17Mar
2013
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La rivincita di Wilma Mollicosa

Fiaba di: Martina Vecchi

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La fiaba

Che tempi, per i poveri Ippopotami.

Una vergogna.

E dire che una volta, nella Savana, si stava così bene! Solidarietà, generosità, amicizia, sentimenti così nobili albergavano nei cuori degli animali!

E invece adesso…

Povera Wilma, starsene a rimuginare tutta sola in quell’acquitrino bollente.

“Mi sembra di stare a bagnomaria” pensava, avvilita.

Da parecchi giorni era di cattivo umore, scambiava poche parole stiracchiate e se  ne stava tutto il giorno in disparte, scansando apposta le conversazioni.

Gli amici coccodrilli proprio non riuscivano a capire cosa le passasse per la testa.

Amici poi non così tanto, perché non s’è mai sentito di amicizie per la pelle tra Ippopotami e Coccodrilli.

Anzi.

La Palus Paludosa, l’acquitrino più lacustre della Savana, era sempre stato oggetto di contesa tra il popolo dei Coccodrilli e quello degli Ippopotami. In tempi antichi, ma molto antichi, se ne erano sentite di tutti i colori su faide familiari, lotte per la conquista del territorio, battaglie sanguinose.

Ma, dopo che tantissima acqua era passata sotto i ponti, dopo che intere epoche storiche avevano placato gli animi e sedato i cuori di tutti, Ippopotami e Coccodrilli avevano finito per lasciarsi in pace, limitandosi ad accettare una convivenza di fatto.

Occorre però approfondire un fatto, perché la povera Wilma Mollicosa soffriva e straziava il suo povero cuore da far pietà a una statua.

Come ogni anno, la Savana aveva bandito il concorso per Miss Snellezza.

E, come ogni anno, frotte di Gazzelle, Antilopi, Struzze, Tigri, Pantere, Leoparde, Giaguare si erano precipitate a iscriversi.

Dal mattino dell’apertura delle iscrizioni, una coda sterminata di Animalesse aveva pazientemente aspettato davanti al Municipio di poter inserire il proprio nome e apporre la propria firma, per poter partecipare alle selezioni.

“Tsè, sempre le solite favorite” aveva commentato, velenosa, Lilla Porcina, un facocero che, per evidenti motivi, non poteva essere ammesso al concorso.

“Non c’è proprio democrazia”, piagnucolava Elda la Giraffa, troppo alta per essere presa in considerazione.

“Una vera ingiustizia”, aveva aggiunto Tessa l’Elefantessa, troppo grossa per essere ascoltata.

Wilma Mollicosa se ne stava zitta zitta a pensare.

Da sempre, fin da piccolissima, aveva covato dentro di sé il profondo desiderio di partecipare a quel concorso. Ma non perché fosse frivola e vanitosa. Perché avrebbe voluto dimostrare alla Savana e al mondo intero che anche le mollicose come lei potevano essere aggraziate e leggiadre. E non delle barilotte sempliciotte come le definivano le altre, le Animalesse.

Eh sì, perché la popolazione femminile della Savana si divideva in due.

C’erano le Animalesse: aggraziate e leggiadre, appunto. E anche tanto frivole e vanitosine, e un po’ svampitelle. E tanto, tanto, tanto antipatiche.

E poi c’erano loro. Le Mollicose.

Morbide e soffici, un po’ rotonde, a volte lente, ma molto, molto, molto simpatiche.

Tra le Animalesse e le Mollicose non c’era competizione, come molti potrebbero pensare. La totale sufficienza con cui le Animalesse trattavano le Mollicose credendole insignificanti come mosche, era pari alla totale indifferenza con cui le Mollicose trattavano le Animalesse credendole stupide come capre.

Si ignoravano amabilmente.

E la vita nella Savana procedeva così, a scansarsi a vicenda senza farsi del male.

E poi c’erano loro. Gli Animaschi.

Gli Animaschi erano amici tra di loro perché, essendo più o meno tutti uguali anche se diversi, stringevano alleanze e le scioglievano così, come nulla, ed era un continuo stringere e sciogliere alleanze, senza nessun rancore, tanto ci si sarebbe prima o poi ritrovati tutti al Savannah, l’unico bar della zona. Compagni di battute e di bevute. Senza curarsi di Animalesse e Mollicose più di tanto, perché erano tutti presi dai fatti loro.

Ma qualcosa doveva pur succedere.

– Basta, non si può star qui a far niente!-

Saltò su un giorno Wilma Mollicosa, dopo giorni di silenzio, facendo prendere un colpo a tutto il vicinato.

“Devo assolutamente fare qualcosa, ma cosa?”

