16Nov
2010
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Nero / 1

Fiaba di: Redazione

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La fiaba

Prima parte, trovate tutte le puntate qui.

Un giorno i colori si svegliarono. Come ogni mattina il rosso del sole si rase la fulva barba nel turchese specchio del mare.

La bianca e candida neve permetteva ancora all’ultima verde erba di fare capolino per spiare il cielo grigiastro che non prometteva nulla di buono.

Rosse gote al risveglio, con un giallo girasole che capeggiava sulla culla del bimbo, raggiunto presto dal blu del pigiama del papà.

Giornata tranquilla, sull’autobus arancione che correva – lento – sulla grigia strada.

Perfino l’indaco colorava, con la magia dei suoi sei amici, un azzurro angolo di cielo.

Eppure mancava qualcuno, ma fino a sera nessuno se ne accorse.

Quando il sole s’addormenta facendo l’occhiolino alla luna, molti angoli di mondo si regalano il nero elegante che copre con classe.

Abito perfetto, non tutti i luoghi possono permettersi la nera culla per i propri sogni. Non buio, non scuro. Nero.

Solo alcuni s’accorsero pertanto di quella mancanza, ma la notizia si diffuse rapida. Il nero. Dove era finito?

Gialle e scuro furono le api, buia fu la notte, grigia la pantera. Del nero nessuna traccia.

Provarono a ricrearlo con colori, sfumature prese da quella tavolozza universale della realtà, ma furono  solo impiastri e pasticci.

La somma non bastava, la sottrazione non pareva possibile, la moltiplicazione aumentava ancor più la confusione. Ci fu pure qualcuno che provò con la divisione, ma si perse presto nel caos a resti e prove del nove grigio topo

Sembrava così semplice il nero, la somma di tutto, invece aveva tutta la complicazione dell’essenza del nulla.

Il bianco rimase l’unica certezza, almeno all’inizio, ma poi ci si rese conto di quanto, perso un estremo non si riesca più a misurare l’altro. Il bianco neve divenne esibizione irrispettosa verso chi non c’è più. Non aveva avuto nemmeno la decenza di portare il lutto, di sporcarsi un po’.

Metodo, scienza, spiritualità, esplorazioni, invocazioni, alla ricerca di un nero che non c’è più e che presto diviene chimera e sbiadisce nella memoria. Ricordi diretti e tradizione orale per la nuova generazione.

Finchè un giorno …

– to be continued –

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