mi sento sempre escluso quando si parla di uova e pulcini!”

Poldo lo guardò con calma, poi parlò con voce pacata: “Capisco che volevi sentirti parte di qualcosa di speciale, ma chiedere è sempre meglio che prendere di nascosto. Anche le buone intenzioni possono far male, se si agisce nel modo sbagliato.”

Le uova furono restituite a Giuditta, che accettò di lasciarne una a Gino da covare sotto la sua supervisione. “Ma solo una!” disse severamente, anche se nel fondo degli occhi brillava un po’ di tenerezza.

Poldo e Matilda tornarono nel loro cortile. Un altro mistero era stato risolto.

“Che ne dici di una passeggiata lungo il fiumiciattolo, Matilda?” propose il gallo.

“Solo se poi mi offri uno spuntino con quei semi di girasole di cui parlava Gino,” rispose lei, ridacchiando.

E così, mentre il sole tramontava sull’Alta Bergamasca, l’Ispettore Poldo e la papera Matilda si allontanarono, pronti per il prossimo enigma.

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