Tanto tempo fa, in un piccolo paesello vicino al mare, attorniato da casette colorate e una spiaggia da fiaba, con un vecchio rudere di un faro che non funzionava mai, i giorni trascorrevano ascoltando la musica della natura. Tutto era pace e serenità, quando all'improvviso, da lontano, una minuscola figura barcollante si avvicinava per la stradina dei boschi.
Era Bartolo, il vecchio venditore di lune. Ogni tanto faceva visita al piccolo paesello. Spingeva un carretto traballante e sopra c'erano appese tante lune di carta. Le teneva legate con sottili fili che brillavano.
I bambini, come lo vedevano, gli correvano incontro gridando:
«È arrivato Bartolo! È arrivato il venditore di lune!»
Lui sorrideva, con quella tristezza dolce che hanno certi uomini che hanno visto troppi inverni.
«Le lune non si vendono a tutti!» diceva. «Le vendo solo a chi ne ha davvero bisogno!»
Nel piccolo paese viveva Bruno Senza Sorriso, un bambino chiamato così perché non parlava e non sorrideva mai. Da quando il papà, uscito con le barche insieme agli altri pescatori, non era più tornato, Bruno passava le giornate seduto sugli scogli vicino al faro a guardare l'orizzonte.
Una sera Bruno vide il carretto fermo nella piazza. Tra tutte le lune appese, ce n'era una piccola, stropicciata ai bordi, che sembrava meno bella delle altre. Eppure era l'unica che brillava di una luce strana, a intermittenza.
«Quanto costa quella?» chiese Bruno.
Bartolo lo guardò negli occhi.
«Tu cosa puoi dare?»
Bruno abbassò la testa.
«Niente!»
Bartolo allora prese la luna e gliela mise tra le mani.
«Sbagliato! Tu puoi dare ciò che gli adulti dimenticano sempre.»
«Cosa?» disse Bruno.
«La speranza!» rispose Bartolo.
Bruno, felice, strinse la luna al petto. Era calda, come una pagnotta appena sfornata.
«Grazie!»
Salutò Bartolo con un forzato sorriso, incamminandosi verso casa con la luna di carta stretta tra le mani.
Quella notte una tempesta furiosa avvolse il paese. Il mare arrabbiato scaraventava enormi onde sulla spiaggia, distruggendo tutto ciò che gli capitava davanti. Si sentivano le urla degli abitanti che invitavano ad accendere il faro.
Quando, all'improvviso, si vide una luce correre per le stradine del paese. Era Bruno, che salì correndo fino alla scogliera con la sua luna di carta.
«Dove corre quel bambino? È pericoloso!» gridavano dietro di lui.
Ma Bruno, imperterrito e senza paura, con il cuore che sembrava scoppiare, continuò.
Arrivato in cima al faro, alzò la luna verso il mare.
Come d'incanto, la carta si illuminò.
Prima piano, poi sempre di più, a intermittenza.
Una luce bianca, luminosissima, si aprì nella tempesta, disegnando una strada tra le onde.
Le barche dei pescatori, guidate dal fascio di luce, una dietro l'altra, ritornarono a riva.
Bruno spiegò a tutti gli abitanti cosa era successo. Gli abitanti si abbracciarono e una grande festa fu organizzata per celebrare il ritorno dei pescatori. C'era anche il papà di Bruno.
«Troviamo Bartolo! Dobbiamo ringraziarlo!»
Quando tutti cercarono il venditore, del carretto non c'era più traccia.
Ma dietro alla luna di carta c'era scritto:
«Le cose fragili sono quelle che salvano il mondo.»
Da quel giorno il piccolo Bruno tornò a parlare e a sorridere e, nelle notti di luna piena, qualcuno giura ancora di vedere, lungo la strada del paesello, un vecchio che spinge un carretto traballante, pieno di lune di carta, leggere come i sogni e luminose come il cuore di chi non smette mai di aspettare.
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