02Feb
2017

Tre gatti, due rametti, un tesoro

Fiaba di: LiberaMente

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La fiaba

In un piccolo villaggio, ai confini di un grande bosco, si trovava un’ angusta casetta fatta di pietra e il tetto di paglia , dove abitavano tre fratelli con la loro mamma.

La povera donna, che di mestiere faceva la lavandaia, si ammalò di polmonite e non poté più prestar servizio e levar la fame ai suoi tre figlioletti.

Una mattina, il primo dei tre fratellini, Jacopo, un bambino di dieci anni dall’aspetto emaciato ma risoluto ad aiutare la propria famiglia, decise di andare al villaggio e trovare un buon padrone da servire.

Disposto ad accontentarsi di pochi spiccioli, un pezzo di pane oppure di una manciata di farina, si ficcò il berretto in testa e si avviò.

Si affacciò in ogni bottega, bussò ad ogni porta, ma per il suo aspetto gracile e malandato, nessuno gli volle affidare un impiego, neanche il più umile dei servigi.

“Sei troppo piccolo!” dicevano alcuni.

“Sei un mingherlino!” dicevano altri.

Il povero Jacopo, ormai rassegnato e sconsolato, iniziò a bighellonare per le vie acciottolate del piccolo villaggio, con la testa china e le mani in tasca.

Camminava, camminava, e presto le vie acciottolate, divennero strette e impolverate fino a stringersi in sentieri erbosi e sempre più alberati.

Quando i piedi gli iniziarono a far male, si accorse di essersi troppo allontanato e di aver a lungo camminato per il buio e fitto bosco.

Dato che era stanco per tornare indietro, volle prima riposarsi ai piedi di un grosso albero e non appena si rannicchiò, non riuscendo a trattenere le palpebre, si addormentò.

Ad un certo punto una farfalla color del cielo, prese a piroettare allegramente intorno al suo nasino, Jacopo si grattò la punta, si strofinò gli occhietti e quando li riebbe aperti scorse la bella farfallina, svolazzargli davanti al suo faccino.

Lentamente si rialzò e divertito iniziò a seguirla per cercare di afferrarla.

Così, volteggiando intorno agli alberi, si ritrovò come d’incanto, innanzi a una bellissima casetta ricoperta di fiori di tutti i colori.

La bella farfalla si intrufolò per una finestra e lasciò Jacopo fermo e strabiliato davanti alla porta della casetta misteriosa.

D’improvviso la porta si aprì e apparve una donna, né giovane ma neanche molto vecchia, con un elegante e lungo vestito rosso luccicante, i capelli a crocchia color d’argento e con in braccio un gatto bianco come la neve.

La splendida signora, dal portamento austero, puntò i suoi occhi grigi sul bambino, mentre altri due gattini le spuntarono miagolando da dietro la lunga e lucente veste.

Uno era nero e l’altro grigio, non appena videro Jacopo, gli si avvicinarono e presero a strusciare intorno alle sue gambette.

“Cerchi qualcosa bambino?” chiese ad un tratto con voce tonante l’elegante signora.

“Cerco qualcosa da guadagnare per aiutare la mia mamma malata e i miei fratellini! “rispose il bambino intimidito.

“E sei disposto a fare qualsiasi cosa?” chiese ancora la signora.

“Qualsiasi cosa!” rimarcò il bambino.

“Vedremo!” mormorò la bella signora, e con un cenno della testa, gli ordinò di entrare in casa.

Jacopo circospetto varcò la soglia e si ritrovò subito in un’enorme stanza, con al centro una scala a chiocciola, in fondo un camino con un bel fuoco acceso e accanto una grossa sedia a dondolo.

Qui l’elegante signora si sedette e con aria indifferente riprese:

“Qual è il tuo nome?” gli domandò facendo scivolare le sue lunghe dita affusolate, sulla testolina del gatto bianco mentre gli altri due si acciambellarono sbadigliando davanti al camino.

“Jacopo” rispose guardandola timidamente da sotto la tesa del suo berretto.

“Dimmi un po’, Jacopo, ti piacciono i gatti?” domandò la donna aguzzando la vista con occhi indagatori.

“Si!” rispose il piccolo accigliato.

“Ebbene! Ecco il tuo impiego.

