02Mag
2016

Senz’anima

Fiaba di: Carlo-Maria Negri

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La fiaba

Tanti anni fa, in un paese vicino al mare, viveva un uomo orribile. Questi di mestiere faceva l’usuraio: prestava il suo denaro in cambio di un corrispettivo sproporzionato, così alto e ingiusto da non poterlo quasi mai ripagare. Così succedeva che l’usuraio si riprendeva quanto gli era dovuto, impossessandosi di ogni cosa. Per esempio, se non gli pagavi il debito e avevi una casa lui te la toglieva. Un terreno fertile? Via, animali e quant’altro. Prendeva tutto, lui. Qualsiasi cosa pur di placare i suoi avidi interessi.

Un giorno, però, un giovane pescatore andò a bussargli alla porta, e disse: 《Usuraio, ho bisogno di trenta denari per comprare nuove reti da pesca. Con il mio lavoro ti ripagherò presto. Se invece non riuscirò ad onorare il debito ti consegnerò la mia barca: è tutto ciò che possiedo》. Ma l’usuraio ne aveva già tante di barche, anzi, ormai aveva un po’ di tutto, meno che una cosa. E allora disse: 《Ho più cose di un re, io, ma non ho un’anima. Se mettessi in pegno la tua potrei darti i tuoi denari》. Il pescatore accettò, e dopo aver firmato il contratto e ricevuto i soldi andò a comprarsi le reti per mettersi subito al lavoro.

Il cielo era azzurro, le reti gonfie di pesci. Il pescatore vendette tutto il suo pescato e tornò dall’usuraio per saldare il debito. 《Ecco i tuoi trenta denari》 disse il pescatore. L’usuraio scosse la testa, trenta non bastavano più, e disse: 《È passato un giorno, gli interessi crescono. Ora me ne devi sessanta》. Il pescatore fece un salto per la sorpresa. Ma era tutto scritto sul contratto e così ritornò in mare.

Il cielo era plumbeo, le reti gonfie di pesci. Il pescatore vendette tutto il pescato, e tornò ancora dall’usuraio. 《Ecco i tuoi sessanta denari》. Ma l’usuraio scosse nuovamente la testa, e disse: 《È passato un altro giorno, gli interessi crescono. Ora me ne devi centoventi》. Il pescatore quasi quasi non ci credeva. Ma era tutto scritto, nero su bianco, sul contratto. E se ne andò di nuovo in mare.

Il cielo era nero, le reti gonfie di pesci. Il povero pescatore temette per la sua anima. Così, oltre a vendere il pescato, vendette anche la sua barca insieme alle reti, e andò dall’usuraio. 《Ecco i centoventi denari》 disse il pescatore. Ma l’usuraio scosse ancora una volta la testa, e disse: 《Sono passati tre giorni, gli interessi crescono. Ora me ne devi duecentoquaranta》. 《Duecentoquaranta?!》 echeggiò il pescatore, stupito. Ma il contratto parlava chiaro. Ah, se solo il povero pescatore lo avesse letto meglio prima di firmarlo.

Affranto e sconsolato, il giovane ritornò in mare. Ma ormai, senza barca e senza reti, il pescatore non avrebbe più potuto ripagare il suo debito. E già stava per farla finita gettandosi nell’acqua, quando vicino a uno scoglio sentì il chiacchiericcio di due granchietti. 《Il Dio dei mari è andato in vacanza!》 disse uno. 《Percorri la scala che va nel mare: trattieni il fiato, scendi nell’abisso fino alla soglia della sua casa; bussa per tre volte, la porta si aprirà e troverai tutti i tesori dei sette mari》 disse l’altro.

Detto fatto, il pescatore andò nella casa del Dio dei mari e prese quanto bastava per pagare il debito e riprendersi la sua barca insieme alle reti. Tornato in superficie andò dall’usuraio: 《La tua anima ora mi appartiene》disse l’avaro. Ma questa volta fu il pescatore a scuotere la testa. Il contratto parlava chiaro, il giovane riempì d’oro le tasche dell’usuraio saldando così, una volta per tutte, il suo debito.

《Come hai fatto ad arricchirti così in fretta?》 gli domandò l’usuraio. E il pescatore senza indugi disse:《Il mare mi ha graziato. Sotto di esso si nasconde il tesoro dei sette mari. Percorri la scala che va nel mare, trattieni il fiato, bussa tre volte, là il tesoro attende》.

L’usuraio non aspettò oltre. E subito corse verso il mare. Trovò la scala indicata dal pescatore, la percorse fino all’abisso. Là vide la porta, bussò tre volte e in men che non si dica montagne d’oro e di preziosi apparvero d’innanzi all’uomo. Presto l’usuraio si riempì le tasche, il cappello e un intero sacco di quel tesoro. Ma il peso di tutto quell’oro non lo faceva risalire in superficie. Così il peso dell’avarizia e dell’avidità lo imprigionarono per sempre nell’abisso. E grazie al mare il paese ritornò libero dall’usura e dall’ingordigia di uomini orribili che hanno tutto meno che un’anima.

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