07Feb
2013
anatroccolo

Il bell’anatroccolo

Fiaba di: Martina Vecchi

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La fiaba

Il cigno Paolo nacque in una tempestosa notte di febbraio.

“Febbraio Febbraietto, corto e maledetto” ripeteva sempre mamma cigno.

E fu accontentata. Dovette ripararsi dietro a un cespuglio perché la pioggia battente avrebbe inzaccherato le sue uova.

Cessò la bufera, mamma cigno si addormentò dopo aver deposto le uova.

Passò del tempo e queste si schiusero.

Tanti piccoli cigni mossero i loro primi passi. Da tempo mamma cigno sognava il giorno in cui avrebbe visto una schiera di bianchissimi ed elegantissimi cigni nuotare fieri e sinuosi nel lago di ninfee, e ne era orgogliosa, tutti figli suoi.

Ahimé, febbraio però era stato un mese proprio sfortunato, perché i piccoli covati da mamma cigno sembravano a dire il vero piuttosto bruttini, goffi e un po’ spennacchiati. E non erano sicuramente bianchissimi. Mamma cigno, che si chiamava Melissa, alla vista della bruttezza dei nuovi nati si sentì gelare il piumaggio.

Tra le mamme cigno del posto c’era sempre stata un’agguerrita concorrenza. Si impegnavano tutte a sfornare tanti piccoli cignetti gareggiando l’una con l’altra e facendo velleitarie previsioni su chi di loro avrebbe covato i figli più belli, più prestanti, più bianchi, più eleganti. Ebbene, Melissa era decisa a battere tutte loro convinta che la sua buona stella le avrebbe regalato splendidi eredi.

Quando però si accorse dell’aspetto dei figli, beh, quasi svenne.

In tutto il vicinato si era sparsa la voce che i pargoli di Melissa fossero brutti, e le altre mamme cigno sghignazzavano velenose e trionfanti, esibendo le prodezze acquatiche dei loro figlioli. Melissa era a terra. La sua migliore amica, l’oca Virginia, cercava di consolarla come meglio poteva:- Suvvia cara, non disperare. È ancora presto per trarre conclusioni. I tuoi figli sono troppo piccoli, il loro aspetto è molto incerto. Vedrai che cresceranno sani, belli e forti, e saranno cigni magnifici, e ottimi nuotatori-.

Purtroppo Virginia si sbagliava, niente da fare. I figli di Melissa erano davvero bruttini.

Tranne uno.

Paolo era uno splendido esemplare di cigno reale. Aveva un portamento fiero ed elegante. Era un abile e instancabile nuotatore. Aveva un piumaggio folto, morbido, bianchissimo. Era così diverso dai suoi fratelli! Tanto che le comari mamme cigno insinuavano che Melissa l’avesse rapito e spacciato per suo figlio, per salvarsi la reputazione.

Tutti i cigni dei dintorni erano invidiosi di Paolo, compresi i suoi fratelli, e non perdevano occasione per escluderlo, maltrattarlo, parlare male di lui.

La madre Melissa non riusciva a spiegarsi come mai Paolo fosse così e gli altri suoi figli no. Voleva bene a tutti, ma Paolo era oggetto dell’invidia di molti.

I fratelli erano gelosi, e gli facevano scherzi pesanti, come coglierlo di sorpresa e buttarlo in acqua. Paolo era sempre più triste e sconsolato. Da un lato era fiero di sé, ma dall’altro si detestava. Perché era così perfetto? Perché era così bianco, così elegante, così bello? Perché lui sì e gli altri no?

La sua vita era diventata insopportabile. Non sopportava che tutto ruotasse attorno alla sua bellezza, e Melissa in cuor suo era addolorata che ci fosse questo astio tra Paolo e gli altri, e tra tutti loro e gli altri cigni.

– Che disgrazia avere un figlio così perfetto!- piangeva Melissa- sempre discriminato. Oh come vorrei che fosse brutto, adesso! Quanto vorrei che fosse brutto come gli altri! -.

Paolo, una volta diventato adulto, decise di trasferirsi in un’altra zona, magari dalla parte opposta del grande lago di ninfee, dove nessuno l’avrebbe disturbato. Melissa si oppose, ma il figlio non volle sentire ragioni e se ne andò.

– Verrò a trovarti molto spesso, mamma, non disperare- la rassicurò Paolo.

Il cigno trovò un ameno posticino all’ombra di un salice piangente, in una parte del lago in cui si concentravano molte ninfee. Era fresco e tranquillo lì, e Paolo poteva nuotare indisturbato.

Presto sentì però nostalgia di casa, e tornò suo malgrado dalla madre Melissa e dai fratelli.

Ricominciarono le ostilità nei confronti del povero Paolo, nessuno tranne la madre lo voleva con sé, e tutti avevano ripreso a trattarlo male.

