19Ott
2013
mondo-tuttosipuo

Il mondo di Tuttosipuò

Fiaba di: Didì

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La fiaba

È una notte particolare
che i ricordi lascia filtrare…

La pioggia cade piano,
e il fuoco nel camino
mi fa tornare in mente
la bimba con il cagnolino.

La storia é un po’ speciale
fantastica, reale
e porta dentro il cuore
la voglia di volare.

Se tu vuoi ascoltare
o, meglio, partecipare
raccogli le tue cose,
il viaggio sta per cominciare!

In una grande città fatta di cemento, fabbriche e di colori un po’ sbiaditi, viveva una bimba di nome Anna. Era piccola e birichina e come amico aveva un cagnolino, anche lui piccolo e birichino. Ogni notte, prima di dormire, la piccola Anna esprimeva un desiderio grande, tutto per sé e per il suo cagnolino: volare al di là della città, in un mondo fatto di lillá, di un prato verde, mare blu e …chi più ne ha …

In una notte un po’ speciale, con la luna in cielo e tante stelline a vegliare, la piccola Anna si mise a dormire. Sognò del suo mondo fantastico e irreale e la mattina si svegliò con, in cuore, la voglia di andare in quel mondo così particolare. Prese il suo amico cagnolino, poche cose per il viaggio e un piccolo fazzolettino colorato di verde, lilla e blu. Non sapeva bene da quale parte andare ma pensò che là, verso il sole, forse c’era il mare blu, un prato verde e… tutto quello che vuoi tu.

Oltrepassò la periferia della città; camminò per ore ed ore senza nemmeno incontrare un fiore, né un prato verde, né un mare celeste. Tutto era così triste e desolato là fuori, peggiore della città, tanto che pensò di essere finita nell’aldilà. Si fermò un attimo a pensare se fosse il caso di continuare e si voltò a guardare. La città non si vedeva più, mentre il sole le faceva “cuccù” dall’orizzonte augurandole buonanotte e salutando la luna già lassù, in quel cielo tutto blu. La notte scese silenziosa come sempre. Non disse niente a quella bimba impertinente che, per volontà, si era persa in tutto quel niente, ma l’avvolse di dolcezza e tenerezza perché il sonno giungesse dolce e delicato a dirle dov’era il suo mondo tanto sognato.

Venne il mattino e con il suo vestito rosso, arancio e giallo canarino fece un grande inchino al nuovo giorno già in arrivo. La piccola Anna, aperti gli occhi ed ancora abbagliata dalla luce del mattino, cercò con lo sguardo il suo amico cagnolino. Lo chiamò per nome, ma in tutto quel niente anche la sua voce si perse. Si sentiva sola in quello spazio infinito e desolato che non volle più guardare. Chiuse gli occhi e con tutto il fiato che aveva in corpo gridò il nome del suo piccolo amico.

Di tutto rimando una voce un po’ seccata e un po’ no disse:

– Silenzio! Io cerco di dormire, per me é ancora presto per salutare il mattino.

La piccola Anna aprì gli occhi e non vide nessuno.

– Chi ha parlato? – chiese intimorita.

– Io! – disse la voce.

– Io chi?! Non vedo nessuno.

– Ho capito; mi devo alzare. Fa niente, tanto sapevo che questa mattina sarebbe stata speciale.

Anna guardò tutto intorno a sé, ma non vide niente. Ad un tratto una grande pietra poco distante da lei si sollevò cigolando. Da lì sotto venne fuori un piccolo esserino buffo e carino, aveva una chioma folta e gialla e due grandi occhi azzurri. Indossava un vestitino verde e giallino, ai piedi due grandi scarpe blu a stelline e sulle spalle portava uno strano fagottino.

Quello strano omino era alto sì e no un metro e un tappo, ma pareva avesse tanta energia quanta ne poteva avere un gigante. La bimba lo guardò incuriosita e intimorita e con voce sottile sottile chiese:

– Ma tu chi sei? Il mio nome é…

– So chi sei – disse lo strano personaggio – e so anche perché sei venuta. Sorella Luna mi ha raccontato tutto di te. Il mio nome é Cyan, sono un apprendista. Sono stato mandato qui da un personaggio molto speciale e un po’ inconsueto per accompagnarti nel tuo mondo tanto sognato. Dato che mi hai svegliato, se vuoi, possiamo partire anche subito.

– No! – disse Anna – Non posso partire senza il mio cagnolino. Lui é scomparso, non so dov’è e…

– Il mondo dei sogni, cara Anna, è un mondo così particolare che tutto può accadere. Abbi fiducia in me, credimi se ti dico che il tuo piccolo amico è vicino a te, ora più che mai!

