07Nov
2016

La foglia dorata

Fiaba di: Ilaria

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La fiaba

-Questa volta non inizierò la fiaba con il solito “c’era una volta”- sentenziò la saggia e rugosa nonna con espressione solenne.

-Perché?- domandò Ester corrugando le sopracciglia ramate sul nasino lentigginoso.

-Perché ciò che significa questa storia non è una verità relegata nel passato…è sempre valida!

-Allora dai nonna,inizia a raccontare!- la spronò Thomas,curioso di sapere quale mai fosse questo insegnamento così importante.

-Dovete sapere prima di tutto che la principessa della nostra storia era molto bella: aveva lunghi capelli biondi come il grano d’estate, in cui amava intrecciare fiori; occhi verdi come i prati primaverili..e il cuore freddo e infido come i ghiacciai ad alta quota. Non era buona cosa dunque lasciarsi ingannare dal suo bell’aspetto! Questo lo sapevano tutti i giovani del villaggio: tanti avevano provato a chiedere la sua mano, nobili e cavalieri che avevano promesso ogni genere di ricchezza ma non erano stati in grado di rispondere a una delle domande che la principessa aveva posto, poeti e scrittori che avevano scritto fiumi di parole adoranti per lei ma che erano troppo poveri per regalarle i gioielli che ogni volta lei richiedeva. Nessun giovane contadino, artigiano o boscaiolo del villaggio però osava anche solo avvicinarsi al castello della principessa: se non erano riusciti nemmeno i ricchi mercanti di stoffe e spezie a conquistarla, come avrebbe mai potuto uno di loro, umili com’erano?

Accadde invece un giorno che un boscaiolo volle tentare l’impresa: non tanto per la bellezza della principessa, perché molte ragazze del villaggio potevano definirsi altrettanto belle; ma per la sfida si riuscire a domare quel cuore scabroso come la corteccia degli alberi che ogni giorno abbatteva e sfrondava. Si incamminò quindi verso la rupe su cui sorgeva il castello della principessa, immersa nel rosso, giallo, arancione, oro, viola e marrone degli alberi autunnali. L’unica nota verde erano gli abeti che ancora resistevano fieri alla venuta del bianco inverno. Salì il sentiero costellato di pietre fino a giungere al ciottolato che conduceva alle porte del castello: lì si presentò come pretendente alla guardia che, guardandolo con molta commiserazione e scuotendo la testa, lo condusse fino all’ala nobile dove alloggiava la principessa. La ragazza, seduta sul suo trono intarsiato e prezioso, alzò le sopracciglia quasi sorpresa quando la guardia le disse chi fosse l’ospite, meravigliandosi che un ragazzo di origine così umile osasse proporsi come pretendente. Tuttavia, non aveva mai impedito a nessuno di tentare e del resto era convinta che anche lui avrebbe fallito come tutti gli uomini che l’avevano preceduto; quindi mentre la guardia usciva dalla sala e il boscaiolo rimaneva ancora di fianco alla porta aspettando un suo cenno, la principessa disse:

-Buongiorno, nuovo pretendente numero…ah, non saprei dire la cifra, ho perso il conto ormai di quanti hanno tentato. Ma prego, avvicinati. Cosa ti fa pensare di riuscire a conquistarmi?

La sua voce era fredda e dura, come le stallatiti ghiacciate in una grotta sfiorate dal gelido vento invernale; le sue parole potenti e pesanti come la neve caduta per lungo tempo. Eppure, guardando i suoi occhi si intuiva che le mancasse qualcosa che desiderava molto, come un prato che aspetta impaziente che nascano i fiori quando tardano in primavera.

-Buongiorno, principessa. Cosa fa pensare a te che io non sia alla tua altezza?

La ragazza rimase per un attimo allibita: tutti gli uomini precedenti avevano cercato di compiacerla fin da subito; questo boscaiolo pungeva come gli aculei del riccio delle castagne. Tuttavia, si riprese subito e lo apostrofò:

-Te lo dico subito: innanzitutto non vedo nessun regalo. Non mi hai portato nulla? Ho tre stanze in questa ala del castello ricolme dei doni dei tuoi predecessori, scintillano più del sole ad agosto tanto sono preziosi. E tu, cosa mi hai portato? Un’accetta dorata forse?

Il boscaiolo colse perfettamente l’ironia di quest’ultima domanda, ma non si scompose. Rispose invece, molto umilmente:

-Posso assicurarti che un’accetta fatta di oro sarebbe inutile per il mio lavoro, perché per quanto preziosa non riuscirebbe a spezzare la forza degli alberi che taglio. Comunque no, non ho portato nessun regalo, se non me stesso. Del resto, cos’altro si potrebbe volere di più come regalo che un cuore caldo e scoppiettante di amore come un fuoco bene acceso che riscalda?

La principessa rispose con disprezzo:

-Insomma,deduco dalla tua risposta che sei venuto a mani vuote. Mai nessuno aveva osato presentarsi qui senza un dono per me! Tuttavia mi incuriosisce il tuo modo di parlare, quasi poetico..quindi vediamo come te la caverai nelle altre prove; ecco la prossima: portami un fiore. Ma attento,non deve essere un fiore qualsiasi..deve essere regale, prezioso, meglio ancora se dorato!..se puoi permettertelo, ovviamente.

