04Mar
2012
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La “doplite” di Galileo, il topo di biblioteca

Fiaba di: brunocorino

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La fiaba

Una volta, quando Galileo, il topino di biblioteca, era molto piccino, si ammalò di una malattia più unica che rara, una malattia terribile o “teribile”, come avrebbe detto Galileo: la “doplite”…

Un giorno, vedendo che non guariva più, Galileo decise di scrivere due righe ai più grandi scienziati del mondo, affinché trovassero un rimedio contro questa strana malattia.

Gli scienziati, radunati nel loro grande laboratorio, lessero ad alta voce la sua letterina:

«Ilustri dotori dela tera,

mi sono amalato di una bruta malatia, e non so come guarire.

Il mio ilustratore dice che se non guarisco non potrò più legere le fiabe. E se io non potrò più legere sparirò dala sua fantasia.

Vi prego, aiutatemi a guarire da questa bruta malatia».

Gli scienziati si guardavano intorno corrugando le fronti alte e spaziose. Il problema era molto grave. Bisognava fare qualcosa. Galileo era un topino simpatico, e tutti i bimbi del mondo si sarebbero dispiaciuti se non avessero potuto leggere le sue avventure. Allora, si diedero da fare per trovare un rimedio valido che potesse guarire il topino di questa brutta malattia.

Ma si sa gli scienziati sono un pochino pasticcioni ed esagerarono le dosi. Così, quando Galileo ingurgitò l’intruglio da loro preparato cominciò a parlare in modo ancora strano. Ogni volta che pronunciava una parolina con le doppie inciampava e cascava a terra. Allora faceva di tutto per evitare di pronunciare parole con le doppie. Ma, siccome Galileo era un gran golosone di formaggio, non sapeva come chiedere il suo cibo prelibato. E così, per evitare di inciampare, il piccolo roditore miope evitava di mangiare. Stava diventando magro, magro come un piccolo lumino. E non poteva leggere neanche le sue fiabe preferite. Per fortuna gli scienziati si accorsero del loro madornale sbaglio, e, finalmente, dopo tanti tentativi, discutendo e riprovando, escogitarono il rimedio contro il difetto di pronuncia di Galileo.

Gli scienziati scrissero che il rimedio consisteva nel leggere al contrario tutte le parole. Per facilitare la lettura, gli suggerirono di leggere le favole allo specchio. Dato lo sforzo che doveva compiere per leggere bene tutte le parole, Galileo ora doveva per forza far caso a tutte le doppie. E così, nel giro di pochi giorni riuscì finalmente a guarire da questa brutta malattia e cominciò a leggere come tutti i bimbi del mondo e a rosicchiare tutto il formaggio che voleva.

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