La piccola Anna sentiva che si poteva fidare di quel simpatico omino.

– Andiamo! – disse tutto d’un fiato.

Cyan tirò fuori dal suo fagottino uno strano fischietto, lo mise in bocca e soffiò. Il fischietto non emise nessun suono ma dopo qualche istante, come per magia…PUFF!!

Un grande rospo tutto viola a pois verdi si materializzò davanti ai loro occhi.

– Ti presento Indaco – disse Cyan – lui é il mio fedele compagno di viaggio e… unico mezzo di trasporto.

Il piccolo Cyan e la piccola Anna salirono a cavalcioni del grande rospo e partirono.

Con grandi salti, il grosso e viola amico di Cyan, attraversò mondi mai visti prima, mondi che non si possono nemmeno immaginare. Attraversarono strane città colorate di un solo colore. Ne videro di blu, di gialle, di rosse e la cosa più buffa era che la gente che ci abitava era dello stesso colore della città. Se la città era rossa, i suoi cittadini avevano la pelle rossa, portavano vestiti rossi e scarpe rosse, guidavano auto rosse, avevano prati rossi con alberi rossi, fiumi rossi, case rosse…

La piccola Anna rimase impressionata nel vedere che nessuna città era variopinta come la sua.

” Certo – pensò – La mia città è un po’ sbiadita, ma almeno è di tanti colori! “

Nel ricordare la sua città le si strinse il cuore, ma con forza e decisione scacciò la sua nostalgia. Era in viaggio verso il suo mondo e questo era per lei la sola cosa importante.

Viaggiarono per quattro giorni interi e al tramonto del quarto giorno…

– Questa notte – disse Cyan – ci fermeremo qui.

Il luogo scelto da Cyan era veramente meraviglioso.

Si trovava poco distante da una di quelle strane città.

Lì tutto era verde. C’era un grande lago con poca e bassa vegetazione tutto intorno. Sembrava una pietra di smeraldo gettata là dal destino. Nel mezzo del lago c’era una piccola isola collegata alla terraferma da un vecchio ponte in rovina e, nel mezzo della piccola isola, si intravedeva una casa fatta tutta di legno verde. Dopo aver consumato la cena la bimba chiese al suo nuovo amico:

– Tu sai chi abita in quella casa?

– Sì. Lì abita un giovane porcospino di nome P.A.. È un tipo strano, solitario ma buono. Solo pochi sono riusciti ad avvicinarlo. Si dice che passi il suo tempo a scrivere, ma nessuno ancora ha letto niente di suo.

– Però – disse Anna – che strano modo di vivere.

– È una scelta! Anche tu hai fatto una scelta in questi giorni: hai preferito avventurarti in questo viaggio anziché tornare a casa dai tuoi genitori. Alla tua città conosciuta hai preferito un mondo sconosciuto che non é il tuo. Tutto ruota intorno alle scelte, mia piccola amica, ed attraverso di esse noi decidiamo il nostro futuro!

La piccola Anna pensò a lungo alle parole di Cyan, mentre la notte calava come sempre silenziosa.

Il mattino sorrise benevolo ai tre amici che si preparavano già alla partenza.

– Manca ancora tanto per arrivare? – chiese la bimba.

– Tutto dipende da te – le rispose Cyan.

– Perché dipende da me?

– Perché – disse una voce alle loro spalle – tu sei la sola che può decidere quando dovrà finire questo viaggio.

I tre amici si voltarono e videro un grande e folto albero. Indaco, credendo si trattasse di un albero un po’ cattivo, si mise a mo’ di scudo tra l’albero e i suoi due amici e con aria minacciosa gli domandò:

– Tu chi sei?

– Il mio nome é Magenta. Non abbiate paura, non voglio farvi del male. Abito nel bosco laggiù – e con uno dei suoi lunghi rami indicò un bosco poco distante -. Come ogni mattina facevo la mia solita passeggiata quando vedendovi mi sono incuriosito, ed ora eccomi qui. Sapete, é raro vedere dei viaggiatori da queste parti, qui tutto é così monotono che é impossibile non notare le novità. Posso domandarvi dove siete diretti?

– Certo. Andiamo…

Il piccolo Cyan non sapeva come spiegare.

In fondo… che nome poteva avere un mondo che ancora non era stato inventato? Un mondo che esisteva, forse, solo nella fantasia della piccola Anna? Un mondo che nessuno a parte lei, per il momento, poteva conoscere? Così, decise che nessuno, meglio della bimba, avrebbe saputo rispondere alla domanda del grande albero.

La bimba raccontò a Magenta del suo viaggio e del mondo che sperava di trovare, lui rimase stupefatto al pensiero che potesse esistere ciò di cui la bambina parlava.