Il boscaiolo non si scompose affatto. Uscì invece nel cortile e da lì appena fuori dalle mura del castello, verso gli alberi che lo costeggiavano che ormai avevano ai loro piedi cumuli di foglie crocchianti. Era chiaro che in quella stagione sarebbe stato impossibile trovare una rosa, il fiore più nobile a cui potesse pensare; altrettanto palese era che non potesse comprare un gioiello a forma di fiore nel negozio di un gioielliere, dato il suo umile lavoro. Mentre osservava gli alberi accanto a sé, notò una piccola foglia gialla che stava quasi per staccarsi dal suo ramo: senza pensarci due volte la colse con delicatezza e tornò con passo sicuro al trono della principessa, porgendogliela dal palmo della mano. La principessa lo guardò con commiserazione:

-Ho detto fiore…non foglia…

-Principessa, sai bene che in autunno non ci sono fiori, quantomeno non nobili come tu hai richiesto. Quanto a fiori d’oro, chissà quanti ne possiedi in quelle stanze stipate di doni, e poi come tu stessa hai detto è evidente che non posso comprartene uno. Ma ecco, vedi?- alzò la piccola foglia reggendola alla base fra pollice e indice in modo che incontrasse un raggio di sole che trapelava da una finestra -una foglia autunnale, quando incontra il sole, splende più dell’oro! La ricchezza si nasconde negli angoli più piccoli e meno ricercati a volte; non puoi non considerarla preziosa e non puoi nemmeno non considerarla un fiore, viene da un albero proprio come la corolla bianca del fiore che ti orna i capelli.

La ragazza era esterrefatta: il boscaiolo aveva ragione, la foglia attraversata dal sole sembrava emanare luce propria ed era bella come un fiore. Ancora però non era soddisfatta e chiese al boscaiolo un’ulteriore prova:

-Io sono famosa per non temere nulla; ma supponiamo che avessi almeno una paura, una preoccupazione o mi succedesse qualcosa che mi rendesse triste, cosa faresti?

-Mi comporterei come la nebbia.

-Come?

-Come la nebbia: Ti proteggerei da ciò che ti spaventa o che ti rattrista, per farti concentrare su ciò che ti è più vicino e ti rassicura e poi, una volta riconquistata la fiducia e la forza, ti lascerei affrontare le tue insicurezze, come la nebbia quando si dirada e torna a svelare ciò che nascondeva.

Ancora una volta, la ragazza sentì un moto di affetto e di tenerezza verso il boscaiolo per le sue parole. Il suo orgoglio, però, prevalse ancora, e guardandolo negli occhi gli domandò:

-Questa è l’ultima prova, boscaiolo: in che stagione dell’anno mi sposeresti?

Il boscaiolo rispose senza indugio che l’avrebbe sposata in quello stesso momento se fosse stato possibile. La principessa finse di non cogliere il suo ardore e replicò sdegnata:

-Ora? Ma ora è autunno! Ti sembra la stagione adatta per sposarmi? Che insulsa! Con la nebbia umida che fa rabbrividire, le foglie secche morte che cigolano sotto i piedi, la pioggia fredda che inzuppa e appesantisce..vuoi forse paragonare il malinconico e insignificante autunno alla forza e purezza del bianco inverno o alla delicata e gentile primavera, o alla prorompente e gioiosa estate?

-Tu sei l’inverno,la primavera e l’estate nella tua bellezza e nella tua forza di governare da sola sul regno. Ma dimentichi la dolcezza e l’umiltà dell’autunno, che non ha molte pretese, se non di riscaldare i cuori sconsolati dalla fine dell’estate e prepararli al freddo e bianco inverno con le prime piogge sottili e le foglie che planano in aria come fiocchi di neve colorati o i fiori a maggio inoltrato quando si staccano dagli alberi che sono pronti a creare i frutti. Questo a te manca: il suo calore e la sua mitezza. Ma se vorrai amarmi, io sarò in grado di regalarti tutto questo. Senza di te io sono incompleto e tu lo sei senza di me- le consegnò la foglia dorata -ora sono io che ti dico scegli. Ti aspetterò; sai dove trovarmi.

La ragazza prese la foglia con delicatezza e guardò il boscaiolo uscire dalla stanza, provando un senso di vuoto quando si richiuse la porta alle spalle. Quella notte restò ad osservare a lungo la foglia dorata: il ragazzo aveva ragione su tutto, su quello che le mancava, sul suo carattere..non solo lui era bello ma anche forte e soprattutto sincero e dolce nelle parole, non come quei nobili cavalieri, altisonanti nelle parole, ma freddi come le loro armature. Abbattuto così quindi anche il muro delle umili origini del boscaiolo, la principessa il mattino seguente si incamminò verso il bosco, in cerca del ragazzo che aveva promesso di scaldarle il cuore, mentre sprofondava con gioia nel morbido tappeto di foglie e respirava a pieni polmoni il profumo di muschio e di alberi; lo trovò intento ad abbattere un albero vecchio, l’accetta a mezz’aria per vibrare l’ultimo colpo. La principessa gliela tolse dalle mani, si rimboccò le maniche e sferrò un forte colpo al tronco, recidendolo definitivamente. A quel punto disse al boscaiolo che era pronta, perché aveva ormai abbattuto i suoi ostacoli e il suo gelo e, illuminandosi di un caldo sorriso, gli prese la mano e lo condusse al castello per farne il suo re.

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