12Nov
2018

Il computer che voleva i mocassini

Fiaba di: Rita Bimbatti

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La fiaba

La scuola primaria “Regina Margherita” sorgeva ai piedi della montagna, in un paesello quasi dimenticato dal mondo, immersa tra maestosi alberi di pini e abeti; accanto, un minuscolo ruscello dove scorrevano acque cristalline. L’ambiente era così bello che pareva uscito da qualche dipinto.

La saletta dove i bambini svolgevano le lezioni d’informatica si trovava al secondo piano della scuola. All’interno, grandi finestre di legno di larice s’affacciavano sul cortile; vicino alla scura lavagna, disposto insieme a tanti altri computer, stava Arthur, quello più anziano.

Terminate le lezioni, quando l’aula era deserta, gli oggetti apparentemente inanimati parlavano tra loro, sicuri che le maestre e gli alunni non potessero sentirli.

“Amici miei, avete visto questa mattina i bimbi come erano agitati?” disse Arthur.

“Con una splendida giornata di sole avranno avuto voglia di essere fuori in giardino, non qui” sentenziò SuperBite, l’ultimo acquisto tecnologico.

“Sono veramente carini…come vorrei poter giocare e correre insieme a loro” sospirò Arthur.

Già, il più grande desiderio del vecchio computer, che da anni giaceva immobile su un banco, collegato ad una vecchia polverosa tastiera a cui mancavano alcuni tasti, era poter camminare come un vero bambino.

Non capiva come i ragazzi moderni potessero rimanere incollati ad un monitor per ore e ore. Lui, che voleva avere un paio di comodi mocassini per girare il mondo.

Ascoltava con attenzione i particolari che gli alunni si raccontavano nell’aula durante le lezioni: si divertiva ad immaginare com’era il piccolo paese, il colore del cielo terso, il rumore dell’acqua che scorreva nel torrente, la sensazione di camminare scalzi sull’erba bagnata di rugiada.

“Basta fantasticare, altrimenti la tua poca memoria andrà in tilt!” lo canzonò il computer Papi.

“Prima o poi qualcuno mi ascolterà e mi donerà un paio di bei mocassini” replicò Arthur.

“Un paio di che?” fecero ridacchiando le sedie leggermente scolorite.

Il computer era veramente stanco, oramai vecchio e un po’ malandato, cominciava a perdere colpi: ogni tanto necessitava di un tecnico che rimediasse ai suoi problemi di salute.

Una notte, mentre nella saletta tutti dormivano, Arthur cominciò a dimenarsi, sempre di più, fino a cadere a terra. Voleva andarsene.

Il Grande Libro Saggio, riposto alto sull’ultimo ripiano di un armadio, lo vide.

Dopo tanti anni di ottimo servizio, visto il poco tempo che restava alla sua memoria di computer obsoleto, decise di accontentarlo. Un colpo di vento spalancò le grandi finestre, le pagine del Libro Saggio si aprirono, tutt’intorno si levò una nuvola di polvere d’oro.

Ai piedi di Arthur, finalmente, un paio di mocassini bruni.

Da quella notte, il vecchio computer iniziò a camminare, a percorrere ogni stradina nascosta, a vedere, conoscere e godere di ogni meraviglioso angolo del pianeta Terra.

Oggi che vi racconto questa storia, Arthur non si è ancora fermato, continua a camminare, a camminare felice.

Se qualche bambino dovesse riconoscerlo, sperduto chissà dove, con i suoi mocassini ai piedi, gli porti i miei più cari saluti.

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