– Ma veramente esiste?

– Certo! – disse la bambina – Anche la mia città é colorata di tanti colori, ma é tutto così opaco là. Io sono sicura che c’è un luogo… una città dove i colori sono vivi e brillanti, dove ancora si vede il cielo, dove la gente é di tanti colori, dove il mare é colorato di mare e i fiori ancora profumano di fiore! Vedi, – continuò la bimba mostrando a tutti il suo fazzolettino colorato di verde, lilla e blu – questi sono i colori che vorrei trovare nel mio mondo. Non solo questi, ma molti molti di più! E sono sicura che il mio cagnolino é già là ad aspettarmi.

– Forse, più che essere là ad aspettarti, lui si trova…

A queste parole di Cyan tutto intorno a loro divenne silenzio, la luce del mattino si tinse di mille colori, il lago si fermò e così ogni altra cosa. Tutto era così irreale da togliere il fiato. I quattro amici trattennero il respiro quando dal lago immobile si levò una voce che, con tono serio ma quieto, disse:

– Io non credo che tu, Cyan, debba svelare il mistero proprio ora. C’è ancora tanta strada da fare!

Quando l’eco della voce si spense e ogni cosa riprese a vivere e il cielo tornò del suo solito colore, i quattro amici videro con stupore che il giovane porcospino P.A. stava seduto sulla soglia della sua piccola casa e li osservava attentamente.

Magenta, che sapeva parlare la lingua dei porcospini, gli domandò:

– ?Eralrap a ut otats ies

– !Olrevircs otutop ierva òrep, oirporp non.

Detto ciò il porcospino scrittore rientrò in casa senza nemmeno salutare.

Cyan, imbarazzato dall’ammonizione della voce roca e quieta, chiese a Magenta che cosa avesse chiesto al porcospino mentre Anna, Indaco e Magenta chiesero a Cyan perché quell’anonima voce si fosse rivolta proprio a lui chiamandolo per nome.

Nacque un po’ di confusione: tutti domandavano e nessuno rispondeva!

– Insomma, volete fare un po’ di silenzio!

Il tono fu così perentorio che tutti si voltarono a guardare il porcospino che, nella loro lingua, continuò:

– Non vi servirà a niente star lì a fare domande. Qualsiasi risposta non avrà nessun significato se prima non avrete raggiunto la vostra meta.

Silenziosamente, così come era uscito, rientrò in casa anche questa volta senza salutare. Cyan colse al volo l’interruzione del porcospino a tutte quelle domande per non rispondere e disse:

– Ha ragione lui, fino a quando resteremo qui a fare domande non conosceremo la verità!

Così dicendo finì di preparare le poche cose e di buon passo si avviò verso est.

Tutti lo seguirono, Magenta compreso.

– Ma come, vieni anche tu? – gli chiese Indaco.

– Se a voi non dispiace. Sono così curioso di vedere quello che state cercando, di sapere se veramente esiste che, se permettete, verrò con voi.

Nessuno obbiettò, ma anzi felici della sua compagnia continuarono il loro viaggio.

Lungo il cammino nessuno fece domande. Camminarono di buon passo, ognuno immerso nei propri pensieri e giunti al confine del mondo verde…

La linea di confine tra il mondo verde e l’immensa spianata di roccia variopinta, che si stendeva a perdita d’occhio davanti agli sguardi stupiti dei quattro amici, era così netta da sembrare quasi un solco profondo di colori contrastanti e inverosimili. L’impatto con una distesa così piatta e nuda di qualsiasi forma di vita, li fece arrestare sulla linea di confine, indecisi su quale direzione prendere.

Era inquietante ciò che vedevano e faceva paura l’idea di proseguire per quella strada. Speravano ve ne fosse un’altra più semplice e meno tetra, ma…

Ma calava ormai il sole e Cyan chiese ai suoi amici se anche loro non avessero voglia di fermarsi per poi ripartire il giorno dopo, decidendo la sera in quale direzione fosse meglio andare.

Attrezzarono un piccolo campo per la notte, accesero un fuoco con della legna che, sempre misteriosamente, Cyan tirò fuori dal quel suo strano fagottino. Sempre da lì prese del cibo e delle coperte per sé e per la piccola Anna.

Quando si prepararono per la notte, ancora non avevano deciso quale direzione prendere per evitare la distesa di rocce, così rimandarono la decisione al giorno dopo.

Stanchi per la lunga marcia e per gli ultimi avvenimenti, i quattro amici non tardarono a prendere sonno ma quando il buio, la notte ed il silenzio furono al culmine della loro intensità e profondità…

I rumori di fondo, il parlottare, i cigolii, il movimento e l’intensa luce che giungeva dalla spianata di rocce li svegliò.

