03Ott
2016

La rivolta dei biscotti

Fiaba di: Licia Calderaro

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La fiaba

Sembrava una notte come tutte le altre, ma nessuno osava immaginare cosa sarebbe successo da li a poco in quella casa. Tutti i biscotti erano usciti lemme lemme dai loro pacchi e si erano riuniti in cucina per discutere della loro situazione, che tra l’altro, era piuttosto critica. Erano stufi di essere sgranocchiati, inzuppati, ridotti a pezzettini per non so quali ricette e sbriciolati come fossero mangime per uccelli. I padroni non avevano un benché minimo di rispetto verso di loro, verso il loro sapore aromatico, verso il loro retrogusto fatto con panna e cacao, verso le loro goccioline di cioccolato che li rendevano ancora più golosi e sostanziosi. No, non ci stavano più, volevano fuggire e incamminarsi nella valle del latte, dove i biscotti erano trattati con maggior riguardo. Avrebbero messo in atto il loro piano il mattino seguente, e si sarebbero dati alla fuga ancor prima di essere mangiati.

Al sorgere del sole, i biscotti scorsero uno dei due padroni afferrare un bricco e versare del liquido bianco all’interno di una grossa tazza. Notarono che da quella tazza fuorusciva una nuvola di vapore, e senza dubbio quella sostanza doveva essere la famosa valle del latte.

I biscotti si affrettarono a tuffarsi ad uno ad uno nella tazza provocando un leggero tonfo e qualche schizzo sul tavolo; ma a contatto con il calore, il loro robusto rivestimento cominciò a sciogliersi fino ad essere ridotto in poltiglia. Solamente in quel momento compresero che ciò che ai loro occhi sembrava cattivo, in realtà era buono. E ciò che era buono in realtà era cattivo. Avevano pensato che il latte sarebbe stato più magnanimo e avrebbe avuto una considerazione più autorevole. Certamente non si aspettavano che dove avevano bramato di fuggire, sarebbe stato il luogo della loro tortura. Non potevano nemmeno chiedere aiuto al padrone, ahimè, l’unica cosa che avrebbe potuto fare era prendere un cucchiaino e raccogliere quel poco di crosta che era rimasta nel fondo della tazza.

“Che ci serva di lezione”  pensarono tra loro   “abbiamo criticato tanto chi ci ha utilizzati come cavie. Eravamo troppo orgogliosi per capire che per i nostri padroni eravamo importanti, perché se non fosse stato per noi, non avrebbero potuto realizzare tante gustose ricette e rendere felici tante persone amanti delle golosità. Ormai è troppo tardi, nessuno più può salvarci, il latte sta facendo sparire ogni nostra briciola, nessuno più penserà a noi. È giusta la nostra punizione per essere stati tanto superbi.”

Mentre continuavano a sciogliersi, speravano che almeno i bambini avrebbero conservato nel palato, il loro dolce sapore.

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