Per tre giorni , durante la mia assenza , dal pomeriggio al tramonto, dovrai vegliare i miei tre gatti, fino al mio ritorno.

E se pazienza, fiducia , speranza avrai una gran ricompensa tu otterrai!”

“Tutto qui?” chiese sospettoso Jacopo.

“Nulla più!” assicurò la strana signora dai capelli argentati.

Il giorno dopo, Jacopo ritornò alla casa fiorita e quando l’elegante signora uscì senza rivolgergli la parola, rimase da solo con i tre gatti che sonnecchiavano davanti al camino.

Ma dopo un po’, il tepore del focolare e il dondolio della sedia, catturarono anche Jacopo facendolo assopire.

Quando si svegliò, i gattini erano ancora raggomitolati laddove, prima di addormentarsi, li aveva lasciati, tranne , il gattino grigio.

Jacopo balzò dalla sedia e, allarmato, si affrettò a rastrellare l’intera casa.

Salì frettolosamente la scala a chiocciola che conduceva al piano superiore, composto anch’esso da una sola stanza enorme, con quattro letti e un vecchio armadio.

Del gattino, però, neanche l’ombra, allora, continuò a salire la scala che giungeva fino in soffitta.

Niente! Il gatto non c’era.

Improvvisamente, dal lucernario, sentì il gattino miagolare e quando si affacciò lo vide aggrappato e tremolante sui rami di una grande quercia cui i rami sporgevano oltre il tetto della casetta.

“Come farò ad acciuffarlo!” gridò il bambino disperato.

“Tra poco sarà il tramonto e la signora starà per tornare!” Era sul punto di rassegnarsi, ma quando nella sua mente si affacciò l’immagine dei tre fratellini e la sua mamma ammalata, riaffiorò in lui la forza e il coraggio di far quella scalata.

Così salì sul tetto, afferrò il ramo più vicino e cominciò ad arrampicarsi fino ad arrivare ,pian pianino, in cima alla grande quercia.

Recuperò il gattino che non appena si vide al sicuro, sgusciò dalle sue mani e tornò a raggomitolarsi davanti al camino.

Al tramonto, la misteriosa signora, fece ritorno e ritrovò i tre gatti acciambellati così come li aveva lasciati.

E allora disse al bambino : “Torna domani! Se pazienza, fiducia e speranza avrai, una gran ricompensa tu otterrai!”

Il bambino tornò a casa soddisfatto e si ripresentò il giorno dopo più allegro alla casetta fiorita.

L’elegante signora ,come il giorno prima, uscì silenziosamente, lasciando Jacopo solo davanti al camino con i tre gattini.

Ma si riaddormentò e quando si risvegliò si accorse che, questa volta all’appello, mancava il gatto nero.

Controllò di nuovo la casa, guardò sulla grande quercia, ma del gatto non c’era traccia.

Preoccupato schizzò fuori dalla casetta e lasciando i due gatti addormentati davanti al focolare, provò a cercare nei dintorni.

Arrivò fin dove, poco più in là, c’era un piccolo torrente e qui, tra le acque, trovò il povero gattino avvinghiato ad un grande sasso.

“Come farò questa volta?” si chiese sconfortato, ma quando di nuovo ripensò alla mamma ammalata e ai poveri fratellini , ritornò ancora il coraggio e si gettò nelle fredde acque del torrente.

Saltellò da un sasso all’altro, afferrò il povero gattino spaventato, e ritornò frettolosamente alla casetta prima che arrivasse il tramonto.

Al ritorno della bella signora, ritrovò i suoi tre gattini nuovamente così come li aveva lasciati.

Poi si rivolse a Jacopo e disse “Torna domani! E se pazienza fiducia, speranza avrai, una gran ricompensa tu otterrai

L’ultimo giorno Jacopo tornò alla casetta fiorita e quando la signora fu uscita, nuovamente si addormentò .

Quando si risvegliò, stavolta fu il gatto bianco ad essere sparito, e dopo aver controllato le stanze, la quercia e il torrente, questa volta il e legò una cima ad un albero e l’altra intorno ai suoi fianchi, si calò nel pozzo e salvò il gattino , che nel frattempo da bianco come la neve , diventò scuro come la pece.