Sempre più meravigliati e increduli guardarono la città di roccia che era sorta, durante il loro sonno, oltre il confine netto tra i due mondi.

I colori erano svaniti, appiattiti dalla forte e bianca luce che rendeva tutto senza spessore, incolore: senza ombre né intensità alcuna, eccetto che per l’intensità della luce stessa! Le case e la gente erano sbucate da chissà dove, la vita fervente della cittadina non lasciava spazio a dubbi su ciò che gli occhi dei quattro amici vedevano. Titubanti e un po’ impauriti si avvicinarono alla periferia della curiosa città.

Si inoltrarono tra vie e case fatte tutte di roccia, le grandi luci che illuminavano a giorno quel paese rendeva incolore ogni cosa rubando le ombre e gli spessori degli edifici dando un senso di essenzialità a tutto il paese, cittadini compresi.

Ogni cosa era così bianca e pallida che quando incontrarono il primo cittadino, intento a leggere un giornale tutto bianco (parole comprese!) pensarono ad una allucinazione. Quando il cittadino si accorse della loro presenza rimase ancor più stupito di loro, fece un salto e scappò a nascondersi dietro l’angolo di una casa. Ma catturato tra le maglie della curiosità e della paura, rimase ad osservare lo strano quartetto da lì. Magenta gli si avvicinò e gli parlò piano per non spaventarlo ulteriormente; il cittadino, oramai più incuriosito che spaventato, gli domandò:

– Ma voi chi siete? E come può un albero camminare e parlare?

– Siamo dei viaggiatori. – rispose il grande albero – E poi cosa c’è di strano nel fatto che io parli e cammini? A noi pare, invece, singolare vedere una città in un luogo che fino a poche ore fa era solo una distesa di rocce piatte e variopinte.

Il cittadino, preso alla sprovvista dalle parole dell’albero e ancora più incuriosito, lasciò il suo inutile nascondiglio e si avvicinò a sua volta all’albero.

– Scusatemi per la cattiva accoglienza, ma passano così di rado dei viaggiatori dalla nostra città, che per un attimo ho creduto di soffrire di allucinazioni. Mi presento: il mio nome é Arabar e sono il tipografo della città. E voi chi siete?

Seguirono le presentazioni. I quattro viaggiatori scoprirono che Arabar, per quanto fosse il tipografo della città, non era mai riuscito a stampare niente perché, in quella strana città, non conoscevano l’uso dei colori e quindi non poteva fare altro che stampare giornali bianchi con parole bianche che nessuno (ovviamente!) poteva leggere. Dal canto loro i quattro amici raccontarono del loro viaggio e dei motivi che li spingevano a proseguire verso l’ignoto.

Chiesero al tipografo se sapeva cosa ci fosse al di là del suo mondo e lui rispose:

– Ciò che mi raccontate mi sembra incredibile e affascinante e mi domando se esista veramente un mondo pitturato di così tanti colori; comunque posso solo dirvi che questa città fa parte del “Mondo Bianco”, l’ultimo confine tra il “Mondo di Cosié” e il “Mondo di Tuttosipuò”. Voi avete già visitato le altre città, questa é l’ultima che incontrerete da qui in avanti. Da molti, molti anni nessuno si é più avventurato oltre il confine; solo il più anziano del paese ricorda e racconta di qualcuno che é partito e mai più tornato, perciò nessuno sa quel che c’è oltre il confine. Il mondo di Tuttosipuò potrebbe essere anche il mondo che voi andate cercando, ma credo che nessuno a parte Nasar, il più anziano di noi, vi possa aiutare.

– Perché non ci porti da lui? – chiese Indaco – Magari ci può dare qualche utile informazione.

Si avviarono tutti, accompagnati da Arabar, lungo le vie della città. I quattro amici guardavano tutto con stupore e curiosità e venivano ricambiati, dai cittadini della città, con lo stesso sguardo stupito e incuriosito.

Certo doveva essere strano per degli abitanti di un mondo tutto bianco vedere dei personaggi tanto colorati come i quattro amici… così come per i quattro viaggiatori vedere della gente tutta bianca che vive in un mondo monocolore!

Sì, era anche terribilmente affascinante, voi non credete?

Dopo un lungo cammino tra le strade bianche e luminose arrivarono ad una grande casa bianca ma, a differenza delle altre, costruita di mattoni e non di roccia.

Arabar bussò e dopo qualche minuto venne ad aprire un anziano signore canuto, di corporatura decisamente robusta e con uno sguardo dolcissimo.