A poco servirono le parole di dissuasione di Cocco, il suo migliore amico. – Ma dai, ma cosa ti importa di uno stupido concorso, ma le vedi quelle? Tutte impegnate a farsi le scarpe l’una con l’altra… fanatiche! Tu sei troppo intelligente per tutto questo… –

– Sarà… – aveva risposto Wilma, – ma qualche soddisfazione ogni tanto anche a noi mollicce, non farebbe mica schifo!-

– Ma tu sei troppo ostinata, non puoi incaponirti così per uno stupido concorso! –

– Dici? Vedremo… –

Così concluse Wilma, e non ci fu nulla da fare. Quando si metteva in testa una cosa, quella doveva essere.

I giorni a seguire Wilma agì con studiata affabilità e simulata diplomazia, e radunò le sue amiche Mollicose per un tè.

Lilla Porcina, Elda la Giraffa e Tessa Elefantessa erano tutt’orecchi.

– Non vedo perché – cominciò a parlare, tra un dolcetto e l’altro – in Savana non possa essere indetto anche un concorso di Miss Mollezza –

– Miss che? –

– Miss… Mollezza? –

– Beh cos’è, vi sembra un’idea così strana? –

– Eccome se lo è! Ma come ti è venuta in mente? Te la sei sognata di notte?-

– No, ragazze, è da un po’ che ci penso. Riflettete: perché noi Mollicose dovremmo rinunciare a sognare un po’? Solo perché siamo morbide e rotonde? Non avremmo anche noi il diritto di divertirci un pochino, senza fare del male a nessuno? –

– Ma come pensi di organizzare un concorso di bellezza tutto da sola? –

– Oh, ma non sono sola: ci siete voi! Non vorrete mica abbandonarmi… –

– Certo che no, ma… Bisogna che qualcuno ci dia una mano. Fare da sole è… Illegale!- puntualizzò Tessa, la saggia Elefantessa.

– E chi ha detto che dobbiamo fare da sole?… – rispose Wilma, con aria sorniona.

– Dai Cocco, su, ti prego! In nome della nostra antichissima amicizia… –

– Non se ne parla, Wilma, davvero non se ne parla. Ma scherzi? Mi hanno appena assunto e vuoi che mi licenzino già? –

– Ma quale licenziamento! È solo un favore, un favorino piccolo piccolo… –

Cocco, il migliore amico di Wilma, era appena stato promosso vicesindaco. In realtà era stato assunto appena un mese prima ma, date le sue numerose qualifiche, il suo impegno, il suo profondo senso civico, Cocco era stato promosso vicesindaco in un baleno dal Presidente della Savana, Baffer Boof, un gioviale bufalo nero, col beneplacito di tutta la Palus Paludosa e dell’intera Savana. Si sarebbe detto che avesse più potere decisionale del Sindaco stesso, Sybillus Serpens, un serpentello rinsecchito e viscido che si credeva un figurino, e portava dei baffetti orrendi, suo gran vanto. Sua era stata l’iniziativa di Miss Snellezza, per ingraziarsi il consenso di Animaschi e Animalesse.

– Ma Serpens non mi sopporta, non sopporta che sia diventato il suo vice in così poco tempo, ne approfitterà per cacciarmi! –

– Suvvia, Cocco, hai l’appoggio di tutti noi, e di Boof, soprattutto! Non può succederti nulla! Se Serpens osa metterti i bastoni tra le ruote, finirà in prigione, non ti sfiorerà nemmeno con… Ehm… la coda! –

Cocco era davvero combattuto. Poteva trasgredire così? Lui, sempre ligio al dovere, lui, sempre tranquillo e mansueto… Del resto, poteva rifiutare un favore di vitale importanza alla sua migliore amica (per la quale, era evidente, si era preso una cottarella)?

– Ecco, ci posso pensare, ne possiamo parlare… Ma solo perché ti conosco e fai tutto ciò per una giusta causa e non per vanità personale!-

– Sìììììììììììììì grazie Cocco, ne ero sicura! –

La settimana che seguì, la vita procedette in maniera normale.

Apparentemente normale.

In realtà, nottetempo, una congrega non meglio definita, cospirava e prendeva accordi in gran segreto, in disparte dalle occhiate ma, soprattutto, dalle orecchie indiscrete di cui pullulava la Palus paludosa.

– Buongiorno, signor Boof – esordì una mattina Cocco, con voce tremolante e mano malferma.

– Cocco, che piacere! Mi dica. È strano vederla qui di persona –

– In effetti, signor Boof, avrei un favore da chiederle. O meglio, dovrei pregarla di… Ehm… Avallare e firmare questa mia richiesta scritta- disse Cocco d’un fiato, e poi tirò un lungo sospiro, come affaticato, e tese al Presidente della Savana un foglio piegato in tre.

Baffer Boof il Bufalo inforcò gli occhiali da vista e, assorto e concentrato, cominciò a leggere. Addentrandosi nella selva di parole, emetteva nunghi sbuffi bianchi dalle ampie nari, e la sua espressione si faceva sempre più corrucciata, tanto che Cocco temette il peggio. Non riusciva a stare fermo, ma cercò di controllarsi, permettendo una relativa mobilità solo al sopracciglio.