Intanto il sole era quasi giunto al tramonto e la signora a momenti stava per tornare.

Jacopo pensò: “Non posso farle trovare proprio il suo gattino preferito così sporco!” Così, velocemente, tornò al torrente per ripulirlo, lo lavò e con in braccio il gatto infreddolito, si affrettò verso la casetta fiorita.

Arrivato davanti alla porta, questa stranamente non si apriva.

“Che sarà già tornata la signora!” pensò preoccupato Jacopo ma non si scoraggiò.

Si arrampicò sulla robusta quercia, salì fino al tetto, entrò dal lucernario e finalmente fu dentro.

Quando vide che la bella signora non era ancora rientrata, fece un sospiro di sollievo e pose il gattino davanti al camino.

Proprio in quell’istante si sentì uno scatto di chiave e subito dopo la porta si aprì, l’elegante signora fece ritorno.

Appena entrò , posò subito lo sguardo sui suoi gattini, che erano sempre lì, come prima li aveva lasciati.

Spostò poi lo sguardo su Jacopo.

lentamente, la linea sottile e dritta delle sue labbra, iniziò a curvarsi nel suo primo sorriso soddisfatto e disse: “Torna domani! E se pazienza, fiducia e speranza avrai, la ricompensa otterrai!”

Jacopo un po’ dubbioso ritorna il giorno dopo alla casa fiorita.

Durante il tragitto, vede una vecchietta dai capelli grigi seduta in mezzo al sentiero, intenta a riavvolgere un gomitolo di lana su uno scrigno dorato.

La donna appena lo intravide, disse: “Bambino, ho le mani stanche, puoi aiutarmi a terminare il gomitolo?” Jacopo acconsentì e pazientemente aiutò la vecchietta a riavvolgere il suo gomitolo.

Quando ebbero finito, la bella signora disse : “Io sono la Pazienza e se lo scrigno aprirai, il mio dono troverai!” Jacopo speranzoso di trovare oggetti preziosi, aprì entusiasta lo scrigno dorato, ma rimase assai deluso quando trovò solamente un rametto rinsecchito.

Jacopo ormai confuso, lo prese e continuò un po’ rattristato il suo tragitto.

Poco più in là, vide una bambina dai lunghi capelli neri, seduta anch’ella su uno scrigno dorato.

Quando vide Jacopo disse: “Bambino, puoi aiutarmi a infilare le perline della mia collanina?” Jacopo aiutò la bambina a infilare tutte le sue perline e alla fine la bambina proferì : “Io sono la Fiducia e se lo scrigno aprirai, il mio dono troverai! “Jacopo ancora speranzoso aprì il secondo scrigno e di nuovo si ritrovò innanzi ad un rametto rinsecchito, lo prese e continuò il suo percorso.

Arrivato finalmente alla casetta fiorita, non trovò né i gattini e neanche l’elegante signora ,ma seduta davanti al camino con il fuoco quasi spento, c’era una bellissima ragazza, vestita tutta di bianco e con i capelli color dell’oro.

Jacopo appena la vide, rimase impietrito sulla soglia della porta.

La ragazza si voltò e con cenno delle dita lo invitò a farsi avanti.

Il bambino entrò a passo felpato e quando fu vicino alla bella fanciulla, lei lo sorrise dolcemente e gli disse : “Mi dai i tuoi rametti per riaccendere il fuoco?” Jacopo ormai rassegnato a non avere più la sua ricompensa, annuì e porse nelle bianche mani della fanciulla i due raggrinziti rametti.

Lei li gettò nel camino e subito si inondò di un bellissimo fuoco scoppiettante.

Le lingue di fuoco si allungarono a tal punto da lasciare nell’aria tante scintille che, come comete, iniziarono a cadere una ad una, sul pavimento facendo uno strano tintinnio.

Jacopo, a quel punto sgranò gli occhi dalla meraviglia.

Le scintille di fuoco divennero tante monete d’oro, che dal focolare cascavano lì a terra, davanti ai suoi piedini.

Allora la ragazza si rivolse Jacopo e disse : “Io sono la Speranza è questo il dono della tua costanza!” Jacopo dal giorno seguente andò a vivere nella casetta fiorita con i fratellini e la mamma guarita.

Felici, gioiosi e un po’ più…facoltosi!!!

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