– Buongiorno, Arabar – disse l’anziano signore – E buongiorno anche a voi cari amici; vi aspettavo, ma certo non così presto! Vi prego, entrate.

Un po’ stupiti dalle parole dell’anziano signore, i quattro amici e il tipografo, entrarono nel grande atrio della casa di mattoni e da lì passarono in uno studio dove c’erano libri fin sul soffitto. Una grande scrivania, ricolma di libri e carte topografiche, si trovava al centro della stanza e di fronte ad essa c’erano due grandi divani dove gli ospiti vennero invitati a sedere.

Nell’insieme lo studio non aveva niente di particolare: sembrava lo studio di un letterato, di un uomo che amava la conoscenza, se non fosse stato per…

Immersi nella meraviglia di ciò che vedevano, solo la piccola Anna riuscì a domandare:

– Come possono esserci così tanti colori dentro una sola stanza quando fuori di qui tutto é bianco e incolore? E poi perché proprio il verde, il lilla e il blu? E come si può aspettare un qualcuno che non si conosce?? E poi, perché…

– Quante domande, mia piccola amica. – la interruppe

Nasar – Cercherò di rispondere ad ognuna di esse in modo che tutto vi sia chiaro. Ma non sempre si possono avere o vi sono risposte alle nostre domande. A volte non possiamo fare altro che accettare le cose per come sono e per ciò che sono, quindi abbiate pazienza se non risponderò a tutto, anch’io ho tante cose ancora da imparare! Inizierò col soddisfare la tua ultima domanda.

Molti, molti anni fa passò da qui un tipo assai stravagante. Diceva di essere un viaggiatore, un esploratore, uno scrittore di sogni. A quel tempo ero solo un giovane studioso alle prime armi e molto mi era ancora sconosciuto, ma qualcosa la sapevo anch’io, come ad esempio l’esistenza di un mondo molto particolare che si trova oltre l’ultimo confine del mondo di Cosié. Quello strano tipo era proprio là che voleva recarsi. “Perché – mi disse – un giorno una bimba passerà per questa città in cerca del suo mondo e tu dovrai darle tutte le indicazioni necessarie, perché lei trovi ciò che cerca”. Allora non compresi a cosa si riferisse, dato che non volle rispondere a nessuna delle mie domande, ma qualche tempo dopo il nostro incontro (e forse erano passati degli anni o forse solo mesi o giorni, chissà!) lo strano tipo fece ritorno qui in città e venne da me. Come la volta precedente non disse granché, si limitò a consegnarmi i libri e le mappe che vedete ora sulla mia scrivania, dicendomi che provenivano dal mondo di Tuttosipuò e che sarebbero serviti non solo a me… ma anche alla piccola viaggiatrice e a tutti coloro che avrebbero espresso il desiderio di conoscere e scoprire di più. Non disse altro, mi salutò e andò via, per la sua strada.

Ho impiegato molti anni per decifrare quei libri e quelle mappe che mi consegnò e ancora c’è da interpretare e da comprendere, ma il più é fatto! Il risultato dei miei studi é ciò che ora voi vedete e che tanto vi stupisce. Non posso dirvi altro, il resto lo scoprirete solo se desiderate ardentemente affrontare il viaggio oltre questo confine. Io vi posso dare le informazioni sulla strada da percorrere, ma per il resto dovrete chiedere aiuto alla vostra fantasia e alla vostra forza di volontà.

La piccola Anna, e i suoi amici, non stavano più nella pelle per la meraviglia e la gioia di sapere che gli sforzi compiuti, fino a quel momento, non erano stati vani e che c’era una reale possibilità che il sogno della bimba si realizzasse!

Nasar diede, ai quattro amici, tutte le notizie necessarie per affrontare il resto del percorso e li invitò a fermarsi nella sua casa per passare la “loro” notte, dato che la città bianca viveva solo nelle ore più scure, così da recuperare il sonno e le forze prima di ripartire. I quattro amici accettarono l’invito ed andarono a dormire. Dopo tante nottate passate all’addiaccio, la piccola Anna non tardò a prendere sonno, nonostante l’emozione e la gioia di vedere il suo sogno ad un passo dalla realizzazione e poi quel letto così morbido! Si addormentò e dormì profondamente senza sogni.

Si svegliarono quando il sole era già alto nel cielo.

Il primo a svegliarsi fu Magenta che, con voce spezzata dallo stupore, svegliò i suoi compagni dicendo:

– Ehi! Ma dove siamo, é scomparso tutto!

Gli altri si guardarono intorno altrettanto meravigliati.

