01Mar
2016

Profumo di fresia

Fiaba di: Licia Calderaro

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La fiaba

Entro nella mia stanza, sbatto rumorosamente la porta e getto via in malo modo la mia valigetta sul pavimento, sono stanca morta.

Non ce la faccio davvero più, è una vera barba andare a scuola.

Sbadiglio a bocca larga; il mio sbadiglio è talmente grande che delle lacrime sono fuoriuscite dai miei occhi.

Devo anche studiare e fare i compiti, ma sinceramente non mi va proprio.

Però, se non studiassi, mi beccherei un altro brutto voto, compreso l’ennesima strigliata da parte di mia madre.

La mia cara genitrice continua ad urlare che devo impegnarmi, poiché la cultura è la forma più alta del sapere e bla, bla, bla.

In parte ha ragione, ma secondo me è molto più divertente ridere, scherzare, andare a prendere un gelato con le amiche, uscire con il proprio ragazzo, insomma, preferisco le attività dove la parola Studio viene eliminata completamente dalla tiritera.

Mi butto a capofitto sul letto, sprofondando la testa sul materasso.

Avverto la stoffa soffice del copriletto a contatto con il mio corpo.

Devo dire che è una bellissima sensazione.

Ma a scuola, al posto delle solite materie soporifere, non avrebbero potuto inserire una materia nella quale insegnassero agli studenti a dormire? Già, troppo bello per essere vero.

Sollevo di poco la testa e scorgo il mio libro di matematica che giace sul tavolino basso, al centro della stanza.

Ma devo per forza alzarmi dal letto per andare ad aprire quel libro? Non ho mai potuto soffrire la matematica, non ci capisco niente né di calcoli né di equazioni.

A che mi serve sforzarmi di risolvere problemi ed esercizi algebrici, se ogni volta prendo sempre tre durante ai compiti in classe? L’unica volta in cui riuscii a prendere la sufficienza, l’insegnante mi vide fare i salti di gioia.

Chiudo gli occhi e affondo nuovamente la testa sul materasso.

Quel libro non mi interessa, non lo voglio aprire, non ho nessuna intenzione a scervellarmi una giornata intera per cercare di trovare una soluzione.

Cara matematica, è ora che i tuoi problemi te li risolva da sola! Ah, ah, che battuta … ma un momento, che cosa è questo odore? Accidenti ma è buonissimo.

Mi alzo decisa dal mio giaciglio e passeggio avanti e indietro per la mia stanza, annusando nell’ aria.

Non lo so perché, ma mi sento davvero stupida.

Assomiglio ad un cane alla ricerca di un tartufo.

Tuttavia, voglio sapere da dove proviene questo profumo gradevolissimo.

Mentre cammino, non mi accorgo della gamba del tavolino davanti a me e BUUUUM mi ritrovo catapultata sul pavimento, di faccia a terra, con il tavolino e il libro di matematica sulla mia schiena.

Accidenti che male! Sono sempre la solita, non presto mai attenzione alle cose che faccio.

Però quel piccolo incidente domestico è stata una fortuna per me.

Perché davanti al mio naso, ho trovato il corpo del reato.

Ossia, una bellissima fresia colorata.

Ma come ci è finita nella mia stanza? Afferro delicatamente la fresia tra le mie mani, ne accarezzo i petali e continuo ad annusarne il profumo.

So che le fresie sono dei tipici fiori dell’ Africa meridionale e che simboleggiano l’amicizia e l’amore platonico.

E Chi lo sa? Magari se facessi volare questo fiore, potrei donare a tutti un po’ di questa amicizia.

Corro veloce verso la finestra, soffio sul palmo della mia mano, e vedo subito la fresia fare parecchi giri su sé stessa.

Il vento la porta via lontano.

Toh, quella birichina è andata a finire sui capelli di un bel bambino ricciolino, il quale raggiunge felicemente la mamma gridandogli con tutto il fiato che ha in gola: “Mamma guarda, una fresia!” chiudo immediatamente la finestra, non voglio che quel bambino capisca che sia io l’artefice di quel messaggio floreale.

Sorrido tra me e me.

Adesso, sono convinta che quella fresia farà il giro del mondo.

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