08Set
2015

Oto

Fiaba di: cococcia

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La fiaba

Durante un viaggio in Guatemala, a Santiago, un paesino sul lago Atitlán ho conosciuto un bambino, Oto. Mentre ero sul pontiletto ad aspettare i miei compagni di viaggio si è avvicinato un bambino di circa otto anni.

Oto si è presentato dicendomi che gli piaceva la scimmietta che avevo sullo zainetto e mi chiese se potevo regalargli quel piccolo scimpanzé.

M’intenerì, si sedette accanto a me e raccontò la sua tipica giornata. In Guatemala come anche in Messico e in altri paesi latino-americani l’istruzione non è obbligatoria.

Oto non andava a scuola passava il tempo a parlare con i turisti, capiva un pochino la lingua italiana e quella inglese. Stava in sostanza tutta la giornata al porticciolo a elemosinare!

Lo sfruttamento minorile è una crisi permanente e i responsabili di questo atroce fenomeno sono i genitori.

Di bambine ne ho viste poche infatti sono più vulnerabili essendo soggette alla prostituzione o lavori forzati senza alcuna retribuzione.

Mi disse che i giochi non lo interessavano, era una scusa faceva parte del gioco, preferiva conoscere il Mondo attraverso gli incontri che faceva al porticciolo con i turisti. Ho visto nell’isola bambini più piccoli giocare con le formiche, in sostanza costruivano dei percorsi sul terreno e le mettevano sulla pista.  Ciò che mi stupì fu il loro entusiasmo e il loro divertirsi per tanto poco. Oto nel frattempo mi raccontava che i bambini per guadagnare qualche soldino costruivano statuette di terracotta e si divertivano a infilare pietre per fare collanine per i turisti. Sicuramente era vero…ma dell’altra realtà non ne parlava.

Quel bambino mi piaceva, era così tenero e dolce, non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso con quel suo viso così speciale. La sua famiglia usciva da casa la mattina presto per andare a lavorare nei campi e rincasava la sera per pochi spiccioli. La scuola, non c’era sull’isola e per andarci doveva prendere la barchetta e recarsi in un altro paese . Mi sembrava assurdo tutto questo ,un ragazzo del posto ci spiegò come era considerata l’istruzione.

Era abbastanza sporco non si lavava da giorni, quando gli chiesi il perché, mi rispose che si recava sul fiume o nel lago una volta alla settimana per lavarsi. Questo non mi stupì perché in diversi paesi del centro-america le persone si lavano sui fiumi, nei laghi e alle terme.

Sì, ho visto bambini strofinarsi il sapone in acque bollenti la dove c’eravamo noi viaggiatori per ritemprarci da viaggi lunghi e faticosi. Quando era arrivato il momento di imbarcarci, Oto si è avvicinato dandomi un bacino. Mi sono commossa molto, non so cosa avesse provato durante la nostra conversazione e cosa gli avevo trasmesso.

Sono ritornata dopo quattro anni nello stesso posto, ho cercato Oto ma non sono riuscita a trovarlo. Volevo rivederlo, gli avevo portato dei doni appropriati alla sua età, avrebbe avuto circa dodici anni. Mi è stato riferito che lavorava nei campi con la famiglia…mi sono seduta nello stesso posto dove  conobbi Oto anni prima. Ho aspettato tanto ma lui non è venuto, con molta nostalgia ho ripreso il viaggio con un nodo alla gola.

Ho voluto scrivere la storia di Oto per raccontare la realtà di tanti bambini poveri che vivono in luoghi dove c’è tanta povertà, dove non esiste istruzione, dove il gioco non è permesso perché fin da piccoli sono costretti a lavorare, dove l’infanzia è violata. Ho voluto raccontare questa parte del mio viaggio con molta nostalgia, ogni luogo su cui passi ti lascia sempre qualcosa. Atitlán è OTO.

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