Arrivò una numerosa famiglia di anatre.

Mamma anatra, Sonia, faceva tutti i giorni un lungo bagno con i suoi piccoli anatroccoli.

Un giorno Sonia e i suoi figli videro Paolo che nuotava lentamente sotto gli occhi sdegnosi di tutti.

– Che bell’esemplare- commentò rapita Sonia- guardate figlioli miei, com’è maestoso!-.

Sonia notò però che Paolo aveva un’aria molto triste, e ben presto scoprì il motivo.

– Senta, mi scusi- lo apostrofò decisa a risolvere la situazione- vorrei farle una proposta-

– Mi dica pure, la ascolto- Paolo era sorpreso che qualcuno, lì intorno, gli rivolgesse la parola in modo amichevole.

– Non è che per caso le andrebbe di dare lezioni di nuoto ai miei figli? Vorrei che imparassero a cavarsela in tutte le situazioni. Ho visto che lei è molto esperto, e ha un portamento sicuro e sofisticato. Cosa ne dice, potrebbe farlo?-
–  Beh, non le nascondo signora che la sua proposta è oltremodo insolita. Come credo abbia capito, non sono molto benvoluto qui. Nemmeno i miei fratelli mi vogliono. Non teme che anche i suoi figli, stringendo amicizia con me, potrebbero avere noie?

– Oh, stia tranquillo, non penso accadrà. Anzi, sarebbero onorati di avere un insegnante come lei. Allora, posso contarci?-

Paolo fu entusiasta di accettare, cominciò il pomeriggio stesso. Era molto contento di insegnare ai piccoli l’arte del nuoto, e ben presto gli anatroccoli diventarono svelti e scattanti, e superarono il maestro. Mamma Sofia era entusiasta, e pregò Paolo di continuare a seguirli.

La notizia della nuova attività del cigno Paolo si diffuse ben presto per tutto il lago, sollevando lo sdegno e l’invidia dei più. Non solo Paolo era il più bello, il più bianco, il più bravo, ma adesso si era messo addirittura a insegnare nuoto! Che assurdità.

I piccoli anatroccoli allievi del cigno erano diventati bravissimi e volevano che Paolo li iscrivesse alle gare locali di nuoto lacustre, ma Paolo tergiversava perché temeva sempre più che i piccolini avrebbero subìto in futuro la sua stessa, triste sorte: isolati, esclusi. Non avrebbe potuto permetterlo.

Qualcosa invece cambiò.

Una mattina di nubi plumbee e cielo di marmo Geppo, uno dei sei fratelli di Paolo, sprezzante del cattivo tempo, si era tuffato in acqua per fare il gradasso e mostrare ad amici e fratelli che non aveva paura del temporale imminente.

L’acqua però era gelida e, non appena tuffato, Geppo cominciò a rabbrividire e a battere il becco.

Scrosciò il temporale. Geppo aveva le ali irrigidite e non riusciva a nuotare. Cominciò ad annaspare e a inghiottire acqua.

Subito un gruppo di anatre e cigni si assiepò, attirato dalle strida e dalle grida spaventate degli amici e dei fratelli di Geppo.

Nessuno però era così bravo e coraggioso da tuffarsi ad aiutarlo.

Paolo accorse senza pensarci due volte, si tuffò in acqua in un baleno, nuotò a razzo, afferrò Geppo, lo trascinò a riva, entrambi spaventati e smarriti sotto al diluvio.

Geppo era senza parole, provava vergogna e senso di colpa per quel suo comportamento immaturo e scriteriato.

Passato lo shock, Geppo riunì tutta la sua famiglia, mamma Melissa compresa.

Al cospetto di tutti chiese perdono a Paolo, inducendo i fratelli a fare altrettanto. Mamma Melissa si sciolse in lacrime dalla commozione, e per la gioia si mise a starnazzare sotto la pioggia.

Tutti gli altri cigni del circondario iniziarono ad avvicinarsi a Paolo e a parlare con lui.

Non lo odiavano più, ma nutrivano nei suoi confronti la più sincera ammirazione.

In poco tempo tutti vollero iscriversi alla scuola di nuoto di Paolo il cigno, dalla quale uscivano nuotatori provetti.

Persino i suoi brutti fratelli, un tempo goffi, si muovevano con maggior sicurezza ed eleganza. Sonia, la mamma anatra, era profondamente soddisfatta del clima che si era creato nel lago, e Paolo diventò l’orgoglio del boschetto.

Diventò bagnino.

Venne soprannominato da tutti il Bell’Anatroccolo, e trascorse lunghi giorni felici.

I piccoli anatroccoli vinsero il T.N.N.P., Torneo Nazionale Nuotatori Pennuti, e misero su una squadra di salvataggio.

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