Tutti non si ritrovarono più nei letti morbidi e caldi della casa di Nasar, ma su di una grande roccia piatta e di colore giallino e tutto intorno a loro…

La distesa di rocce piatta e variopinta aveva ripreso il suo posto: là, dove la notte prima era sorta la città, ora si estendeva nuovamente la spianata rocciosa. Ma non incuteva più paura quello spazio infinito, i quattro amici ora sapevano che oltre quel confine si trovava ciò che cercavano e con le mappe e le indicazioni del vecchio Nasar si sentivano più sicuri, forse più protetti da qualcosa di molto più grande di qualunque altra cosa: la speranza!

Recuperarono le loro poche cose e si avviarono nuovamente verso est.

Occorsero alcuni giorni per attraversare la pianura variopinta, e quando i loro piedi poggiarono sull’ultima roccia di un intenso colore turchese…

Non c’è altro termine se non “Il Nulla”, per definire ciò che si apriva davanti agli sguardi e ai cuori dei quattro viaggiatori!

Da quell’ultimo masso in poi c’era solo Il Nulla: non più macigni, non più strada, non più cielo né terra, non più sole né alberi, né vegetazione… non più di niente!

Era come una densa nebbia, ma non era nebbia. Anche la nebbia ha un suo colore, ma ciò che si poteva vedere non aveva né colore né sostanza, nessun spessore perché niente c’era da toccare e niente c’era da vedere se non il vuoto: Il Nulla più profondo.

Vi lascio immaginare l’emozione che provarono nel non vedere ciò che guardavano… e vi lascio immaginare quando, dal fondo di quel nulla, si sentì un debole abbaiare.

Il cuore della piccola Anna batté così forte che sembrava scoppiarle in petto, e batteva così forte che pareva le dicesse ” Vai!”.

Si sa, al cuore non si comanda e a niente servirono le parole di Magenta per dissuaderla dal compiere quel passo.

Solo Cyan e Indaco tacquero e lei compì quel passo.

Appena poggiò il piede su quel nulla apparve una stretta strada sterrata. La bimba posò anche l’altro piede e la strada si allungò di qualche altro metro. Era solida e vera quella strada e la bimba, ancora un po’ combattuta tra il richiamo del cuore e la ragione, compì ancora piccoli passi e ad ogni passo la strada si allungava un po’ di più.

Dal fondo del Nulla (sempre che il Nulla abbia un fondo) giungeva ancore quel debole abbaiare.

– È il mio cagnolino! – disse la bimba voltandosi a guardare i suoi amici – Mi chiama e io non posso non andare!

– Ma noi come faremo a seguirti? – le domandò Magenta preoccupato.

– Io… io credo – le rispose Anna – che le parole di Nasar riguardo alla fantasia e alla volontà si riferissero proprio a questo. Credeteci e vedrete che anche voi potrete camminare, proseguire oltre quell’ultima roccia.

Magenta si avvicinò alla strada della piccola Anna e provò a poggiarvi sopra un piede.

Se non fosse stato per la forza del grande rospo che lo prese per un ramo all’ultimo momento… chissà dove sarebbe finito il grande albero!

Era evidente: nessuno poteva camminare sulla strada della piccola Anna.

Tutti presero paura, tranne Cyan che disse:

– La bimba ha ragione; ognuno di noi dovrà inventare la propria strada.

Così dicendo si sporse con un piede oltre la roccia turchese e quando lo poggiò in quel Nulla una strada di terra gialla comparve sotto i suoi piedi, fece alcuni passi e la strada, anche nel suo caso, si allungò di qualche metro.

Indaco fece altrettanto e apparve un sentiero anche per lui. Magenta ormai convinto della possibilità fece un passo e…

Dall’incredulità e dall’emozione, dimessi i panni da saggio albero, si esibì in mirabolanti e acrobatiche capriole, cosa che non faceva da quando era solo un piccolo arboscello.

Non fu il solo ad abbandonarsi all’euforia. Indaco, grande e grosso com’era si tuffò in uno stagno di acqua cristallina profumata di ninfee, il più bel bagno da lungo tempo sognato! Cyan, per non scomporsi troppo, si sdraiò sul più fantastico campo di fiori mai visto sino ad allora.

Nel mentre, la piccola Anna aveva proseguito sulla sua strada inventando intorno a sé tutto il mondo da lei fino a lì conosciuto. Recuperò il suo fazzolettino e lasciò che quest’ultimo colorasse il suo mondo appena creato, ma non era ancora sufficiente. I colori del piccolo fazzolettino erano sì, i colori che lei avrebbe voluto nel suo mondo, ma ne mancavano tanti ancora perché quella realtà corrispondesse al suo sogno.

Forse un sogno si stava realizzando, così grandioso e importante da sembrare irrealizzabile!

