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Tutte le fiabe che parlano di "anatroccolo"

La più completa raccolta di fiabe, favole e racconti brevi che parlano di "anatroccolo", tra le migliaia inviate da tutti gli autori di "Ti racconto una fiaba".

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Il brutto anatroccolo // Audio fiaba

Tratto dalla fiaba di Hans Christian Andersen.

L’estate era iniziata; i campi agitavano le loro spighe dorate, mentre il fieno tagliato profumava la campagna.

In un luogo appartato, nascosta da fitti cespugli vicini ad un laghetto, mamma anatra aveva iniziato la nuova cova.

Siccome riceveva pochissime visite, il tempo le passava molto lentamente ed era impaziente di vedere uscire dal guscio la propria prole… finalmente, uno dopo l’altro, i gusci scricchiolarono e lasciarono uscire alcuni adorabili anatroccoli gialli.

Clicca su “Leggi tutto” per ascoltare l’audio fiaba.

anatroccolo

Il bell’anatroccolo

Il cigno Paolo nacque in una tempestosa notte di febbraio.

“Febbraio Febbraietto, corto e maledetto” ripeteva sempre mamma cigno.

E fu accontentata. Dovette ripararsi dietro a un cespuglio perché la pioggia battente avrebbe inzaccherato le sue uova.

Cessò la bufera, mamma cigno si addormentò dopo aver deposto le uova.

Passò del tempo e queste si schiusero.

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Il bell’anatroccolo

C’era una volta un bellissimo anatroccolo che suscitava l’invidia di tutti. Reietto per sua bellezza di piume dai mille colori, nato con l’arcobaleno indosso che a vederlo non ci si credeva.

Tutti lo guardavano con sdegno, non si può essere così belli dalla nascita, è un’ingiustizia sociale, il Sacro Libro dei Savi Grimm impedisce cotanto splendore.

La consolidata abitudine della Legge Universale, non può essere sovvertita in un solo semplice esemplare, ma il Sinodo delle Anatre non consente nemmeno quell’eccezione che conferma la regola.

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Il cignanatroccolo

C’era una volta un piccolo anatroccolo, gli occhi grandi e verdi, il becco aguzzo e tanta, tanta voglia di arrivare.

Era tanto insignificante, o almeno così riteneva di essere, che andava per di qui e per di là  ricoperto di splendide penne bianche, prese in prestito chissà dove, che avevano il potere di farlo apparire nel rilucente aspetto di un cigno.

Ammirato, amato, odiato per quelle splendide penne bianche,  correva affannosamente, pieno di noia,  gli occhi sempre più  grandi e più verdi,  il cuore sempre più piccolo e freddo: voleva arrivare e per arrivare  non aveva bisogno di  stupidi anatroccoli, ma solo di cigni che gli avrebbero finalmente aperto gli occhi sul mistero di un giardino incantato.