Un velociraptor per amico

Fiaba pubblicata da: daniela p.

C’è una piccola casa vicino al laghetto dietro alla collina.

Una casetta fatta di legno, se ti avvicini  per aprire la porta, senti un cigolio un po’ sospettoso, quasi  spaventoso direi.

Ma se hai il coraggio di aprire la porta e di entrare nell’unica stanza di questa casetta ,rimarrai stupito e affascinato. Sì, perchè la casa, in realtà non è proprio una casa: se ti siedi sul pavimento, chiudi gli occhi e pensi a un posto dove vorresti andare, in tempo di pochi secondi ci sei.

Chi lo ha provato, racconta cose fantastiche: c’è chi si è ritrovato al polo Nord insieme agli orsi bianchi,chi con  i Masai in Africa, chi addirittura ha fatto lo stesso viaggio di Cristoforo Colombo e si è ritrovato in mezzo agli indigeni. Fra tutti quelli che ho incontrato che mi hanno raccontato la loro storia, forse quella che mi è piaciuta di più è quella di un bambino con gli occhiali, non mi ha detto il suo nome, ma quello che gli  è successo è  davvero straordinario.

Un pomeriggio d’estate si stava annoiando:  i suoi soliti amici non c’erano, erano tutti in vacanza e lui non sapeva come  passare il tempo. Aveva sentito dire della casa, ma non sapeva se crederci o meno e poi… diciamo la verità, aveva anche un po’ paura.

Però la curiosità era  molto più forte di ogni paura e così, prese il suo zainetto e si incamminò. Giunto di fronte alla porta, la spinse e il cigolio sospetto lo accompagnò dentro. Una volta dentro la stanza, si mise a sedere sul pavimento ( anche perchè non c’è nessun tipo di arredamento  all’interno ).

Chiuse gli occhi e pensò che per mettere alla prova i poteri della casa doveva chiedere qualcosa di grandioso: non poteva accontentarsi di viaggiare nello spazio, lui voleva viaggiare nel tempo, in quello più lontano che poteva immaginare.

E così desiderò di essere nella preistoria, nel bel mezzo dei dinosauri, desiderò essere il primo umano a vedere  quei bestioni in diretta.

Fu un attimo e si ritrovò in un posto silenziosissimo: una foresta forse, un bosco.

Tutto era circondato da foglie verdissime, da liane che scendevano e c’era intorno solo verde e pace.

Nemmeno l’acqua che scorreva faceva rumore.

Era bello camminare in un posto così, dava l’idea  di sentirsi un po’ padrone del mondo.

Il sole era tiepido e gli accarezzava la pelle senza abbagliare i suoi occhi, era davvero una sensazione bellissima.

pensava tra di sè: quasi quasi mi trasferisco qui per sempre: non c’è la scuola, non c’è la maestra che brontola, sono solo e faccio quello che voglio.

In realtà solo non lo era per niente, ma lui non se ne era accorto. Fin da quando aveva messo piede in quel posto  e aveva iniziato a camminare c’era una creatura che lo seguiva: il suo passo era leggero e veloce, quasi felpato.

Si muoveva come se stesse saltellando per non perdere di vista quello strano soggetto che era arrivato nella foresta da chissà dove.   I velociraptor camminano così, lo dice anche il l loro nome che sono rapidi e a dirla tutta sono anche implacabili con le loro prede: come la vedono.

.. zacchete! Non lasciano scampo e per questo sono temutissimi.

Ci sono  certo dinosauri più grossi e mastodontici, ma pochi sono temibili come lui, anche se è piccolino.  Bastò un passo e si trovò addosso al nostro piccolo amico che minimamente si era accorto di essere seguito.  Il cuore gli si fermò tanta era la paura che provò vedendosi tra le unghione di quell’animale, ma subito pensò a quanto sarebbe stato bello tornare a casa e raccontare una cosa così fantastica ed emozionante, sarebbe stato l’eroe della sua classe, tutti lo avrebbero guardato con occhi diversi  e gli avrebbero portato un gran rispetto. Cosi educatamente chiese: ” scusa possiamo farci un selfie ? cosi ti faccio vedere ai miei amici? ” e nel mentre che parlava tirò fuori dalla sua tasca il suo telefonino.

Il velociraptor non aveva capito nemmeno una parola, ma si incuriosì alla vista di quel giocattolino e per un attimo gli passò la fame o per lo meno il pensiero di averne.  E al bambino per un attimo passò la paura o per lo meno il pensiero di averne.  Certo comunicare fra i due non era  facile, ma a gesti e con i mimi, il nostro amico riuscì a spiegare al velociraptor come mettersi in posa e gli spiegò anche che se sorrideva nella foto veniva più carino.   Senza perdere tempo, scattò molte foto e prima che la bestiolina si innervosisse e si ricordasse di avere sotto le zampe una preda, rimise a posto il telefono e salutò , ringraziando educatamente il velociraptor. Chiuse gli occhi e desiderò di ritornare dentro la casetta di legno.

Nemmeno il tempo di pensarlo e.

.. oplà… rieccolo seduto sul  pavimento della casetta.

Non vedeva l’ora che tornassero i suoi amici per raccontare loro quella straordinaria avventura nel tempo e magari  ritornarci insieme a loro, perchè no?



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