La piccola Anna si fermò per un solo attimo: si guardò intorno e vide in lontananza i suoi amici che, privi di dubbi, gioivano in quella insperata realtà. Pensò che avessero trovato il loro mondo ideale, ma a lei ancora mancava un qualcosa di importante.

Chiuse gli occhi e cercò di afferrare quel debole richiamo che le era giunto dal Nulla che ancora si apriva davanti a lei.

Ma non si sentiva più niente! Il silenzio, tenace forse quanto la sua volontà di abbracciare nuovamente il suo piccolo amico, copriva ogni cosa, compresa la sua speranza.

No! Non poteva perdere una seconda volta il suo cagnolino. No, non poteva permettere che dopo un lungo e originale viaggio tutto si fermasse lì, non dopo aver creduto che tutto si potesse realizzare, non dopo aver cercato con tutte le sue forze quel mondo da lei sognato per sé e per il suo piccolo amico. Non dopo averlo sentito abbaiare in quello spazio vuoto!

No, non poteva!

Lo chiamò con forza e rabbia, provò ad ascoltare ma ancora regnava il silenzio. Lo chiamò ancora, ma questa volta con la forza del cuore e con sua grande meraviglia…

Riaprì gli occhi e davanti a sé il Nulla si tinse di mille colori e un immenso arcobaleno inondò di colore il mondo che la piccola Anna aveva creato percorrendo la sua strada, con i colori che da sempre aveva sognato.

Sgranò gli occhi nel vedere che dall’arco dell’arcobaleno, quasi fosse uno scivolo, un piccolo esserino si lasciava scivolare nella sua direzione.

Rimase immobile e incredula quando l’esserino atterrò sulle quattro zampe inventando una strada, una strada sterrata simile alla sua che ad ogni suo passo si faceva più vicina. Sempre più vicina fino a congiungersi alla sua.

Il suo cuore aveva visto giusto, non le aveva mentito spingendola ad affrontare quel viaggio. Così come non le aveva mentito Cyan, all’inizio del viaggio, quando le disse che il suo cagnolino era vicino a lei ora più che mai. Ed erano vere anche le parole che le disse Magenta quando si incontrarono: “Tu sei la sola che può decidere quando dovrà finire questo viaggio”.

Sì, ora che riabbracciava il suo cagnolino tutto le era chiaro e sapeva anche cosa fare.

In compagnia del suo cagnolino ritornò sui suoi passi e quando raggiunse i suoi tre amici, ancora abbandonati alle gioie di quel mondo così personale, richiamò la loro attenzione e disse:

– Il viaggio non é terminato e stare ancora qui non ha più senso. Dobbiamo ritornare perché tutto questo abbia un significato.

– Hai ragione – le disse Cyan – sarà bene affrettarsi.

Indaco rinfrancato dal suo mirabolante bagno si predispose a far salire tutti i passeggeri sul suo portentoso groppone.

Magenta, non avendo delle vere e proprie gambe, intrecciò le sue radici sotto la pancia del rospo. La piccola Anna e Cyan presero posto dietro di lui stringendosi con le braccia, come cinture di sicurezza, al grande albero e il piccolo cagnolino si sedette sulla testa del grande rospo e, con le orecchie al vento, abbaiò per dare la partenza.

La piccola Anna espresse il desiderio di fermarsi nella città bianca, per salutare un’ultima volta Nasar e Arabar e tutti si trovarono d’accordo con lei.

Con grandi salti arrivarono al centro della spianata di rocce, proprio dove si trovava il mondo bianco, ma essendo l’imbrunire, il mondo bianco ancora non era sorto.

Attesero pazientemente che giungesse la notte.

Passarono le ore, ma quando Sorella Luna fu alta nel cielo la città non spuntò. Un po’ delusi dall’imprevisto decisero di aspettare sino all’alba. Malgrado le buone intenzioni di stare svegli, i quattro amici e il cagnolino si addormentarono.

Vennero destati da una voce che li chiamava.

Aprirono gli occhi e alla forte luce del mattino videro qualcosa di incredibile: la città bianca era sorta, ma di bianco aveva ben poco!

Tutte le domande che salirono alle loro labbra rimasero in sospeso quando, davanti a loro, videro Nasar che con un grande sorriso sulle labbra disse:

– È giorno inoltrato cosa fatte ancora addormentati, pigroni! Aspettavo il vostro ritorno, e non meravigliatevi anche questa volta della mia perspicacia, perché nei manoscritti dell’esploratore stava scritto anche questo!

