02Mag
2016

Elsa e Anna, sorelle per la vita.

Fiaba di: Licia Calderaro

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La fiaba

Nota: questa versione di “Frozen” è completamente frutto della mia fantasia.

La temperatura era molto fredda e pungente; dei grossi nuvoloni grigi coprivano il meraviglioso manto celeste, rendendolo di un triste colore plumbeo. Il sole sembrava non volesse uscire allo scoperto, per dare spazio ai piccoli fiocchi di neve, che instancabili, cadevano lentamente, andandosi a posare lievemente al suolo, rendendo l’atmosfera ancora più gelida. In mezzo a quella immensa coltre bianca, Anna giaceva inerme, senza dare nessun segno di vita, e senza nemmeno sapere come avesse fatto a giungere in quel luogo così malinconico e solitario. Stanca e allo stremo delle forze, la fanciulla cercava di rialzarsi facendosi pressione con entrambe le mani, e quando finalmente riuscì nel suo intento, proseguì a stento il cammino, avvertendo la neve soffice sgretolarsi sotto ai suoi piedi. Dove diavolo si trovasse, questo lei non lo sapeva, e disperata squadrava ogni angolo della strada, nella speranza di riuscire a scorgere delle presenze o qualche cosa di famigliare. Camminava a fatica, tenendosi il colletto del vestito alzato fino alla gola, cercando di ritrovare almeno un po’ di calore. Dato che la neve non ne voleva sapere di concedere un po’ di tregua. Improvvisamente, una forte luce accecante spuntata da chissà dove, andò a colpire il corpo della povera Anna. Chiudendo rapidamente i suoi occhi chiari, si accasciò al suolo sprofondando la testa nella neve per non rimanerne abbagliata. Gelata fino alle viscere, fu costretta a rimanere in quella posizione ancora per un certo tempo, fino a quando la voce pacata e gentile di un’altra fanciulla, la distolse dal suo instabile torpore.

“Anna, Anna!” la chiamava dolcemente quest’ultima. “Elsa!” Esclamò la ragazza, rialzandosi di scatto e riconoscendo la voce di sua sorella maggiore. Anna sorrise piena di gioia. Finalmente le sue ricerche avevano dato il suo frutto. Aveva ritrovato la sua unica ragione di vita, la sua migliore amica, la sorella che tanto amava. La quale se ne era scappata in preda al panico, in un raptus di collera. Se solamente Elsa si fosse confidata con lei, tutto ciò che era successo alla festa, prima della sua fuga, non avrebbe recato alcun danno. Ma ormai, era troppo tardi. Tutto il popolo era venuto a conoscenza dei suoi poteri magici. “Torniamo a casa” supplicò Anna, cercando di essere convincente.“E’ il castello di ghiaccio la mia casa ora.” Rispose Elsa, guardando la sorella minore.“Non puoi stare qui, non puoi lasciarmi di nuovo da sola. Il regno di Arendelle ha bisogno di te, IO ho bisogno di te.” “Sciocchezze, puoi occuparti di tutto anche senza il mio aiuto.” Anna avvertì delle lacrime pungerle gli occhi. Non poteva credere che sua sorella, stesse parlando sul serio. Elsa le volse le spalle tristemente, e senza dire una parola, si allontanò scomparendo nella nebbia.“Elsa! Elsa!” urlò Anna disperata, scongiurandola di rimanere. La fanciulla si alzò di scatto dal letto, con la fronte grondante di sudore. Il cuore le batteva a mille e cercava di calmarsi facendo dei lunghi respiri. Per fortuna, era stato solamente un brutto sogno. In quel momento, Elsa bussò alla porta della sua stanza, ed entrò senza nemmeno che la sorella minore le rispondesse Avanti come richiedeva il galateo. Le due si guardarono negli occhi e si capirono all’ istante. Non si sarebbero mai abbandonate. Avrebbero governato insieme e sarebbero state per sempre sorelle per la vita.

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