07Giu
2018

Gli occhi azzurri della principessa

Fiaba di: giovanni.casalegno

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La fiaba

Zarqa è una principessa infelice. Lei può avere tutto ciò che vuole: gioielli da sfoggiare durante le cerimonie, vestiti di seta e diamanti, cuscini ricamati con fili d’oro, giardini con i fiori più belli e più rari, sculture e arazzi degli artisti più prestigiosi d’oriente, cavalli maestosi, gattini bianchi da far giocare. Zarqa può avere tutto ciò che vuole ma non può vedere niente. Lei è cieca. La principessa più bella e più ricca di tutti i regni d’Oriente è cieca. Ma Zarqa non è nata così, lo è diventata a causa di un incantesimo.

Un pretendente rifiutato era figlio di un mago cattivo e chiese aiuto al padre per punire l’arroganza della principessa che aveva osato respingerlo, dicendogli che era troppo brutto per onorare la sua bellezza. Il padre gli consigliò di recarsi dalla Strega Gobba, con cui era alleato, e questa sentita la sua brama di vendetta, gli diede lo specchio del buio.

Questo specchio era tutto incorniciato d’oro finemente decorato e diamanti incastonati, ma possedeva un tremendo potere: cancellava la vista a chi si guardava attratto dalla propria bellezza. Così accadde alla Principessa Zarqa, che non fece in tempo ad ammirare a lungo il proprio volto dentro quella cornice preziosissima che tutto diventò nero. Il buio la catturò e la portò nel proprio territorio. I suoi occhi colore della pietra turchese smisero di illuminarle lo sguardo. Tutto diventò nero. Si svegliava al mattino e quando l’odalisca apriva la finestra entrava un sole nero. Usciva per passeggiare nel giardino fatto costruire appositamente per lei con migliaia di rose diverse che fiorivano tutto l’anno e ogni rosa era nera e nero era il profumo che emanavano. I cuochi di corte le preparavano i suoi cibi preferiti e ne inventavano di continuo di nuovi, ma tutti i piatti erano neri e tutti i gusti erano neri. Anche il suo pianto era nero e bagnava occhi diventati neri. Il suo pianto continuo la consumava e suo padre, che la amava più di ogni altra cosa, avrebbe dato il suo regno per vederla tornare felice. Chiamò a corte tutti i migliori medici, ma nessuno seppe cancellare il buio dagli occhi della principessa Zarqa. Chiese perdono al pretendente rifiutato e lo convocò e gli offrì ricchezze, ma questi rifiutò sdegnato, sempre più soddisfatto della propria vendetta. La offrì in sposa a chi fosse riuscito nella miracolosa guarigione. Si presentarono in molti, attratti sia dalla bellezza della ragazza sia dall’idea di diventare un giorno re di quel regno prospero.

Il primo fu uno studioso di medicina, un giovane allievo di Avicenna, che provò con impacchi di erbe e lavaggi con l’acqua del Nilo, ma fallì.

Giunse un guerriero, forse il più forte del regno, convinto di sconfiggere il buio della principessa con il fragore delle armi e le scintille del metallo contro il metallo. Ma la guerra portò soltanto altro buio, diverso.

Si presentò subito dopo un musicista, convinto di potercela fare. Con la sua lira aveva fermato i leoni, aveva interrotto una frana, bloccato una tempesta marina, ingentilito i serpenti, e dunque sperava di vincere anche la notte degli occhi della principessa. Suonò le sue melodie più dolci che abbattevano i muri e annullavano le distanze. Ma le sue note si spezzarono contro la barriera di tenebra che teneva rinchiusa la principessa.

Giunse infine un pittore, che la fece restare in posa per una settimana, e la ritrasse con tutto lo splendore della bellezza che i diamanti azzurri irradiano, ma il quadro dopo pochi minuti si sciolse sotto lo sguardo di tutti.

Il re si arrese dopo questo ulteriore fallimento e tornò sconsolato nei suoi appartamenti. Non vide l’arrivo di un giovane modesto che non portava con sé armi o altri strumenti, soltanto una piccola scatola poco spessa. Si fece portare un tavolino e si sistemò con un plico di fogli e una penna d’oca e una boccetta d’inchiostro. Arrivarono le guardie del re per chiedergli spiegazioni ed erano molto nervose perché la tensione che si viveva a corte era altissima ed il re era disperato. Il giovane semplice disse che voleva scrivere alla principessa e li pregò di lasciarlo fare.

«Principessa Zarqa questo inchiostro è per te, è del colore dei tuoi occhi. È nato da gocce di rugiada del cielo. Le ho raccolte quando si è messo a piangere per te per tutto il dolore che stai provando. Le mie parole, scritte con questo inchiostro che ho anche distillato da due fiori che somigliano ai tuoi occhi: la pervinca e la myosotis, saliranno fino a te.

Principezza Zarqa, ti scrivo con le parole pescate nel mare, perché anche questo blu dovrebbe aiutarti a riportare colore ai tuoi occhi sconfitti dal buio.»

Il giovane semplice scriveva pagine e pagine con quel suo inchiostro che mostrava tutte le sfumature: dal celeste al topazio, dall’acquamarina al ciano, dal fiordaliso al denim, dal cobalto all’oltremare. Scriveva parole colorate e le leggeva a voce alta e queste cominciavano a salire come palloncini. Quei suoni entravano  dalla finestra nella stanza della principessa e lei li ascoltò e pianse. Le parole blu le entrarono negli occhi e goccia dopo goccia lavarono tutto il nero e le restituirono la luce. Quando la principessa vide che il giovane semplice era anche molto bello fu doppiamente felice. E per tutta la vita continuò a scriverle parole con l’inchiostro intinto nel cielo, nel mare e nei suoi occhi per sempre felici.

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