Al termine di quella che a Cocco sembrò un’interminabile lettura, Baffer Boof alzò gli occhi e lo guardò, serissimo.

“Oddio”, pensò Cocco, sentendosi mancare.

– Ma è un’idea straordinaria! – esplose Boof, tonante – E quando? Per quando avete fissato la data? –

Cocco scivolò sulla sedia, rinfrancato come dopo un bicchierino di grappa :- Possibilmente, il prima che sia consentito… –

Due giorni dopo, un bel mattino di sole, la Palus paludosa trovò al risveglio una grande sorpresa.

Presso il Municipio della Savana campeggiava un allestimento superbo e invitante, e un’insegna recava una scritta a caratteri cubitali: “Elezioni di Miss Mollezza”. Il bando di concorso venne affisso all’ingresso: potevano partecipare tutte le Mollicose, ma proprio tutte, a patto che si sentissero libere di sfilare, senza vergognarsi di esibire le loro morbide rotondità. E un dettaglio: il concorso di Miss Mollezza era ovviamente precluso alle Animalesse. Che avrebbero partecipato a Miss Snellezza giusto di lì a una settimana. Un po’ per uno, tanto per tutti.

Inutile dire che tra le Animalesse si scatenò il putiferio. Una schiera di Pantere, Leonesse, Gazzelle, Antilopi, Giaguare andò a protestare presso l’ufficio del Sinadco, Sybill Serpens che, nel frattempo, tra l’imbestialito e il terrorizzato, si era barricato dietro alla sua scrivania, attorcigliandosi a un bracciolo della poltrona girevole con spire serpentine.

“Cocco dei miei stivali” sibilò tra sé e sé “Adesso me la paghi”.

– Ci apra! –

– Vogliamo delle spiegazioni! – urlavano le Animalesse, furiose.

Serpens non poteva certo affrontare da solo quella mandria di femmine invelenite perciò, deciso a usare tutti i mezzi in suo possesso per far cacciare Cocco dalla Savana, telefonò al Presidente della Svana, Baffer Boof, convinto di averlo dalla sua parte: un’iniziativa così scandalosamente fuori dalle righe non poteva passare sotto silenzio! Cocco ne avrebbe fatto le spese, e a lui, Serpens, sarebbero andati gli onori che meritava e che si aspettava.

Non immaginava, però, il povero Sybillus Serpens, che era stato proprio Baffer Boof, a firmare entusiasta la richiesta di Cocco, e scritto personalmente il regolamento per il bando di concorso.

– Co co cosa?! – sibilò sputacchiando dappertutto Serpens, facendosi piccolo piccolo al cospetto dell’imponente e sbuffante Boof.

– Mio caro Serpens, abbia pazienza. Io apprezzo da tempo la sua attività di Sindaco, ma, a essere sincero, non approvo la sua iniziativa circa il concorso di Miss Snellezza. Vede, il Presidente mio predecessore avallava e controfirmava il bando di concorso, ma era già mia intenzione, a partire da quest’anno, di cambiare registro in questa Savana. Ci vantiamo di essere moderni, all’avanguardia, fratelli e amici? Com’è possibile, allora, che un concorso di bellezza non possa permettere a tutte, e dico tutte, le gentili signore che abitano qui, di partecipare? Si rende conto? Le sembra giusto? Mio caro Serpens, d’ora in avanti le cose qui cambieranno, oh, se cambieranno! –

– Ma quindi… Ma come… Ma perché… e Cocco? È stato Cocco! Tutta colpa di Cocco! –

– Oh sì, è stato lui, e meno male! Lui e la gentile signorina Wilma Mollicosa, i due artefici di tutto questo! Dovremmo solo ringraziarli! Mi chiedo perché non mi sia venuta in mente prima, una soluzione di questo genere! – rispose Boof, illuminandosi.

– Ma quindi… Ma quindi? Niente punizione? Cioè… Cocco è ancora Vicesindaco?! –

– E diventerà presto Sindaco, mio caro Serpens, se lei non collabora. Devo dirglielo francamente, lei è un po’… Antico, sa? –

– A… Antico? – Serpens sibilava e sputacchiava.

E fu così. E fu così che, finalmente, anche le Mollicose ebbero la possibilità di partecipare a un concorso.

Miss Mollezza ebbe un enorme sucesso. Le adesioni furono numerosissime, e lo spettacolo apprezzato dall’intera Savana. Le Animalesse, dapprima offese e inviperite, ammisero la loro superbia, e sotterrarono l’ascia di guerra.

Wilma Mollicosa ottenne una menzione speciale e divenne madrina del concorso.

Serpens chiese e ottenne il trasferimento nella Tundra Siberiana, disposto a tutto pur di fuggire dalla Savana.

Cocco sta ancora decidendo se prendere o meno il posto di Sindaco…

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