Il popolo guardò la regina, negli occhi. Il ciambellano guardò la regina, negli occhi. Il neo-real-genio di corte, accantonò il proprio rammarico di non essere più manigliaio e guardò la regina, negli occhi. Gli ubriachi provarono a guardare la regina, negli occhi. Tutti guardarono la regina negli occhi, tranne il re, che l’aveva già guardata.
La regina aveva occhi verdi. Gli occhi della regina erano belli. La regina era bella. La regina era vestita di verde.
Gli occhi della regina erano grandi. La regina aveva occhi profondi come le valli del regno del re regnante. La regina aveva un’anima accogliente come le valli del regno del re regnante. La regina era grande, nell’anima.
La regina aveva occhi intensi. La regina aveva occhi che sorridevano. La regina aveva un sorriso che riempiva il regno del re regnante. La regina andava vissuta tutta d’un fiato.
Nessuno capì gli occhi della regina. Nessuno capì la regina, tranne il re.
Il re aveva occhi verdi. “Per specchiarmi meglio nei tuoi” le diceva spesso. Magia d’intesa, che vorrebbe restare mistero, per non rompere l’incantesimo del “solo io e te”, ma non si può. Un re ha responsabilità sul regno regnato. Un re è tale finchè qualcuno lo chiama re.
Guarda il capannello di gente uscita dalle capanne, il ciambellano sporco di zucchero, il real genio, gli ubriachi sobri di curiosità. Sorride di nuovo, anzi, non aveva mai smesso di sorridere.
Decise di non parlare, decide d’agire. Azione e parola. Dire, fare, mare … baciare. Ecco cosa mancava. Baciare. Era pure scritto sullo stendardo che capeggiava sul suo palazzo.
“Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma non dimenticare di baciare”.
Dire, fare, mare, baciare. Il regno si fondava su quello. Da generazioni.
“Baciare”, pensò mentre si avvicinava alla regina. “Mare”, pensò mentre la baciava.
… to be continued …
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