La piccola Anna e Nasar si guardarono negli occhi e, senza necessità di parlare, si raccontarono l’una ciò che aveva trovato e l’altro ciò che sapeva che lei avrebbe trovato. Ma lo stupore più grande, a parte il vedere Nasar, fu quello di scoprire che la città bianca ora viveva di giorno e che non era più bianca, ma di mille colori, gli stessi che Nasar aveva nel suo studio!

Nel mentre un’altra voce li chiamava, da distante urlava e sventolava un giornale. Era Arabar che, ebbro della scoperta appena fatta, li raggiungeva per renderli partecipi al suo primo giornale a colori!

La bimba, traducendo in parole gli sguardi incuriositi e meravigliati dei suoi compagni, chiese a Nasar cosa fosse successo nel paese da quando avevano lasciato il mondo di Cosié.

Nasar spiegò:

– Durante la vostra assenza ho terminato di decifrare i manoscritti che mi lasciò lo scrittore di sogni e questo é il risultato! Non sempre é necessario fare lunghi viaggi per scoprire, imparare e conoscere, a volte é sufficiente stare ad ascoltare il proprio cuore, a volte… E poi… non siamo tutti uguali, ognuno di noi ha un sogno da realizzare, una strada da percorrere, ognuno di noi ha un destino personale e unico. Tu non credi?

La piccola Anna sorrise e guardò Nasar con sguardo complice, la bimba aveva già intuito la verità da lui solo accennata.

Festeggiarono Arabar e il suo primo giornale. Ringraziarono entrambi per l’aiuto dato loro e ripresero il viaggio di ritorno.

Dopo… tre o quattro salti del grande rospo, arrivarono al mondo verde.

Il lago, la vegetazione e il grande bosco di Magenta erano sempre verdi così come li aveva lasciati alla sua partenza e questo incuriosì la bambina. E poi… mancava qualcosa… qualcosa che, al viaggio di andata, aveva tanto attirato l’attenzione di Anna.

Al centro del lago non si trovava più la piccola isola con la piccola casa di legno verde.

Il solo a non stupirsi dell’assenza dell’isola e della presenza ancora del colore verde fu Cyan.

Incuriosita della sparizione del porcospino e vedendo che Cyan non ne era stupito, la bimba gli domandò il perché di quella scomparsa e della sua indifferenza al riguardo.

– Ricordi?: “Il mondo dei sogni é così speciale che tutto può accadere”. Forse il porcospino é un viaggiatore o forse… un esploratore o, magari, uno scrittore di sogni. Chissà, forse ora si trova in un altro mondo o magari nel sogno di un altro bambino! E se Magenta ha voluto affrontare il viaggio con noi, io credo sia stato perché anche lui desiderava realizzare un sogno, un sogno simile al tuo, ma non uguale.

La bimba immaginò chi fosse in realtà il porcospino scrittore e capì fino in fondo la curiosità del grande albero quando lei, per la prima volta, gli raccontò del suo sogno.

Nel mentre, Magenta si era allontanato da loro per raggiungere il suo bosco. Da lontano li salutò, mentre i colori, tutto intorno a loro, si espandevano come grandi arcobaleni comandati dai lunghi rami di Magenta che, come un direttore d’orchestra, dipingeva con ampi gesti il suo mondo.

Con un po’ di nostalgia la piccola Anna, il suo cagnolino, Cyan e Indaco ripresero il viaggio.

Bastarono ancora pochi salti e si ritrovarono alla periferia della città. Anche lì tutto era ancora come Anna l’aveva lasciato: opaco, triste e desolato.

Sì, era tutto come prima, ma la piccola Anna, ora sapeva cosa fare perché il suo mondo fosse come sempre l’aveva sognato. Salutò i suoi due amici e con passo svelto si diresse verso la sua città, con il cagnolino che le trotterellava a fianco. Si voltò una sola volta indietro, proprio nel momento in cui Cyan e Indaco scomparvero sotto una certa grande pietra.

Prima di salutare
io mi voglio presentare.

C’é un mistero da svelare:
forse voi potete immaginare
chi é stato a raccontare
questa storia non molto particolare
che tutti possono sognare e
ancor meglio
realizzare.

Non é necessario un porcospino esploratore
o forse viaggiatore
o ancor meglio
scrittore di sogni
non di certo sconosciuti
ma alle volte…
perduti!

Se tu ora vuoi sognare
chiudi gli occhi e lasciati andare,
colorare puoi anche tu
il tuo mondo
e ancor di più.

Ma se la noia ti cattura
ti darò questa cura:
al mio lago puoi arrivare
con il tuo sogno da realizzare,
un compagno ti farò trovare
che ti possa accompagnare
così da poter trasformare
tutto quello che ti pare.

Un saluto a voi bambini
non più tristi
da me P.A. e dai miei apprendisti.

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