03Dic
2010
paperella

Queeek

Fiaba di: Laura

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La fiaba

Nera, nella penombra e in apparente tranquillità, la predatrice puntava con sguardo acuto il suo bottino.
Lo sguardo fisso, verde, inquietante e attento.
Le pupille si allargarono per puntare meglio lo sguardo e il verde degli occhi quasi non si vedeva più.
Quel verde meraviglioso, quasi di smeraldo che era splendido e inquietante allo stesso tempo.
Nulla l’avrebbe fermata, nulla avrebbe potuto anteporsi tra lei e la sua preda.
Silenziosa, quasi immobile, nascosta quanto basta per vedere e non farsi vedere, scrutava l’ambiente che la circondava così da avere tutto sotto stretto controllo.
Qualsiasi preda che se ne fosse accorta per tempo sarebbe scappata il più velocemente possibile pur sapendo che le possibilità di mettersi in salvo erano sempre meno.
Le orecchie della bestia fungevano da radar: ogni singolo movimento e rumore esterno sarebbero stati captati e una volta individuati e riconosciuti, dimenticati o studiati.
Niente era lasciato al caso, tutto era potenzialmente fattore decisivo per l’obiettivo finale: catturare il bottino.
Un primo passo lento, inesorabile e sicuro portò la predatrice un po’ più vicino al suo obiettivo.
Ferma.
Un secondo passo lento, inesorabile e sicuro avvicinò ulteriormente.
Poi, ferma.
Una zampa sospesa a mezz’aria pronta per scattare ma poi stop.
Cosa l’aveva fermata?
Un rumore da lì vicino aveva distratto la belva e forse la preda.
Meglio fermarsi e rimanere immobili: non un movimento, nè le palpebre, nè le vibrisse, nè la coda si sarebbero dovuti muovere.
Immobile come un oggetto inanimato non perdeva di vista il bottino.
Poi il rumore cessò di esistere.
Si poteva ripartire.
Non c’era più niente da aspettare.
Quasi come un motore che viene riscaldato grazie a potenti accelerazioni sul posto, la belva si preparava a sferrare il suo potente attacco predisponendo le zampe posteriori al grande salto che l’avrebbero fatta atterrare direttamente sulla preda.
Con un balzo felino, la nostra piccola tigre si lanciò contro la sua paperella di gomma che inerme si lasciò catturare dalla micia di casa.
Queeek queek queeeek
Il suono della trombetta nella paperella dovuto ai morsi della micia, risuonava per tutto l’appartamento!
Anche oggi la preda è stata catturata!
Lentamente e con piena soddisfazione, la micia sorniona e felice, saltò e si adagiò sul divano dove, circondata da caldi e morbidi cuscini, s’appisolò tranquillamente.

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